29 gennaio 2004

Il sud ricomincia da Scanzano


Dopo aver tirato le conclusioni del workshop sul nucleare del Forum sociale mondiale di Mumbai, e dopo avere battezzato il network mondiale, «Anti nuclear alliance», il 15 febbraio, a una settimana dall’incontro nazionale dei social forum di Bologna, il movimento meridionale si incontrerà a Scanzano Jonico, lì dove il governo Berlusconi è stato sonoramente battuto e dove si dice sia nato un «nuovo meridionalismo».
«Diamo appuntamento a tutti al ‘campo base’ di Scanzano - ci racconta Gianni Palumbo, uno dei protagonisti delle mobilitazioni del dicembre scorso contro le scorie nucleari - È il momento di incontrare tutti coloro che si battono per un altro modello di sviluppo. Contro coloro chevogliono trasformare le aree industriali in poli energetici». La Basilicata, ad esempio, ha un fabbisogno energetico di quattrocento megawatt di energia elettrica, ma è previsto che diveni un polo energetico da 4-5 mila megawatt. A Pisticci, da un anno e mezzo è attivo il Comitato contro la megacentrale di Val Basento: «Grazie alle nostre mobilitazioni il progetto per una centrale che doveva produrre 1200 megawatt è stato ridimensionato per strada. Adesso si parla di costruirne una da quattrocento watt. Ma noi non ci stiamo e continueremo ad opporci al progetto», racconta Massimiliano Selvaggi, che è uno dei portavoce del comitato [maggiori informazioni sul sito www.allelamie.org].

L’appello che parte dal «campo base» della Comandanzia [come si definì il gruppo che fungeva da centro nevralgico delle mobilitazioni, con un ironico quanto sorprendente riferimento alla «comandancia» zapatista] è rivolto ai cittadini di Acerra che di battono contro gli inceneritori, ai comitati dell’alto Jonio cosentino che si oppongono alle centrali a turbogas [ e che hanno dato vita insieme ad altri comitati alla Rete ambiente Calabria], agli ambientalisti del pollino che si mobilitano per evitare la realizzazione dell’elettrodotto e ai tanti comitati che denunciano la cementificazione selvaggia delle coste meridionali.
Dopo le giornate contro il decreto del governo che volva piazzare le scorie Lucania, ai comitati antinucleare è rimasta la voglia di allargare l’orizzonte delle proprie attività, «Perché - spiega Gianni - è necessario ridefinire il concetto di ecologia, e mettersi in rete con altri vuol dire amplificare la nostra potenza. Oggi ci troviamo spesso a confliggere con le istituzioni locali, in particolare con la Regione Lucania, che favorisce gli accordi di programma del Cipe [il Comitato interministeriale per la programmazione economica, che dipende dal ministero dell’economia di Tremonti, ndr] per la cementificazione delle nostre coste ed è uno degli artefici delle centrali a turbogas, con Energia Spa [la società che gestisce l’approvigionamento energetico delle imprese che si è candidata a gestire le centrali, ndr]».

I lavori dell’incontro meridionale saranno organizzati in tree forum mattutini [che si terranno al «campo base» di Terzo Cavone ma anche dentro il paese] su questione energetica [turbogas, idroelettrico, inceneritori, energie alternative], nucleare e informazione indipendente. Nel pomeriggio ci sarà la grande assemblea plenaria, per definre le priorità di intervento, le strategie, e i possibili percorsi comuni dei movimenti meridionali.