25 settembre 2003
Un parco nel mare
UN PARCO PER LA LAGUNA DI VENEZIA, prima che sia troppo tardi. È la richiesta, inascoltata finora, degli ambientalisti veneziani, degli amanti della natura e dell'archeologia, delle persone di buon senso. Ma accade troppo spesso, in questo paese, che le bellezze naturali e culturali non siano difese né valorizzate, bensì dimenticate dalle istituzioni che dovrebbero proteggerle, e di conseguenza danneggiate o distrutte. Sembra incredibile, ma la Laguna di Venezia non è stata inserita nella legge che ha istituito i parchi nazionali, né la Regione Veneto ha mai messo in pratica politiche di protezione del suo ecosistema.
È per questo che il comune ha deciso di intervenire, e il sogno del parco naturale della Laguna di Venezia sta diventanto una realtà. Proteggerà 16 mila ettari di altissimo valore naturale, culturale, archeologico, intorno alle piccole isole di Burano e Torcello, e comprenderà le acque e le terre emerse tra il litorale adriatico e la terraferma.
Prima di tutto, il comune ha avviato la creazione di un'istituzione che gestirà il patrimonio immobiliare acquisito o in uso pubblico, le cosiddette isole minori, provenienti dal demanio militare, come la Certosa [40 ettari], e poi le ex fortificazioni e tenute agricole. In questi giorni il sindaco Costa ha emanato il bando per la raccolta delle candidature al consiglio di amministrazione della nuova istituzione, che si chiamerà del Parco della Laguna Nord.
Inoltre, la giunta ha approvato una variante al Piano regolatore generale della città, con l'inserimento del perimetro del Parco. La proposta sarà discussa con la popolazione, e alla fine dovrà essere approvata dal consiglio comunale e dalla regione.
L'approvazione del Parco della Laguna non sarà cosa facile: nel tempo dei condoni e delle grandi opere, l'unica salvaguardia che si riesce a pensare per Venezia riguarda le maxi dighe che sbarreranno il mare, altro che conservazione dell'ecosistema. Anche per questo, il Parco potrebbe invece rappresentare una vera e propria svolta nelle politiche urbanistiche veneziane, tutte rivolte all'acqua, mentre nulla è stato fatto per salvaguardare la laguna nella sua interezza. Contro il parco è già partita una campagna di quanti temono il disturbo portato alle loro attività: pescatori che usano strumenti non autorizzati, piccoli e grandi operatori turistici, cacciatori. Ma il tempo stringe, e la difesa della laguna è urgente: nel frattempo, l'area continua a essere depredata dei suoi tesori [i siti archeologici sommersi e semisommersi sono quasi trecento] devastata nel suo preziosissimo patrimonio floro-faunistico, stravolta nel suo ecosistema [per l'erosione del fondale lagunare dovuto soprattutto alla sua aratura per la pesca di molluschi e al traffico natante].
Di seguito, pubblichiamo una lettera-appello, già sottoscritta da un gruppo di esperti conoscitori di Venezia, a sostegno della istituzione del parco.
"Difendiamo la Laguna"Non possiamo più assistere oltre al processo di irreversibile degrado che sta subendo l'ecosistema lagunare. O meglio, ciò che ne rimane.
I motivi sono troppo evidenti al mondo per tornarci sopra. Si tratta di un ambiente naturale più che raro, unico nel panorama mediterraneo. Le sue caratteristiche geomorfologiche e biologiche collocano la Laguna di Venezia tra quei beni della biosfera che semplicemente devono essere tutelati. Il discorso si potrebbe chiudere qui e, terminata la catalogazione degli habitat, dei biotopi e delle specie della fauna e della flora secondo una metodologia scientifica che tenga conto del loro grado residuo di funzionalità biologica, si potrebbe consegnare il tutto ad una autorità deputata al loro vitale mantenimento.
Ma la storia della Laguna e le esperienze di decenni delle politiche di tutela dei beni ambientali in Italia e all'estero ci insegnano che i progetti di conservazione di aree fortemente antropizzate - per essere davvero efficaci - devono trovare una integrazione negli usi, negli stili di vita, nelle culture dei luoghi. Ciò è ancora più vero per la Laguna veneziana. Sappiamo che si tratta di un ecosistema naturale che si è mantenuto grazie a sapienti interventi artificiali. Sappiamo che per molti secoli si è verificata una fortunata coincidenza tra gli interessi economici delle popolazioni insediate e il mantenimento funzionale degli elementi tipici dell'ambiente lagunare.
