13 novembre 2003
Il Piano sotto osservazione
di Antonello Sotgia
L'edificio che ospita la sede dell'assessorato all'urbanistica del comune di Roma è all'Eur. Un rettangolo di marmo messo lì a costruire la prospettiva che «tiene» due segni eclatanti: la cupola del Palazzo dei congressi e il parallepipedo metafisico del cosiddetto «colosseo quadrato». Gli architettiche hanno costruito l'Eur hanno disegnato quasi tutti gli edifici pensando
esclusivamente alla scenografia delle facciate. Da sempre, usarli è complicato: spazi incongrui con uffici che «galleggiano» o, al contrario, sommano senza continuità stanze a stanze. Così, ci si arrangia. Un bar, aperto proprio nell'antro sotto i locali dell¹assessorato, ha finito per divenire una sorta di sala d'aspetto per i tanti interessati alle vicende del Piano regolatore. Lunedì 3 novembre, però, la solita fauna che occupa stabilmente, anche oltre l'orario di ufficio, quei tavolini [politici,tecnici, consulenti, portaborse, costruttori e chi vorrebbe magari diventarlo grazie alle novità di qualche strumento urbanistico ] è statacontaminata da una marea di persone. Tutti con pacchi di carte. Tutti pronti a depositare le «osservazioni» - al Piano regolatore - il cui termine di scadenza era proprio quel giorno. Sette o ottomila osservazioni. Più o meno, il numero che il sindaco Veltroni, quando l'allora suo delegato alla partecipazione, Nunzio D'Erme, presentò la proposta di una discussione del
Piano accompagnata a un processo di consultazione dal basso, aveva pronosticato. Se si accetta la proposta del movimento, aveva all'incirca detto il sindaco, si finirà per complicare l'iter dei passaggi istituzionali attraverso cui il Piano arriva all'approvazione della Regione e, quindi, alla attuazione. In realtà, come Carta più volte ha raccontato, il voto con cui il Piano è stato adottato dal consiglio comunale è stato affiancato daun vasto movimento, in ogni parte della città, che ha fatto della
partecipazione il metodo con cui giudicare la qualità del progetto di città riassunto nel Piano, al posto dell'asettica etichetta richiesta ai Municipi [le tante Roma che costituiscono la città].
Facciamo un passo indietro. Il Piano è stato adottato in consiglio [marzo 2003] dopo una lunga ed estenuante battaglia «correttiva» che, ispirata dal movimento e dall'associazionismo, ha contenuto i danni della proposta originaria, attraverso «maxi emendamento» promosso dai consiglieri di Rifondazione e Verdi. Aver rispedito al mittente la proposta del principio
della compensazione e della perequazione [la possibilità di trasferire ovunque presunti diritti di edificazione pregressi]; aver ridotto significativamente la possibilità di erodere parti consistenti del territorio romano, provocando le ire degli «energumeni del cemento» e le sentite rimostranze dell'Associazione romana dei costruttori; aver cancellato dal Piano la dizione «diritti edificatori» riferiti al piano di quarant'anni fa ed aver ricondotto questi presunti diritti ad essere, più ragionevolmente, soltanto previsioni (che quindi possono benissimo non essere attuate); aver accompagnato gli elaborati, costringendo l'assessore a
riscrivere la Relazione dove sostanzialmente fossero i temi dell'abitare a precedere il costruire e non il contrario; tutto questo ha provocato almeno due conseguenze.
La prima ha sancito che chi abita la città non solo ha diritto a dire la sua, ma è capace di indicare le modalità delle trasformazioni urbanistiche. La seconda, che l'amministrazione sembrava decidere di farla finita con l'«urbanistica contrattata», riprendendo perfino ad usare quella che era diventata una parolaccia: esproprio. Il contraccolpo è stato che
l¹amministrazione - che avrà pensato di essersi spinta troppo avanti- ha congelato anche quel poco d'informazione istituzionale limitandosi, a norma di legge, a pubblicare il Piano e a fissare le scadenze per le «osservazioni».
A questo punto - siamo a settembre - Rifondazione, in occasione della sua festa nazionale, allestisce una postazione cittadina denominata «Osservatorio sul Piano». Consiglieri comunali e municipali, tecnici, funzionari, l'assessore, si spendono per spiegare i contenuti del Piano e raccogliere eventuali osservazioni. Una supplenza assolutamente meritoria che però non si accorge che quanto pubblicato non corrispondeva esattamente a quanto si pensava fosse uscito dal consiglio comunale. Così la Rete del Piano regolatore partecipato e Action, l'agenzia per il diritto alla casa, lanciano l'allarme. Il testo del Piano presenta errori ed omissioni. Meri errori formali, come si dice in gergo?I municipi esautorati
Ritorna ad esempio la dizione che il voto del consiglio aveva cassato, «diritti edificatori», che, se combinata con un¹altra dimenticanza, la scomparsa nell¹articolo dedicato alle «compensazioni» dell'avverbio «esclusivamente» prima della parola «compensazioni» - potrebbe rimettere in gioco quello strumento, sempre bocciato dal voto di consiglio e limitato solo a pochi, specificati casi. Ancora: a volte, il redattore delle norme improvvisa, e così, in un altro articolo, mentre il consiglio ha approvato il fatto che i municipi predispongono gli atti programmatici relativi ai propri interventi, lui scrive «hanno facoltà di predisporre», che, ovviamente, mette in un angolo la capacità programmatoria di quella forma decentrata di sovranità popolare.
A mesi di distanza [siamo arrivati ad ottobre] ci vuole tantissimo tempo per avere le carte. Rifondazione, che fa parte della maggioranza, registra l'allarme. Action intanto diligentemente ha presentato le proprie «osservazioni» che nascono dalla considerazione che il Piano dovrà concorrere a risolvere l'emergenza abitativa [150 mila persone non hanno casa a Roma]. Ed ecco un mare di proposte tutte puntate sul recupero del patrimonio edilizio esistente e sulla possibilità, spiegata per filo e per
segno, di realizzare alloggi a canone sociale [almeno il 25 per cento delle nuove costruzioni]. Veltroni non si può lamentare, visto che il significato etimologico della parola «osservazione» è proprio «guardare verso».
Chi abita a Roma ha aguzzato la vista.