25 settembre 2003
Amnesia da Piano regolatore
"QUESTION TIME" è una procedura tecnica che permette agli eletti di qualsiasi assemblea istituzionale di porre domande su questioni specifiche ed avere così immediata risposta dall'interrogato di turno. Succede anche all'interno del consiglio comunale.
È stata certo una bella idea esportare questa pratica chiedendo ad alcuni compagni di Rifondazione che ricoprono incarichi istituzionali di "interrogare" il sindaco Veltroni in pubblico, in un incontro durante la festa di Liberazione in svolgimento a Roma [fino al 28 settembre].
Le premesse c'erano tutte per cercare, fuori dai percorsi ufficiali, di parlarsi ed ascoltarsi. Anche perché, diceva il programma della serata, gli "interroganti" avrebbero riportato le domande dei cittadini. Purtroppo questo non è accaduto. Né per colpa del sindaco, né per colpa di chi faceva le domande.
È successo semplicemente che le parole hanno iniziato a far salire una nebbia fitta, che ha finito per avvolgere tutto quello che si può vedere girando nelle tante città che sono Roma. Si è parlato di quanto sia stata importante l'alleanza elettorale alla base di questa giunta, di come si lavori bene insieme, di come il sindaco riesca a trovare il tempo per "risolvere" tante sofferenze che esistono in città, di come Roma sia oggi uno straordinario laboratorio della politica dove dopo soli due anni la destra ha incassato una sonora sconfitta. Veltroni ha poi aggiunto che rileggendo il proprio programma elettorale ha visto che moltissimo è stato fatto. Rifondazione, incassato il riconoscimento per l'aiuto prestato, da perfetta ospite non se l'è sentita di sollevare problemi scottanti [come il traffico, la drammatica questione abitativa a fronte di ben 120mila case sfitte, il problema degli asili nido risolto con il "project financing", le pesantissime attuazioni urbanistiche incombenti già fuori del piano regolatore non ancora chiuso, l'aumento delle tariffe dei trasporti pubblici, il balletto delle antenne e dei ripetitori berlusconiani smontati da una parte e riattivati a pochi passi di distanza...].
Ma soprattutto non si è parlato di quello che, mentre Veltroni e la sua giunta lavoravano, sta avvenendo nella città, nei quartieri, nei tanti luoghi dove si addensano i nuovi schiavi [non sono forse tali gli immigrati costretti a lavorare per i ricchi?] i precari, la grande massa della popolazione costretta a servirsi dei servizi pubblici.
Non si è parlato delle tante pratiche di resistenza che sono state capaci di costruirsi come politica, e che hanno ridato identità agli stessi luoghi sperimentando forme di agire comunitario anche all'interno dei processi amministrativi. Si sarebbe potuto parlare, poi, di municipalismo. Non è stato così. Educatamente, si è scelto di dare l'opportunità di parola quasi esclusivamente all'ospite.
E per non correre pericoli, tra gli interroganti ci si era dimenticati di invitare chi all'interno del consiglio comunale dà voce a queste sperimentazioni e alle lotte per il piano regolatore partecipato, chi dà vita alle occupazioni di case sfitte, chi anima la città dei diritti di cittadinanza, che anche a Roma stanno trasformando i sogni in piccole realtà. Insomma non c'era chi, come il consigliere comunale disobbediente Nunzio D'Erme, ha addirittura ricevuto dallo stesso sindaco Veltroni la delega alla partecipazione e al bilancio partecipativo.
Tante piccole realtà stanno trasformando e dando forma a cose a lungo sperate, nella città di Roma. In questa occasione non ne abbiamo parlato. Eppure sarebbe stato bello, visto che Veltroni ci ha salutato dicendosi debitore a Martin Luther King e alla sua capacità di trasformare i sogni in realtà. Il movimento a Roma ha iniziato a fare proprio questo. Ne riparleremo?