Cultura e natura hanno convissuto e si sono co-evolute dando forma a quel mirabile arcipelago di isole che tutti conosciamo; intensamente edificate, incastonate in un arabesco di acque poco profonde e di terre anfibie; dove il libero gioco dei dinamismi erosivi e sedimentativi, delle energie delle maree e dei venti, ha generato barene mobili e velme meandriformi, solcate da canali, ghebi, laghi.
Sappiamo bene che l'epoca storica moderna è segnata da una grande invasività degli elementi tecnologici. Essi pretendono l'assoggettamento del territorio [oltre che degli stili di vita e dei consumi] e producono una grande quantità di inquinamenti. Il risultato è la banalizzazione dei luoghi, la svalorizzazione dei loro "statuti" identitari, lo "spaesamento" delle comunità locali. Basta guardarsi attorno nelle campagne della pianura padana per rendersi conto di quale potrebbe essere il "segno" del destino anche della laguna veneziana.
La preservazione dell'ambiente, per essere realmente efficace, deve quindi rientrare in un progetto integrato, a tutto campo - socio-economico, urbanistico, trasportistico - di sviluppo umano e di miglioramento della qualità della vita delle popolazioni insediate. Gli abitanti, i residenti, i cittadini sono il vero, possibile presidio contro usi impropri e devastanti degli spazi pubblici. Ciò passa attraverso un processo di apprendimento e di riappropriazione culturale dei valori ambientali fondativi storico-culturali del territorio e l'elaborazione di appropriate politiche di intervento pubblico partecipate, coinvolgenti ed inclusive. La nostra scommessa è che la ricerca di un interesse comune di tutti gli abitanti, non può - alla fine - che coincidere con la conservazione dei valori comuni che fanno del loro territorio un bene unico e irripetibile.
L'inserimento di una ipotesi di costituzione di un parco naturale, correttamente inquadrato nel contesto di una proposta di Variante urbanistica concernente la Laguna di Venezia, speriamo possa portare a concrete definizioni di efficienti strumenti di salvaguardia della laguna.
I primi firmatari:GIANFRANCO BETTIN [SOCIOLOGO E SAGGISTA],
VIRGINIO BETTINI [DOCENTE DI ANALISI E VALUTAZIONE AMBIENTALE
ALL'ISTITUTO UNIVERSITARIO DI ARCHITETTURA DI VENEZIA],
PIERO BEVILACQUA [STORICO E DOCENTE ALLA SAPIENZA DI ROMA],
VALTER BONAN [PRESIDENTE DEL PARCO DELLE DOLOMITI BELLUNESI],
MASSIMO COSTANTINI [DOCENTE DI STORIA],
VEZIO DE LUCIA [URBANISTA],
MARCO FAVARO [ECOLOGISTA],
MARINO FOLIN [ARCHITETTO E RETTORE DELL'IUAV],
STEFANO GUERZONI [BIOLOGO E RICERCATORE DEL CNR],
DANILO MAINARDI [ETOLOGO E DOCENTE DI ECOLOGIA ALL'UNIVERSITÀ CA' FOSCARI],
GIANNANDREA MENCINI [SAGGISTA ED ECOLOGISTA],
ANTONIO MARCOMINI [CHIMICO E DOCENTE DI ECOLOGIA ALL'UNIVERSITÀ CA' FOSCARI],
EDOARDO SALZANO [URBANISTA],
GIOVANNI SBURLINO [DOCENTE DI BOTANICA AMBIENTALE E APPLICATA],
TIBERIO SCOZZAFAVA [INGEGNERE AMBIENTALE],
GIAN ANTONIO STELLA [GIORNALISTA E SAGGISTA],
PATRIZIA TORRICELLI [DOCENTE DI ECOLOGIA ALL'UNIVERSITÀ CA' FOSCARI],
MICHELE ZANETTI [NATURALISTA ED AUTORE DI NUMEROSI STUDI SULLA LAGUNA],
GABRIELE ZANETTO [GEOGRAFO ALL'UNIVERSITÀ CA' FOSCARI].