04 marzo 2004

Primi spiragli per "Hotel Africa"


Ancora un passo in avanti per «Hotel Africa», il complesso di tre edifici situato all’interno del cantiere della stazione Tiburtina, occupato da più di un anno da circa quattrocento richiedenti asilo[soprattutto di origine africana] abbandonati in condizioni disumane.
Nelle ultime settimane, la rete di associazioni e realtà locali, nata sull’onda dell’inchiesta dal nostro giornale [Carta n.39], è riuscita a smuovere l’inerzia del comune e dell’assessorato competente. Dal punto di vista emergenziale, da due settimane, l’Ama [azienda romana della nettezza urbana] si sta impegnando in un intervento periodico di bonifica dell’area, di proprietà della Rete ferroviaria italiana [Rfi]. Contemporaneamente, l’assessorato alle politiche sociali, rappresentato dal tecnico Maurizio Saggion, conferma la disponibilità per l’attivazione di un servizio sanitario permanente. Ma la novità più importante è arrivata dal sindaco Veltroni in persona, il quale, dopo un incontro «franco e cordiale» con Medici senza frontiere [una delle poche organizzazioni umanitarie in prima fila nell’assistenza ai rifugiati], ha sollecitato direttamente la prefettura affinché convochi in tempi rapidi una sessione speciale della Commissione centrale, l’organo che esamina le domande per lo status di rifugiato politico.

Msf ha richiesto formalmente un incontro con la prefettura per concordare, d’intesa con le reti sociali, tempi e modalità della sessione giudicante, mettendo in chiaro la propria preferenza per una procedura «collettiva» tale da garantire criteri omogenei e «generali», slegati dal singolo caso. Nel frattempo, in pochi giorni, una squadra di vigili urbani, in collaborazione con Msf, ha completato il censimento di tutti gli abitanti dell’occupazione. In vista dell’incontro con la commissione centrale, Msf e Casa dei diritti sociali hanno deciso di organizzare gruppi di formazione che diano ai migranti le informazioni necessarie sui diritti e le tutele giuridiche previste dalle leggi nazionali e internazionali. La scorsa settimana, anche la portavoce dell'Unhcr in Italia [l’agenzia delle Nazioni unite per i rifugiati politici], Laura Boldrini, ha effettuato una visita nei depositi della stazione Tiburtina. Oltre a registrare le difficili condizioni di vita dei migranti, la Boldrini è tornata a «sollecitare una pronta approvazione della legge sui rifugiati». A tutt’oggi, i richiedenti asilo politico si concentrano a Roma perché nella capitale c'è l'unica commissione che rilascia lo status di rifugiato. «La legge in esame - ha detto la funzionaria dell’Onu - prevedendo finalmente anche la decentralizzazione delle commissioni in tutte le province, che aiuterebbero a migliorare sensibilmente la capacità di accoglienza dell'Italia».

In questa situazione, pende ancora la spada di Damocle dello sgombero, fissato ufficialmente dalla Rfi per la fine di marzo. Il comune ha garantito la proroga della data, almeno fino a giugno, e ha promesso che «nessuna persona sarà abbandonata a se stessa». Ma dove andranno queste persone, se le strutture d’accoglienza, secondo l’amministrazione, hanno pochissimi posti a disposizione? In questo scenario incerto, si pone il ventilato [dal comune] progetto di acquisizione di un’area all’interno del cantiere della Tiburtina, da adibire ad «albergo sociale» o «centro d’accoglienza». Su questo punto, la rete sociale che sostiene la lotta dei migranti ha deciso di aprire una vertenza con Rfi. Obiettivo, un «risarcimento» sociale e pubblico, in termini di servizi e di strutture d’accoglienza per i migranti e i richiedenti asilo, che compensi la comunità locale e cittadina delle speculazioni e delle rendite commerciali previste nel progetto dell’alta velocità.