16 ottobre 2003

Il Portacenere

di Rosa Mordenti

Scordatevi il riciclaggio, la riduzione dei rifiuti, la raccolta differenziata, il riuso. In Italia nel 2003 i rifiuti si trattano esattamente come nel medioevo: li si brucia. Dovunque nel paese sembra che l'unica via d'uscita per lo smaltimento sia l'inceneritore. E mentre dove già gli inceneritori ci sono, i cittadini, i comitati, le associazioni ne chiedono a gran voce la chiusura, dove non ci sono gli amministratori ne vogliono costruire di nuovi. Lo vogliono fare quelli di centro-sinistra e quelli di centro-destra. L'inceneritore è trasversale.Prendiamo la provincia di Genova. Lì solo Rifondazione, e neanche tutta, per la verità, si oppone alla costruzione di un nuovo inceneritore, sul quale sono apparentemente tutti d'accordo, anche se resta da decidere dove metterlo. I comuni della provincia, che sono 67, devono individuare il luogo entro il 31 dicembre: se non lo fanno, arriva il commissariamento della Regione. All'inizio si era paventata la proposta del porto di Genova; ma sembra che non vada per la maggiore, anche in seguito alle proteste dei cittadini. Poi è emerso Lumarzo, ma la Regione è contraria. Ora si parla di Scarpino, ma lì bisognerebbe costruire una nuova strada che per ora non c'è.

Un inceneritore produce due cose: cenere, appunto [che in Italia finisce a sua volta nelle discariche, mentre in altri paesi, come la
Germania, viene usata per fare ad esempio il cemento, o il gesso] e fumo. Un fumo spesso, denso di veleni, come quelli prodotti dalla combustione della plastica, per capirci. I veleni finiscono nei polmoni di quelli che hanno la sventura di abitare nelle vicinanze. Gli esempi, purtroppo, non mancano. Il più recente riguarda l'impianto del Pollino, in Toscana, che ha sei anni e non trenta, e che è stato riaperto, dopo un periodo di chiusura, il 5 agosto scorso. Nonostante le rassicurazioni del presidente della Regione Toscana, Claudio Martini, già a metà settembre le analisi hanno rilevato nell'aria la presenza fuori legge di fenoli e diossine, e così il primo ottobre la provincia di Lucca ne ha ordinato di nuovo la chiusura, per quindici giorni. Poi si vedrà. E che dire di Acerra, dove per fermare l'inceneritore voluto a tutti i costi dal governatore Bassolino i cittadini hanno addirittura occupato le strade, mesi fa, per diversi giorni?

Spazzatura sotto la Lanterna

Anche a Genova le difficoltà non mancano. Il comitato di "saggi" nominati dalla provincia per fornire indicazioni sulle caratteristiche dell'impianto e sulla sua localizzazione, si è spaccato alla metà di settembre. Era formato da tecnici della provincia, dall'assessora all'ambiente Renata Briano, che lo presiedeva, da tre esperti riconducibili all'area ambientalista [Valerio Gennaro, Attilio Tornavacca, Aldo Jacomelli] e da Carlo Plenda, Pietro Canepa, Paolo Momigliano. Quest'ultimo è il presidente dell'Amiu, l'ex municipalizzata oggi società per azioni che gestisce la spazzatura genovese. È proprio su una sua proposta che il comitato si è spaccato. Momigliano nella sua relazione ha infatti scritto che sulla dimensione dell'impianto "il criterio è del tutto analogo a quello di qualsiasi impianto industriale".

Cioè, più grande è, meno costa. Il fatto è che bisogna coniugare "il rispetto dell'ambiente con i costi di gestione". "La grossa taglia", ha scritto ancora Momigliano, "costituisce un importante elemento di sicurezza del sistema su scala regionale". La relazione di Jacomelli, Tornavacca e Gennaro puntava, invece, sulla separazione tra rifiuti secchi e umidi, e su un impianto di incenerimento detto "a letto fluido", capace di bruciare solo il secco. Quindi prevedeva una destinazione alternativa per "l'umido", e cioè la sua trasformazione in "compost", il fertilizzante ottenuto dai rifiuti. La provincia deve ancora pronunciarsi, su questi due distinti documenti, ma nel frattempo Momigliano impazza su tutti i giornali locali e continua a raccogliere attorno alla sua proposta molte adesioni. La linea del signor Momigliano sarebbe, quindi, quella di costruire un inceneritore enorme, "a griglia" ,[capace di bruciare il secco e l'umido senza noiose e costose distinzioni] dove spedire tutto ciò che non viene riciclato in altro modo e che arriva anche da Savona e da La Spezia.

Allora vediamo cos'è che può essere smaltito in altro modo, a Genova. Spiega Giacomo Conti, segretario regionale di Rifondazione in Liguria, che la città "è la maglia nera della raccolta differenziata nel nord Italia". I dati sono quelli di Legambiente, presentati il 18 settembre scorso in occasione della nona edizione del premio ai "comuni ricicloni". Genova raggiunge il 12,1 per cento di raccolta differenziata, al di sotto della media nazionale, che è tutto dire, e che arriva al 14,4 per cento. A Bergamo, per esempio, la percentuale è del 41 per cento, del 40,60 a Reggio Emilia, del 27,40 a Milano. Il dato interessante è che sotto la Lanterna la percentuale è addirittura diminuita: due anni fa era del 17 per cento. L'idea di bruciare "ciò che resta dalla raccolta differenziata", quindi, non è molto incoraggiante. Meno male che l'assessora all'ambiente Briano ha rassicurato i cittadini dalle colonne del Corriere Mercantile: "Non c'è dubbio che si debba intervenire per migliorare, magari pensando anche ad una diversa organizzazione del sistema di raccolta. Intanto noi abbiamo delle risorse che utilizzeremo per fare una campagna di sensibilizzazione proprio su questo tema". Sapete a quanto ammontano, "le risorse"? Cento milioni di vecchie lire.

Spiega ancora Giacomo Conti che "l'inceneritore farebbe di Genova la pattumiera di tutta la Liguria", e che un impianto di grandi
dimensioni non sarebbe affatto necessario. "Su questo tema il centro-sinistra ragiona esattamente come il ministro di An, Matteoli. Cioè con la filosofia delle grandi opere, dei mega-impianti". Un'altra strada ci sarebbe, a volerla percorrere: "ridurre i rifiuti all'origine, aumentare la raccolta differenziata, sviluppare il riciclaggio", continua a spiegare Conti. "Il mega-impianto capovolge questa logica e chiude con ogni altra ipotesi di gestione dei rifiuti. A Brescia c'è un inceneritore come quello che si vorrebbe costruire nella provincia di Genova. E lì la raccolta differenziata è scesa dal 30-35 a meno del 20 per cento".