12 febbraio 2004

Partecipate al Bilancio

di Emiliano Viccaro

I numeri sono quelli di una città media italiana: 140 mila abitanti su una superficie che copre circa il 4 per cento del territorio romano. Parliamo del Municipio XI, il pezzo di Roma che si allarga da ovest verso sud, delimitato dalle vie Appia e Ardeatina, Cristoforo Colombo e Ostiense. Qui, la scommessa del Bilancio partecipativo non è più una generica allusione all’esperienza di Porto Alegre, ma un fatto concreto.
Ne parliamo con Luciano Ummarino, consigliere indipendente di Rifondazione e delegato al Bilancio partecipativo. «Nello scorso ottobre - racconta - il consiglio municipale ha approvato il piano di bilancio, assumendo tutte le priorità di investimento indicate dalle assemblee territoriali. A fine novembre, in un forum pubblico, abbiamo esaminato il percorso fin qui svolto, insieme ai consigli di quartiere, ai comitati, alle associazioni e ai partiti».

Come funziona la partecipazione?
Prima di tutto, abbiamo diviso il Municipio in otto «quartieri sociali», che non coincidono con le vecchie zone urbanistiche ma
corrispondono anche alle identità sociali e culturali dei territori: sono Appia Antica, Ardeatino-Tormarancia, Garbatella, Montagnola, Ostiense, Ottavo Colle, Roma 70 [Tintoretto e San Paolo] e Marconi. In ogni area si è insediata un’assemblea del Bilancio partecipativo, aperta a tutti coloro che abitano nel territorio, anche al di là della residenza effettiva, e che hanno compiuto i quattordici anni d’età. È un tipo di cittadinanza allargato, che intende coinvolgere chi studia, lavora o semplicemente vive in quei quartieri. Ogni assemblea ha poi eletto dei portavoce, uno ogni quindici partecipanti al voto, premiando così la maggiore partecipazione. In media, abbiamo avuto circa dieci portavoce per ogni quartiere, con il picco più alto alla Montagnola, dove sono venti.

Quali temi sono stati affrontati dalle assemblee?
Dopo l’elezione dei portavoce, ogni quartiere ha promosso tre assemblee pubbliche, che hanno sviluppato i temi d’interesse comune: lavori pubblici, attività culturali e qualità della vita, mobilità e viabilità, riqualificazione degli spazi verdi di prossimità. Il consiglio dei portavoce ha coordinato l’attività delle assemblee, mettendo in fila le priorità, in costante rapporto con gli uffici tecnici per valutare l’effettiva pertinenza dei temi con le competenze del municipio. A luglio si sono svolte le assemblee plenarie finali, che hanno votato sugli interventi ritenuti più importanti. Infine, a settembre, i portavoce e gli uffici del municipio hanno lavorato di concerto per inserire le priorità individuate nel piano di previsione del bilancio.

Qual è il vostro giudizio?
Sicuramente buono. Si trattava di una scommessa difficilissima, che sfidava lo scetticismo generale davanti a qualsiasi ipotesi di coinvolgimento attivo nei processi amministrativi. Quasi mille e cinquecento persone, l’1,5 per cento della popolazione, hanno partecipato alle diverse fasi: un numero significativo, se pensiamo alla novità della cosa, e al periodo poco felice scelto per la consultazione, in piena estate. La qualità della discussione è stata altissima; bisogna ricordare che noi non abbiamo destinato una quota definita del bilancio al percorso partecipativo, bensì che questa sperimentazione di democrazia diretta investe il profilo generale di tutto il piano di spesa. I meccanismi di partecipazione attiva non possono riguardare soltanto le briciole, in una sorta di socializzazione della povertà, ma devono caratterizzare tutto il bilancio, senza nessuna clausola limite per le risorse, se non quelle di compatibilità tra entrate e uscite.

Quest’anno, il piano di investimenti dei lavori pubblici, lo strumento principe per la programmazione delle opere urbane, è stato quasi interamente dedicato alle priorità assunte dal bilancio partecipativo. E gli esempi di progetti già finanziati sono molti: la pista ciclabile che da Garbatella arriverà fino al parco dell’Appia Antica; un centro di aggregazione giovanile a Roma 70; una tv di quartiere e alcuni importanti interventi di riqualificazione urbana all’Ostiense; infine, a Tormarancia, un orto biologico comunitario, gestito da una cooperativa, che consentirà, periodicamente, a ogni cittadino interessato, di cimentarsi con la coltivazione di piccoli appezzamenti di terreno. Al di là del valore «produttivo» dell’orto, crediamo sia importante promuovere socialità, gestione dei beni comuni e un rapporto sostenibile con il territorio.

Qual è stato l’atteggiamento delle forze politiche tradizionali? E come avete affrontato il rischio di proposte regressive?
Sul primo punto, il bilancio è negativo. Le forze politiche locali, a parte qualche eccezione in Rifondazione comunista, non hanno capito e neanche agevolato questo percorso. Ma anche molte esperienze del terzo settore sono rimaste sostanzialmente indifferenti. Questo dimostra che questo meccanismo sfida, anche a sinistra, le rendite di posizione e le dinamiche lobbistiche.
A proposito della seconda questione, invece, abbiamo constatato come la partecipazione diffusa sui temi che riguardano la qualità della vita sia un antidoto importante alle tendenze egoistiche, che è in grado di isolare anche le strumentalizzazioni delle forze politiche di destra.

Quali sono le prospettive per quest’anno?
In vista della verifica del bilancio approvato, abbiamo avviato il rinnovo dei portavoce, per garantire un processo trasparente che non permetta piccole nicchie di «potere». In un mese, la partecipazione ha quasi eguagliato quella dello scorso anno, e ci permette di guardare con fiducia ai prossimi appuntamenti. Esiste però un punto critico: la comunicazione. Abbiamo fatto vari tentativi per informare puntualmente tutti: lettere in ogni casa, manifesti, mailing list in rete... Ancora non abbiamo trovato una comunicazione adeguata.
Abbiamo sperimentato anche forme di animazione; a dicembre è stata promossa una «carovana del Bilancio partecipativo» di «banditori» e artisti di strada, che ha attraversato mercati, piazze, luoghi pubblici. Ecco, credo che il prossimo obiettivo dovrà essere quello di promuovere una campagna informativa che trasmetta il senso della sfida: mutare profondamente i meccanismi decisionali.