24 luglio 2003
Il tram dei rom
Tor de' cenci, sull'orlo di Roma, arriva finalmente la tramvia sognata per decenni, che renderà questo pezzo di periferia meno lontano dal resto della città. ma c'è' un problema: il municipio XII, di centrodestra, si oppone al progetto perché il tram «rischia» di portare gli zingari del campo nomadi fin sotto le finestre dei quartieri bene di Mostacciano e dell'eur. Il municipio anti-rom però ha un'idea: spostare il tram in piena campagna, dove non serve a nessuno
reportage di Vera Zasulic
Ogni giorno, a Roma, le persone che abitano l'immensa periferia si riversano nei centri commerciali e aziendali della città. Ma la periferia romana è simile a una mano priva delle sue linee. Niente solchi. E cioè niente metropolitane, tram e mezzi extra-urbani veloci. Su quella mano si tenta a volte di tracciare qualcosa, ma si possono incontrare impensabili chiusure. Per esempio, prendiamo i quartieri di Spinaceto e Tor de Cenci: 30 mila abitanti a sud di Roma, quattro chilometri oltre il Grande raccordo anulare. Da lì, per giungere alla fermata di metropolitana più vicina, allEur, cè una sola strada perennemente intasata, la Pontina, e due linee di autobus. Un percorso obbligato per migliaia di pendolari urbani, almeno unora di tragitto solo per guadagnare la metropolitana, e poi da lì chissà.
E pensare che per ottenere gli autobus i cittadini di Spinaceto e Tor de Cenci intrapresero molte battaglie, ed altre ancora si preparano ad affrontare. Il comune, con un finanziamento del ministero dei Trasporti, ha predisposto, finalmente, il progetto di una linea tranviaria su gomma che colleghi questi quartieri con lEur, attraversando altri insediamenti limitrofi. Ma su quel solco oggi riversano lo sguardo gli abitanti di quartieri «bene»: Mostacciano ed Eur. E allora il tram diventa un pericolo, che può disturbare la tranquilla vita di chi di una tramvia non sa proprio che farsene: perché il pendolarismo quotidiano non è legato allesigenza del lavoro, e da quelle parti si può pagare a cuor leggero per il parcheggio. Alla linea tramviaria, il progetto associa un grande parcheggio di scambio, limitrofo al campo nomadi di Tor de Cenci: questa è la goccia che fa traboccare il vaso, e la destra dei quartieri insorge contro il tram che rovina i quartieri, che trasporta estranei nelle strade agiate. E non estranei qualunque, ma il diverso per antonomasia nelle città, lultimo nella gerarchia sociale, lo zingaro, addirittura!
Lo spettro di un Rom si aggira lungo i quartieri attraversati dalla tramvia. Tanto che il Consiglio di quartiere di Tor de Cenci è arrivato a considerare questo un problema ostativo alla sua costruzione. E così il tram apre uno squarcio sulla situazione sociale del «miglior» campo nomadi romano. Sono invisibili, i Rom di Tor de Cenci. Invisibile è il villaggio situato lungo la via Pontina, occultato agli sguardi degli automobilisti. Ne delimita i confini una lunga recinzione. Allinterno convivono Rom bosniaci e macedoni.Il campo che non si vede
Il «villaggio» Rom di Tor de Cenci ha tre anni: è stato inaugurato il 10 agosto del 2000 dal comune di Roma, ed è affidato al municipio XII. Nel campo si trovano 55 «moduli abitativi», che è un modo elegante di dire container, comprensivi di servizi igienici. Secondo i dati dellultimo censimento, vi risiedono 278 persone. I 114 minorenni sono iscritti alle scuole del quartiere. Ogni mattina li portano a scuola tre accompagnatori Rom: una prima forma di autorganizzazione, sostenuta da Arci solidarietà, per risolvere il problema più sentito nel campo: «Il nostro vero problema è il lavoro spiega uno di loro, Ferid Seydi Senza, come facciamo a vivere? Come possiamo mantenere le nostre famiglie senza un guadagno? I miei figli vanno a scuola. Ma chi darà mai lavoro ad un Rom?».
Insieme ad Arci solidarietà, qui si inventano progetti per uscire dallemarginazione e darsi un futuro. Alcuni sono stati proposti al municipio, il dodicesimo, governato dal centro destra e presieduto da Paolo Pollak: ma è passato più di un anno e non cè stata nessuna risposta. Due, in particolare: si chiamano «Campo sportivo» e «Autogestione Rom», e prevedono laffidamento a personale interno al «villaggio» della gestione del campetto di calcio e della manutenzione delle aree comuni.
Inoltre, qui i Rom hanno fondato, insieme al comitato di quartiere di Tor de Cenci, una cooperativa, la «Future Service». Si offre per lavori diversi, di fatica, ma anche per la manutenzione dei giardini, la loro cura, e per i traslochi: ma ancora non basta, da sola.Ferid viene dalla Bosnia, da Vlasenica. Scappato dalla guerra nellex-Jugoslavia, si è dovuto adattare ad una situazione sconosciuta. In Bosnia lavorava, viveva nella casa della sua famiglia. «Ora sto in un container - prosegue - nellimmondizia, con i topi che si infilano sotto ai mobili».
Già, perché sono mesi che la derattizzazione non è realizzata nel campo, mesi che i vigili urbani non si vedono e mesi che il medico non visita, nel presidio sanitario. «Penso che sia meglio che una persona muoia, piuttosto che vivere così denuncia Ferid amaro Il municipio non fa niente. Per loro è meglio che il campo sia in condizioni sempre peggiori, per cacciarci tutti via».Il gioco dello scaricaRom
La politica del municipio a proposito del villaggio Rom di Tor de Cenci è inesistente: secondo gli amministratori del municipio se ne deve occupare il comune. Ma nella cassa municipale i soldi per le politiche sociali sono addirittura aumentati, rispetto al passato. In realtà si cerca, in questo modo, di rendere sempre più difficile lintegrazione dei Rom con il quartiere.
Il responsabile del campo ha recentemente dato le dimissioni dal suo incarico, e ora non cè più nessun rappresentante istituzionale che possa garantire una [seppur minima] forma di controllo sulle condizioni igienico-sanitarie. E pensare che cè chi crede che il pericolo peggiore sarebbe quello dei Rom in giro sul tram, per i quartieri bene.
Passate le elezioni provinciali, che a Roma sud hanno avuto al centro della discussione proprio la tramvia e la sua vicinanza al campo nomadi, il tram ha cambiato percorso. Dalle pagine del Messaggero, di proprietà del costruttore Caltagirone, il presidente Pollak ha spiegato lo storno del finanziamento su un nuovo progetto, naturalmente a favore delleditore della testata. Prevede di dirottare il tram «su zone dove non affacciano residenze». In campagna? Un ottimo investimento per le tasche dei cittadini. Anziché servire zone popolose e assediate dal traffico, sicuramente meglio far prendere il tram alle pecore, risollevando anche le sorti dellimprenditore Caltagirone. Per migliaia di pendolari di Tor de Cenci e Spinaceto, forse, il tram resterà davvero un desiderio.