27 novembre 2003

I senza casa d'Europa

di Giuliano Santoro


Si trovavano in una [ex] casa occupata, la mattina del 18 novembre, ed è stato allora che i carabinieri hanno osservato un minuto di silenzio. È successo a Treviso: i carabinieri ricordavano i caduti di Nassiriya durante lo sgombero degli stabili dell’ex ospedale psichiatrico Sant’Artemio e dell’ex convento dei Sacramentini di Casier, davanti ai migranti che avevano fermato. E che non erano molti, perché la maggior parte di quelli che abitavano nelle palazzine occupate, nella città dello "sceriffo" leghista Gentilini [quello che auspicò il ritorno dei "vagoni piombati"], erano usciti presto per andare a lavorare in qualche azienda del "miracolo del nord-est". A pochi chilometri da Treviso, giovedì 27 e venerdì 28 novembre si terrà il vertice europeo dei ministri sulle politiche abitative, nell’ambito del semestre italiano di presidenza dell’Unione. Per capire di quale problema si tratti, agli sgomberati di questi giorni bisogna aggiungere i circa tre milioni di persone che, in Europa, non hanno una casa, e i settanta milioni che vivono in alloggi inadeguati alle loro esigenze. Una nazione più popolosa dell’Italia intera: uomini, donne e bambini in emergenza che non trova posto nei principi del Trattato costituzionale europeo.

"Abbiamo assistito con sconcerto al dibattito sulla futura Costituzione europea che, se approvata, segnerebbe un passo indietro rispetto ai diritti sociali, in particolare il diritto alla casa, già riconosciuti dalla Convenzione internazionale sui diritti economici, sociali e culturali e dalla legislazione di numerosi paesi europei", si legge nell’appello che la coalizione internazionale Habitat ha promosso in vista del vertice di Padova, e che ha raccolto centinaia di firme di amministratori ed enti locali, deputati, sindacalisti, associazioni. Una mobilitazione, quella di Padova, che è stata accolta dall’assemblea conclusiva dei movimenti sociali del Forum sociale europeo: Padova diviene il primo appuntamento del movimento antiliberista dopo il Fse.
"Il Forum sociale europeo è stato molto importante. Già a Firenze decine di persone avevano partecipato al seminario sul diritto alla casa, ma a Parigi le adesioni sono state ancora maggiori – racconta di ritorno dalla Francia Vincenzo Simoni, segretario generale dell’Unione inquilini - Abbiamo potuto incontrare i movimenti per la casa e i sindacati degli inquilini europei e dal confronto arrivano sempre occasioni di crescita e rilancio. Non c’è dubbio che il movimento cominciato a Seattle e i social forum siano stati un momento di svolta anche per noi".

Inquilini di tutta Europa

A Parigi, i rappresentanti dei sindacati degli inquilini tedeschi e francesi hanno fatto capire come questo modello di Europa, da quelle parti, sia giudicata una iattura: "In fatto di garanzie e rispetto dei diritti hanno tutto da perdere e nulla da guadagnare - dice Simoni - In Francia ci sono quattro milioni di case popolari, quasi cinque volte le nostre. Lì la casa è vista come un problema sociale e non come una faccenda privata. La Cnl, il sindacato degli inquilini francese, ha ottenuto che nei consigli d’amministrazione degli istituti di edilizia popolare ci siano i rappresentanti degli abitanti, che vengono eletti direttamente dagli inquilini. Un’esperienza che proporremo di sperimentare anche nella gestione dell’Istituto autonomo case popolari di Roma. Il nostro obbiettivo è far diventare il diritto alla casa un diritto fondamentale: cosa c’è di più legato alla vita del luogo in cui si abita? Proponiamo che almeno l’uno per cento del bilancio nazionale venga destinato alle politiche abitative: si tratta più o meno di un milione e 800 mila euro. Non è una cifra astronomica, perché fino al 1998 erano poco più di due milioni. In Italia, le case in affitto sono circa quattro milioni, una delle quote più basse d’Europa, mentre il patrimonio di edilizia residenziale pubblica consiste in circa 800 mila alloggi" conclude Simoni.
La vera posta in palio è la costituzione di un Fondo sociale europeo dell’abitare, che riesca ad avviare politiche abitative credibili: in particolare, da tre anni il terribile connubio tra la speculazione finanziaria e quella edilizia sta creando danni sociali enormi, tanto da far naufragare qualsiasi ipotesi di controllo del costo delle abitazioni private. Inoltre, nei paesi dell’est europeo che si affacciano all’Unione europea, sta esplodendo un’altra emergenza: le case costruite durante il "socialismo reale" sono state comprate dagli abitanti ma stanno cadendo a pezzi, tanto da rendere indispensabile un finanziamento straordinario per la riqualificazione [sarà questa la missione dei ministri dei paesi orientali al vertice di Padova].

