24 giugno 2004
Millennium Ameno
di E.V.Poggio Ameno è un quartiere residenziale della periferia sud di Roma, a ridosso delle grandi strade, la via Laurentina e la via Cristoforo Colombo. Diciassette palazzine [le torri, le chiamano gli abitanti], tagliate in due da via di Grotta Perfetta, budello dasfalto che si spinge fino alla campagna dellArdeatina. Il paesaggio ricorda lo scenario surreale dellultimo romanzo di J. G. Ballard, «Millennium people», che racconta la crisi del ceto medio inglese e la rivolto di un ghetto residenziale londinese.
Trentanni fa, Assicurazioni Generali decise di investire nel mattone, costruendo da queste parti un complesso edilizio da offrire in affitto, principalmente, ai propri dipendenti. Un quartiere tranquillo, perfetto per quella media borghesia che sceglieva di allontanarsi dal caos urbano. Ma, allinizio dellanno, arriva il terremoto: una lettera di poche righe, a tutti gli inquilini, annuncia il cambio di proprietà. Lagenzia immobiliare Esedra srl di Vigevano [Pavia] subentra alle Generali, senza chiarire nulla sul destino degli inquilini. La notizia travolge antiche sicurezze, spinge la gente alla mobilitazione: nasce il «Comitato inquilini Poggio Ameno 15 gennaio». Nel giro di pochi giorni, si scopre che la regia delloperazione è in mano alla Pirelli Real Estate, società capofila nei processi di cartolarizzazione del patrimonio immobiliare pubblico. Alessandra, 37 anni, laureata in filosofia, segretaria amministrativa alluniversità e presidente del Comitato, la incontriamo davanti a una delle «torri», e subito assaggiamo il clima. Insieme alla nostra fotografa, proviamo a salire sulla terrazza delledificio per avere una visuale dinsieme del quartiere, ma uno zelante e un po aggressivo custode nega laccesso, serve lautorizzazione della proprietà. Solo al terzo tentativo, con la complicità di un inquilino, riusciamo a salire.500 in assemblea alla parrocchia
Racconta Alessandra: «È stato un fulmine a ciel sereno. Per tanti anni abbiamo pagato affitti sempre più onerosi, acconsentendo a tutte le richieste della proprietà, convinti comunque di conservare il nostro diritto alla casa. Allimprovviso, veniamo a conoscenza di unoperazione che, di fatto, mette sul mercato i nostri appartamenti, senza sapere a quali condizioni e con quali tempi. Per questo ci siamo organizzati nel Comitato e abbiamo preso contatti con le altre associazioni cittadine che si battono per il diritto alla casa».
Alla prima assemblea pubblica, il 15 gennaio scorso, circa 500 persone affollano la sala della parrocchia, affittata per loccasione [in seguito, sarà il municipio locale ad ospitare gratuitamente gli incontri]. Sono professionisti, insegnanti, dirigenti dazienda; nella stragrande maggioranza, un mondo distante, per biografia e cultura, da qualsiasi forma di attivismo politico o sociale. «In quel primo incontro continua Alessandra decidiamo di formalizzare il Comitato, con tanto di statuto e sede legale, lassemblea generale è composta da rappresentanti dei nuclei abitativi. Gli obiettivi sono due: difendere il diritto allacquisto della propria casa a condizioni eque e, in ogni caso, il diritto alla casa per chi non ha intenzione né possibilità di comprarla».
