3 luglio 2003


«Soggetto debole» a chi?
di E.V.

Una cooperativa di ex «assistiti», a Roma, è diventata una risorsa per il suo territorio.
Un esempio di buona politica locale, ma anche una storia di dignità, riscatto, professionalità

Le chiamano semplicemente categorie svantaggiate, e vuol dire: gente da assistere. Ex tossici, ex carcerati, persone con storie difficili alla spalle. Ma a volte, se le comunità locali sanno offrire loro speranze e opportunità, si rivelano risorse utili per tutti. Di questo si è parlato, il 26 giugno, in occasione del convegno «La città pubblica nello sviluppo locale - storia di una cooperativa sociale», promosso dal municipio X di Roma, che ha visto la partecipazione di amministratori locali, giuristi, associazioni, cooperative e comitati.Al centro della riflessione, l’esperienza della cooperativa che ha scelto di chiamarsi «Cantieri sociali». La sua storia è, prima di tutto, la storia di una scommessa di dignità e di riscatto, da parte di chi non ha voluto accettare le stigme di «soggetto debole» senza nessuna prospettiva di affermazione sociale ed economica.

La biografia di Claudio, presidente della cooperativa, sta lì a testimoniare il senso di questo percorso: un passato da tossicodipendente, qualche anno di carcere, l’esperienza in una [dignitosa] comunità di recupero e poi, nel 1999, a quasi quarant’anni, l’incontro con l’assistenza sociale pubblica. Questo incontro è stato reso possibile dalla delibera 154, e cioè una norma che mira a cancellare l’idea tradizionale dei sussidi a pioggia, privilegiando l’intervento integrato degli operatori sociali con l’obiettivo di migliorare la vita, anche dal punto di vista professionale, dei cosiddetti «disagiati».
Concretamente, si tratta di un sussidio di 250 euro al mese per lavori di utilità sociale, legate alla piccola e grande manutenzione di scuole, uffici, parchi. Un progetto che in poco tempo, al di là della scarsa remunerazione, si è rivelato efficace«sia dal punto di vista del recupero di autostima personale e delle relazioni sociali, sia per quanto riguarda la capacità produttiva in ambito di minuteria urbana», come ha spiegato il delegato del municipio X al bilancio partecipativo, il verde Giuseppe Mariani.

Accanto alla progressiva valorizzazione professionale [ben 7 mila interventi di manutenzione in tre anni di attività], si è assistito alla crescita di consapevolezza, in tema di diritti, delle persone impegnate nel progetto, che è riuscito a rompere i confini angusti dell’assistenzialismo. Racconta Sandro Medici, presidente del X municipio: «Abbiamo capito che il lavoro di queste persone era molto utile e prezioso per rispondere ai bisogni della comunità locale, e che quindi era doveroso da parte nostra permettere un ulteriore riconoscimento del loro ruolo».
Nel febbraio scorso si formalizza così, spiega ancora Mariani, «il passaggio dall’esperienza dalle ‘attività socialmente utili’ [Asu] alla costituzione di una impresa sociale che lavora negli interstizi dell’azione pubblica del municipio, anche in rapporto con il mercato». Una scelta che vuole dare corpo al cosiddetto «welfare comunitario», quel sistema di tutele e di relazioni solidali che intende connettere protagonismo sociale, buona amministrazione locale e dinamiche economiche sostenibili per l’intera comunità.

Due i risultati politici rilevanti della giornata: da una parte, l’impegno assunto dai consiglieri comunali Maurizio Bartolucci [Ds] e Nunzio D’Erme [indipendente eletto nelle liste di Rifondazione] di presentare una proposta di modifica del bilancio comunale, in grado di sburocratizzare l’accesso ai finanziamenti per le opere di manutenzione urbana e di valorizzare percorsi produttivi locali; dall’altra, la proposta dell’assessore comunale alle politiche sociali, Raffaella Milano, di avviare la revisione della delibera 154, adeguandola alle trasformazioni del mondo del lavoro, inventandosi nuove forme di sostegno, anche alla luce delle esperienze «felici» come quella dei «Cantieri sociali».