27 novembre 2003
Bruciati nell'amianto
di Emiliano Viccaro
Via dell'Arco di Travertino è la strada che collega le consolari Appia e Tuscolana, dove Roma finalmente inizia a respirare lasciandosi alle spalle il traffico del centro: una zona di giardini, piccoli parchi, qualche azienda di rottamazione, terreni abbandonati e un piccolo campo rom vicino alla metropolitana, ma anche un luogo dinsediamento delle rinomate fonti dacqua minerale dellagro romano. Qui si celebra ancora il vecchio rito del rifornimento dell"acqua che fa bene".
Proprio allinizio della via, in un campo nei pressi delle fungaie [che da qui, sottoterra, giungono fino al Quadraro e sulla via Casilina], nella notte del 20 novembre, quattro rumeni sono morti e due sono rimasti gravemente feriti per lincendio della baracca nella quale vivevano, ricavata allinterno di unex cella frigorifera. Una condizione di vita miserevole, senza luce e acqua, in una "casa" fatta con pezzi di amianto e colma di materiali facilmente infiammabili: un mozzicone di sigaretta o una candela hanno fatto da miccia. I due feriti hanno dato lallarme, per gli altri non cè stato niente da fare: tre sono morti asfissiati e uno carbonizzato.
Una notizia che non ha scalfito il clima ipocrita e patriottardo dei tricolori a lutto per la strage di Nassirya; anzi, il messaggio a cui si è alluso da più parti dice che in fondo "i rumeni se la cercavano, erano clandestini". Pochissime le voci stonate che hanno espresso sdegno e denunciato le responsabilità politiche per una morte annunciata: la Caritas, la comunità di Sant' Egidio, qualche esponente dei Verdi e di Rifondazione, i soliti "no global". Giornali e televisioni hanno parlato di "tragedia", "terribile incidente", "tragica fatalità". Come se la clandestinità fosse unaggravante a carico delle vittime.
Lasciando da parte la noia dei media ufficiali, si scoprono cose interessanti. Il terreno su cui nasce la baracca appartiene alla società Ars Latina srl, proprietaria di altri terreni tra i municipi IX e X. Nel marzo del 2001, la zona viene posta sotto sequestro per inadempienze di gestione in termini di sicurezza e messa a norma dellimmobile. Dopo nemmeno un mese, un grave incendio, non si sa se doloso o accidentale, porta ad una nuova diffida nei confronti della società. Alla fine dello stesso anno, una perizia tecnica del comune stabilisce la pericolosità statica dellimmobile cui fa seguito unordinanza del sindaco che intima alla proprietà la messa a norma di tutto il terreno. Si arriva così allagosto dello scorso anno, quando lArs certifica la risoluzione tecnica dei problemi di sicurezza.La domanda, direbbe qualcuno, sorge spontanea: chi ha certificato cosa? E quale responsabilità, politiche e legali, hanno le amministrazioni pubbliche?
Il social forum locale e Rifondazione denunciano la totale assenza di una politica di accoglienza e di sostegno per i migranti. Solo qualche mese fa, davanti alle sollecitazioni un po razziste di un comitato locale che denunciava la presenza "ingombrante" di alcuni migranti nel vicino parco della Caffarella, lamministrazione prometteva solo un intervento repressivo. A distanza di una settimana dal rogo, lunica proposta prodotta dalla giunta è stato linvito a un confronto pubblico sui migranti, alla locale rete per i diritti di cittadinanza, che raccoglie associazioni, gruppi e forze politiche impegnate nel sociale.
Restano le parole sconsolate di un appuntato dei carabinieri della stazione Tuscolana che ci ha confidato il disgusto per la
rappresentazione mediatica dellevento: "Non riesco a capire come, a pochissime ore dal fatto, alcuni notiziari televisivi [Tg2 della mattina, n.d.r.] abbiano affermato che la causa della strage fosse una lite tra i rumeni. Io so soltanto che abbiamo portato via quattro cadaveri e due feriti in gravissime condizioni e che non abbiamo trovato nessun segno di colluttazione. Come è stato possibile, dunque, fare certe affermazioni?".