27 novembre 2003

Bruciati nell'amianto

di Paolo Berdini

Che il destino delle città sia indissolubilmente legato ad una struttura economica in grado di creare opportunità di lavoro è cosa nota. Il meccanismo ha funzionato più o meno bene sul continuo sviluppo delle capacità produttive. Oggi viviamo un periodo segnato da un profondo ripensamento dei presupposti con cui è avvenuto lo sviluppo, a partire dal saccheggio delle risorse naturali e dalla distruzione dell’ambiente.
Che in questo quadro problematico ci siano ancora pifferai che cercano di candidare il futuro delle città sullo smaltimento dei rifiuti nucleari, non lo credevamo possibile. Ma ci illudevamo.

Alcuni quotidiani hanno infatti puntualmente "lanciato" una notizia in grado di tagliare le gambe alle proteste che dilagano a Scanzano Jonico da quando si è saputo che il governo ha deciso di localizzarci una discarica di scorie nucleari. La notizia riguarda una città statunitense, Carlsbad, situata in una zona desertica del New Mexico. La città conta 27 mila abitanti e sta vivendo dagli anni ’90 una profonda crisi economica, legata alla crisi dell’industria della produzione di fertilizzanti in agricoltura. Afferma il sindaco [democratico, ma evidentemente di sicura fede sviluppista]: "Abbiamo deciso di reinventarci un futuro, mettendo a disposizione del ministero dell’Energia la nostra miniera di salgemma. E trasformandoci nel centro mondiale del know-how atomico".
Carlsbad diviene il sito per una enorme discarica di scorie nucleari. Queste vengono chiuse in appositi contenitori di acciaio inossidabile che, una volta sigillati, vengono calati nel cuore della terra, a cinquecento metri di profondità. Quelle schifezze provengono da 23 siti militari americani. Finora, dopo soli quattro anni di funzionamento, sono scomparsi nelle vecchia miniera qualcosa come 41 mila bidoni: se moltiplichiamo questo numero per il contenuto [circa 220 litri ciascuno] si raggiunge il totale di 10 mila litri. Una piccola cronaca degli orrori, che dovrebbe far immediatamente pensare alle irreversibili conseguenze per l’ambiente.

Invece no. Gli articoli parlano esclusivamente delle magnifiche sorti prodotte sul futuro della città: lavoro sicuro, oltre 1700 impiegati a tempo pieno, alberghi, terziario in espansione, guadagni per tutti. Tutto viene dipinto di rosa. Il fatto che cresceranno inevitabilmente malattie gravissime in particolare per le nuove generazioni, non viene neppure accennato. Quello che conta è soltanto l’orizzonte dello sviluppo economico, null’altro.
Gli abitanti del piccolo paese lucano sono dunque avvertiti: tra qualche tempo inizierà ad essere costruito il "consenso" all’ipotesi di realizzazione della discarica, partendo proprio dagli effetti benefici per l’economia. Si giocherà insomma una partita sporca, condotta da una cultura al tramonto, che elude il tema dei limiti dello sviluppo e pubblicizza soltanto i meri fatti quantitativi. La loro forza è enorme.

Si pensi che il generale Jean, e cioè colui che conduce le politiche per localizzare la discarica, non è soltanto il commissario straordinario per lo stoccaggio delle scorie. È anche il presidente della Sogin, la società incaricata di effettuare lo smaltimento: un incredibile caso di commistione tra interessi pubblici e privati. Ma questa scandalosa realtà non è stata denunciata dalla gran parte della stampa: la ragione sta nel fatto che tra un po’ suoneranno la grancassa dicendo che la Sogin aumenterà l’occupazione.
Nascondono il fatto principale, e cioè che si creerà un deserto in ogni altro settore produttivo che può invece essere il pilastro per uno sviluppo differente. Dobbiamo dunque saper contrapporre un’economia basata sulla qualità, sulle energie rinnovabili, sulla tutela dell’ambiente, sul rispetto della natura.
Concetti lontani dalla pericolosa struttura di potere che sta portando avanti l’ipotesi della discarica