Maurizio è un impiegato dellIstat, la sua personale odissea racconta il declino dei «colletti bianchi» romani: «Trentanni fa, pensavo di aver risolto il problema della casa. Laffitto era basso e, con lo stipendio di mia moglie, riuscivamo ad andare avanti con serenità. Nel giro di un decennio tutto è cambiato: siamo passati dallabolizione dellequo canone ai patti in deroga e agli affitti concordati. Attualmente, pago 2.500 euro ogni tre mesi, non contando le utenze. Non riesco più a mettere da parte un euro, ho ridotto le spese alle necessità primarie; lo stipendio finisce per la maggior parte a coprire i costi fissi e la manutenzione della casa. Col passare del tempo, abbiamo verificato anche la scarsa qualità degli immobili. I palazzi sono costruiti su un terreno friabile, minato da numerose fungaie e gallerie, e sono allordine del giorno allagamenti nei garage, crepe nei cortili e piccoli smottamenti. Se alla fine mi costringeranno a comprare a costi proibitivi una casa di scarsa qualità, sarò costretto a cercarne una nuova da qualche altra parte. Fuori Roma, naturalmente, verso Torvajanica e Ardea, dove crescono i dormitori di chi viene espulso dalle zone urbane».Il Comitato fa un'inchiesta
Il Comitato decide di promuovere uninchiesta per conoscere meglio le necessità e i problemi degli inquilini; vengono distribuiti e poi raccolti centinaia di questionari, rigorosamente anonimi, che descrivono la composizione sociale e il profilo abitativo del quartiere: letà e il titolo di studio degli abitanti, la tipologia degli appartamenti, le forme di contratto di locazione, il reddito. Attraverso l'elaborazione dei dati si capisce come e quanto il peso della crisi economica abbia influito sulle spese per la casa e sulla vita in generale. Si scoprono due dati interessanti: se, da una parte, il 60 per cento dei nuclei familiari denuncia un reddito annuo fino a 36 mila euro, dallaltra più del 90 per cento degli inquilini denuncia la caduta del potere dacquisto in rapporto allaumento delle spese per la casa. Inoltre, quasi la metà degli affittuari ha un contratto di locazione da più di 26 anni. Vale a dire, il periodo medio di un mutuo per la casa. Dice Alessandra:
«Questo meccanismo di autoinchiesta ha favorito la crescita di consapevolezza della comune condizione sociale e un rinnovato senso di comunità. Per molti anni le relazioni di vicinato sono state assenti, o sporadiche. In questi mesi abbiamo scoperto la voglia di discutere, sperimentando forme di sostegno reciproco, e, perché no, nuove amicizie. In questa mobilitazione abbiamo valorizzato le competenze di ciascuno. Professionisti, architetti, operatori finanziari hanno messo a disposizione della comunità le loro conoscenze».La crisi morde anche i ceti medi
Mentre parliamo, arriva trafelata Maria Grazia, architetto, che ci fa leggere una lettera appena arrivata. Recita: «Gentile Inquilino di via Grotta Perfetta, In seguito alla vendita del complesso residenziale in cui abita, la nostra Agenzia affiliata Frimm Le offre una Consulenza gratuita circa lopportunità di avere un finanziamento mirato allacquisto [ ]. Firmato: Prime Consulting». Insomma, le notizie volano, soprattutto tra agenzie immobiliari e finanziarie.
«Si tratta della testimonianza diretta del rischio di cui parlavo prima spiega Alessandra La svendita del complesso abitativo è una vera e propria speculazione finanziaria giocata sulla pelle degli inquilini. Per queste ragioni, da mesi, con le organizzazioni sindacali del settore, stiamo chiedendo un tavolo di trattativa con la proprietà per conoscere effettivamente la natura delloperazione. Lo scorso 11 giugno, con il patrocinio del municipio XI, abbiamo organizzato un incontro pubblico sul tema Realtà sociali e dismissioni immobiliari. In quelloccasione, e in presenza degli assessori competenti, delle associazioni del territorio e dei movimenti per il diritto alla casa, abbiamo presentato i risultati del nostro questionario. Lo scenario mette i brividi. Secondo la nostra indagine, linsicurezza abitativa coinvolge ormai settori sociali prima ritenuti garantiti. I processi di cartolarizzazione e di dismissione del patrimonio abitativo sembrano inarrestabili perché intervengono su uno dei pochi settori di mercato in espansione. Ma noi non ci arrendiamo. Se servirà, il tavolo di confronto ce lo andremo a prendere, come fanno quelli di Action ».