Agente immobiliare al governo

A rappresentare l’Italia al vertice sarà il viceministro per le infrastrutture con la delega alle questioni abitative, che prima di essere eletto faceva, ebbene sì, l’agente immobiliare. A detta di chi si occupa di politiche abitative, il geometra Ugo Martinat, deputato piemontese di Alleanza nazionale che a Torino ricordano come "mazziere" del Fronte della gioventù, non sembra accorgersi delle 474 mila famiglie italiane a basso reddito [meno di 13 mila euro lordi all’anno] che sono costrette a versare oltre il 35 per cento del loro reddito per l’affitto; del 19 per cento di famiglie italiane in affitto che dispone di un reddito inferiore ai 10 mila euro all’anno e del 37 per cento di famiglie in affitto costituito da anziani, il cui reddito è assicurato solo dalla pensione, mentre il 29 per cento comprende almeno un disoccupato.L'Unione inquilini ha promosso una mozione parlamentare in cui si denuncia chiaramente la sofferenza abitativa nel nostro paese. I dati sono drammatici: più di 2 milioni e 300 mila famiglie con redditi sotto il livello di povertà si contendono gli 800 mila alloggi pubblici; negli ultimi dieci anni la percentuale di giovani tra i 18 e i 34 anni che vivono con i genitori è aumentata del 7 per cento; più di 210 mila famiglie vivono in condizione di sovraffollamento.
Queste situazioni di disagio vi sono anche nella città ospite del vertice [dove governa la destra, che alle ultime elezioni ha persino
accettato un patto di desistenza coi neonazisti di Forza nuova]. "In questi anni a Padova la risposta al bisogno di un’abitazione è stata insufficiente – ha spiegato Gianna Benucci, dell’Associazione per la pace di Padova - Ci sono molte persone, sia italiane sia straniere, in attesa di poter avere una casa con un affitto sostenibile, di poter comperare una casa senza dover sottostare ad immobiliari e banche [la cui usura è legalizzata], di vivere in quartieri decenti, sani, compatibili con le esigenze ambientali".
E infatti, a fianco delle mobilitazioni di Habitat [che prevedono tavoli di discussione e una "piazza tematica" ] ci sarà la contestazione al vertice da parte di Padova in Action, uno " spazio pubblico temporaneo e senza copyright", che ha indetto per il 27 novembre un presidio in Piazza delle Erbe, "per mantenerla libera dai ministri ai quali diciamo di andarsene altrove". Il giorno successivo, dall’alba, "blocco e resistenza pubblica allo sgombero di case occupate" a Padova e Marghera, cui seguirà una giornata di mobilitazione contro il vertice, anche in polemica con alcuni firmatari del cartello internazionale Habitat, accusati di "elemosinare" spazi di interlocuzione con un vertice "illegittimo".

Nelle settimane scorse, gli attivisti dell’Agenzia sociale per la casa, gli stessi che stanno promuovendo Padova in Action, sono stati al centro di vari provvedimenti giudiziari: 63 persone [studenti, giovani, lavoratori e militanti dei centri sociali del nord-est, ma anche famiglie di occupanti] sono state accusate di "associazione per delinquere, per aver programmato, pianificato e messo in atto occupazioni di case, con tanto di rottura di sigilli di abitazioni sgomberate su ordine della magistratura o poste sotto sequestro, violenza privata e resistenza a pubblico ufficiale". Una vicenda che ricorda molto l’indagine su Action a Roma, accusata di "associazione a delinquere per il danneggiamento del patrimonio immobiliare". E Luca Casarini e Michele Valentini, del centro sociale Rivolta, hanno ricevuto il foglio di via da Padova. L’intenzione dichiarata è quella di disobbedire "a queste imposizioni che limitano la democrazia per tutti".