25 marzo 2004

Scheda

La privatizzazione dell’acqua in Toscana fa passi da gigante. L’acqua della regione è gestita, come prevede la legge Galli, in sei diversi Ato [Ambito territoriale ottimale], cioè sei ampie zone che non corrispondono necessarimente alle amministrazioni provinciali: la Toscana del nord e Lucca [Ato 1], Pisa e il basso Valdarno [Ato 2], Firenze e il medio Valdarno [Ato 3], l’alto Valdarno, Arezzo e parte della provincia di Siena [Ato 4], Livorno e la costa toscana [Ato 5], Grosseto e la provincia di Siena [Ato 6].
Ogni Ato ha una propria sede, uno o più consigli di amministrazione e il proprio personale. Quelli del Tavolo toscano contro la
privatizzazione dell’acqua, nel loro dettagliatissimo rapporto «Il modello toscano», scaricabile dal sito www.nopriv.net, spiegano che già questo modello organizzativo ha una chiara motivazione: «È evidente che la scelta di costituire degli Ato ‘pesanti’ è giustificata solo se si decide di affidare la gestione del servizio idrico a un soggetto privato, mentre può apparire sovrabbondante qualora si decida di affidare la gestione a un soggetto totalmente pubblico, senza peraltro nessuna garanzia sulla reale efficienza tecnica».
Per esempio, nel solo ambito di Arezzo la gestione dell’acqua è affidata a tre diversi consigli di amministrazione; ancora, nel rapporto del Tavolo toscano contro la privatizzazione dell’acqua si legge: «I trenta consiglieri hanno un costo complessivo annuo di 378 mila euro, che direttamente o indirettamente ricade sulle bollette».
Nel nord della Toscana [Ato 2], l’ingresso dei privati è già stato effettuato da tempo. La gara ha portato alla cessione del 45 per cento delle quote azionarie, al prezzo di 19 miliardi di lire, a una cordata capeggiata dal Gruppo Acea, con Ondeo [gruppo Suez-Lyonnaise des Eux], Gruppo Caltagirone, Monti dei Paschi di Siena. Il 55 per cento è invece gestito, dalla fine del 2001, da Gea spa [Pisa], Publiservizi spa di Empoli, Cerbaie spa di Pontedera, Coad spa di Pescia, Aquapur spa di Capannori [Lucca].
Per vent’anni, a partire dal gennaio del 2002, Acque spa gestirà il servizio idrico integrato, e cioè l’acquedotto, la fognatura, la
depurazione dell’acqua, in un’area popolata da più di 700 mila abitanti. La rete fognaria misura 2.500 km e comprende 162 impianti di depurazione. Su nove menbri del consiglio d’amministrazione, cinque sono eletti dai comuni e quattro dal socio privato, che però sceglie anche il nome di chi ricopre il ruolo più importante, e cioè l’amministratore delegato.
Da quando Acque spa si è insediata, la popolazione ha subito forti disagi, soprattutto per l’uso di forti quantità di biossido di cloro per la disinfezione dell’acqua. Le bollette in media sono aumentate del 24 per cento, e in alcuni comuni addirittura del 120 per cento.
Altro esempio già avviato di ingresso dei privati nella gestione dell’acqua riguarda Arezzo e l’alto bacino dell’Arno, nel cosiddetto Ato 4, dove questa scelta è stata fatta per la prima volta in Italia e con un iter che non è stato affatto trasparente e che non ha coinvolto in nessuna fase la popolazione. La gara è stata vinta nel ‘99 dalla Nuove Acque spa, società mista nella quale il soggetto privato [che detiene il 46 per cento della proprietà] è un consorzio guidato [di nuovo] dalla multinazionale francese Suez lyonnaise des eaux, e comprende anche l’Amga di Genova e la Banca popolare dell’Etruria e del Lazio. Le bollette sono state, subito dopo il cambio di gestione, molto più alte che nel passato. Anche perché il calcolo delle tariffe prevede una definizione minima di cento metri cubi d’acqua l’anno; per cui, anche se si consuma meno acqua, se ne pagano cento metri cubi. È un invito ufficiale a sprecare l’acqua.
La Nuove acque spa fornisce 350 mila persone e lo farà per altri vent’anni.