27 maggio 2004
A chi serve la morte dell'urbanistica
di Paolo Berdini
Dopo oltre un decennio di disarmo culturale della sinistra tradizionale, è opinione diffusa che lurbanistica sia inutile. Nel clima di
cancellazione dei diritti e di ogni tipo di regola, è naturale che anche la pianificazione subisca un decisivo attacco. La vulgata che viene propagandata è che ogni intervento pubblico è inutile: meglio affidarsi al mercato, contrattando volta per volta i contenuti dei progetti.
È la linea culturale che si è affermata a Milano e seguita da molte amministrazioni progressiste, ad iniziare da Roma. I maestri
dellurbanistica italiana insegnavano invece che quella disciplina è strumento indispensabile a coloro che pensano che sia fondamentale affermare unidea comune della città, facendo prevalere gli interessi generali.
La rivista del comune di Roma, Capitolium, dedica il suo ultimo numero ad analizzare le dinamiche del quadrante ovest di Roma, quello verso il litorale. Diversi articoli dimostrano che in questa direzione si è realizzato - in maniera spontanea, e forzando il disegno del piano regolatore - il vero asse direzionale della città. Mentre si cancella il Sistema direzionale orientale e cioè il grande progetto di decentramento urbano che costituiva la spina dorsale del piano del 1962, ci si accorge che è stato realizzato -proprio nella direzione opposta- un sistema direzionale occidentale.
I sostenitori della scomparsa dellurbanistica potrebbero trarre la facile considerazione che quellidea di sviluppo della città era del tutto astratta, e non ha retto alla sfida della realtà: una ulteriore dimostrazione dellinutilità dellurbanistica. Ma è uningannevole scorciatoia.
A leggere correttamente la storia urbanistica romana, si arriva alla considerazione opposta: lo Sdo fallisce perché incompatibile con la speculazione fondiaria che ha condizionato incessantemente lo sviluppo della città.
La realizzazione del Sistema orientale sarebbe, infatti, dovuta avvenire attraverso lacquisizione pubblica dei suoli. Una normale prassi in uso nei civili paesi europei, che alle nostre latitudini appare eversiva. Le tappe della sostituzione dello Sdo con il sistema occidentale parlano chiaro. Agli inizi degli anni 80, con una specifica variante, si consentì alla compagnia di bandiera Alitalia di cambiare la destinazione di centinaia di ettari di terreni agricoli per costruire alla Magliana, lungo il tracciato dellautostrada che collega con laeroporto di Fiumicino, il proprio centro direzionale. Oggi - con ulteriori successive varianti - su quelle aree sono state realizzate la sede della Toyota, un grande quartiere residenziale ed è prevista lUniversità Luiss.
Alitalia, dunque, ha incamerato una rendita economica enorme. Negli anni 90, su due vicini comprensori che prevedevano modeste funzioni, furono realizzate le sedi del ministero della Sanità e di una grande struttura commerciale. Lesplodere di Tangentopoli fece fallire il trasferimento del ministero: oggi in quelledificio ha sede la Telecom. Anche la seconda vicenda fu oggetto di interesse della magistratura: oggi è tutto dimenticato e in quelle aree è prevista la nuova Fiera di Roma. Infine, in una estesa zona che oggi ricade nel comune di Fiumicino originariamente destinata ad attività produttive, è in avanzata realizzazione un nuovo quartiere residenziale e terziario.
Queste grandi realizzazioni sono di potenti gruppi economici e immobiliari: Alitalia, Francesco Gaetano Caltagirone per larea ex
ministero della Sanità; il gruppo Lamaro per la Fiera di Roma; un altro Caltagirone per le aree di Fiumicino. La temporanea morte dellurbanistica e il fallimento dello Sdo hanno dunque un colpevole preciso: la speculazione fondiaria. Lunica modernità che riescono a concepire i poteri forti del sistema Italia.