25 settembre 2003

Dopo i pestaggi, Monselice rilancia

di Giuliano Santoro

L A MATTINA DEL 9 settembre, mentre gran parte del movimento italiano aspettava notizie da Cancún e dalle mobilitazioni globali contro la Wto, è avvenuto un espisodio che riportava tutti, almeno per un attimo all'orrore di Genova. A Monselice, una cittadina di 18 mila abitanti alle porte di Padova, il Laboratorio "No war" veniva sgomberato. Immediata scattava la mobilitazione degli attivisti di tutto il nord-est, cui la celere ha risposto con una terribile caccia all'uomo. Che è iniziata dentro il comune, è proseguita per le strade della città, ed è finita all'ospedale, dove i carabinieri volevano arrestare il portavoce del centro sociale. Incuranti del fatto che fosse in stato di incoscienza a causa del pestaggio subito pochi minuti prima.
Subito dopo i fatti del 9 settembre, i Disobbedienti avevano scritto: "Dietro alle cariche ci sono l'onorevole Ascierto e le forze neofasciste di questo governo". E Luca Casarini, che a Monselice ha frequentato le scuole medie, qualche giorno fa ci ha spiegato cosa lega il deputato-carabiniere di An e le scene cilene del 9: "Ascierto è stato eletto nel collegio elettorale di Monselice. È parlamentare di An, e il sindaco di Monselice, Giorgio Conte, è stato eletto in una lista civica legata ad An. Non dimentichiamo che Ascierto, carabiniere in aspettativa, era a Genova nel luglio 2001: entrava e usciva, con Fini, dalla centrale operativa dei carabinieri. E a maggio 2004 si vota sia a Padova che a Monselice: la destra veneta è scatenata contro il dissenso.

Il primo punto della sua campagna elettorale è la costruzione, anche in Veneto, di un centro di detenzione per migranti".
Anche un gruppo di amministratori locali dell'Ulivo e di Rifondazione ha scritto un appello sui fatti di Monselice. In cui si legge, tra l'altro: "Lo sgombero violento di un centro sociale, l'occupazione militare di fatto per una intera giornata della cittadina, le cariche e il ferimento di diversi giovani, l'arresto di quattro di essi, tutti questi fatti gravissimi sono indice di un più generale clima di intolleranza che si sta manifestando nei nostri territori. A partire dal presidente Galan, i ripetuti attacchi di esponenti del centrodestra regionale nei confronti delle differenti espressioni di dissenso sociale e politico rivelano quante pulsioni autoritarie alberghino nella cosiddetta Casa delle Libertà".

Poi, però, quando si è deciso che sabato 13 ci sarebbe stata una grande manifestazione nazionale a Monselice, "per liberare la città dalla giunta militare", i Ds hanno perso un'ottima occasione per stare dalla parte giusta e non hanno aderito. Nonostante sia stata organizzata in pochi giorni, la manifestazione è stata grande oltre ogni più rosea aspettativa [più di 4 mila persone]. Perchétantissima gente si è sentita attaccata in prima persona dalla violenza delle forze dell'ordine, ha preso il treno ed ha voluto assicurarsi di persona che quelli del" No war" stessero bene e che una cosa del genere non succedesse mai più. Oltre a i Disobbedienti di ogni parte d'Italia, c'erano i Verdi e Rifondazione, i comitati dei migranti e i Beati i costruttori di pace, le associazioni pacifiste del nord-est e tanti cittadini, magari la base dell'Ulivo che non ha seguito le indicazione dei propri dirigenti. Al termine, il corteo ha occupato un nuovo posto, beffando le forze dell'ordine che presidiavano ilvecchio "No war": il cinema Astoria. Restituendolo alla cittadinanza dopo anni di abbandono: "L'ex cinema Astoria di piazza Mazzini - hanno detto - rappresenta uno dei simboli delle speculazioni private, che insieme all'idiozia dell'amministrazione Conte, stanno lentamente uccidendo la vita nel cuore di questo paese".