24 luglio 2003
Con le Malamanere si ottiene tutto
Milano, 4 luglio 2003: un corteo di una trentina di persone, composto in gran parte da studenti, occupa una palazzina abbandonata in via Bovisasca 65, a due passi dalla stazione della Bovisa delle Ferrovie nord [che sono anche proprietarie dello stabile e, per il momento, pare non abbiamo avanzato richieste di sgombero] e dal Politecnico.
Nasce così MalaManera, unoccupazione «abitativa e socializzata» che va ad inserirsi in una città che questanno ha visto la nascita di nuove occupazioni abitative in diversi quartieri. La scelta di occupare oggi in un quartiere periferico del capoluogo lombardo è dettata dalla necessità di rispondere a politiche sociali e abitative lontane anni luce dai reali bisogni di chi questa città la vive.
Racconta Martin: «Esistere con unoccupazione in un contesto come quello della Bovisa, storico quartiere operaio destinato a profonde trasformazioni urbanistiche che ne minacciano lidentità popolare, è stata una scelta mirata, scaturita dalla voglia di confrontarsi con contesto sociale diverso da quello, elitario ed esclusivo, che si respira nelle vie del centro di questa città». Adesso ci vivono quindici persone, mentre una trentina si fanno carico della gestione del posto e delle iniziative sul territorio. Una di loro è Sonia: «Alla Bovisa esiste - spiega - ancora unidentità di quartiere. Senza riempirsi la bocca di luoghi comuni, quello che vogliamo è confrontarci nella costruzione di modelli alternativi di socializzazione non mercificata, nella creazione di spazi di libertà e momenti di elaborazione di iniziativa, autonoma dalle logiche di profitto e consumo che sembrano essere gli unici valori che regolano le relazioni umane in questi tempi».
Ed infatti le politiche abitative a Milano sono la variabile dipendente delle speculazioni. Le ultime rilevazioni parlano di una crescita degli affitti del 2,78 per cento solo nel primo semestre di questanno, mentre per comprare un appartamento di novanta metri quadri con uno salario medio sono necessari più di sedici anni dellintero stipendio. Racconta Martin: «una stanza in condivisione può costare anche 400 euro al mese, più le spese. Milano è sempre di più fatta a misura di chi ha i soldi. Sbatte la porta in faccia a chi questo benessere non se lo può permettere, che si tratti di uno studente, di un immigrato o di un precario».
MalaManera è un tentativo di uscire dal tritacarne della metropoli, è sabbia negli ingranaggi di questa macchina, è produzione di
socialità aperta e non mercificata. «Denunciando lo smantellamento e lisolamento dei quartieri periferici vogliamo riportare la politica al confronto nel territorio, con tutti quelli che intendono costruire una iniziativa dal basso, autonoma e orizzontale», precisa ancora Sonia.
Le prime iniziative sono legate al diritto alla casa e alla creazione di laboratori, «per cercare di fare in modo che questa nuova realtà occupata ed autogestita possa essere percepita dal quartiere che ci ospita come una risorsa: uno spazio sottratto allinvadente peso del cemento e della speculazione edilizia e immobiliare».