04 dicembre 2003

Tre reti in una

di Alberto Magnaghi

Pubblichiamo alcuni stralci della lettera che Alberto Magnaghi, presidente dell’associazione Rete del Nuovo Municipio, ha scritto in
occasione della prima riunione, sabato scorso a Firenze, del neo costituito esecutivo dell’associazione.
Il primo compito della Rete, che giustifica il pagamento della quota da parte degli iscritti, è la comunicazione delle esperienze delle idee e dei progetti. Occorre attivare rapidamente un sistema informativo [sito web, newsletter, ecc.] che metta in Rete in modo ordinato e agibile a diversi livelli il mondo delle esperienze legate ai temi del Nuovo Municipio, che sono molto più diffuse di quanto ognuno di noi conosce […]. Il secondo compito è precisare operativamente il ruolo delle diverse componenti istituzionali della Rete, il cui incontro reciproco costituisce la ragione sociale della Rete stessa. […]
Il ruolo delle Università. Poiché su questo punto è sorta certa confusione di ruoli, vorrei precisare che le Università costituiscono uno dei poli costituivi della Rete [non solo come promotori della Carta] in quanto svolgono attività istituzionali, come un Comune.
Prendiamo ad esempio Firenze. L’Università di Firenze aderisce come Laboratorio di progettazione ecologica degli insediamenti [Lapei], struttura ufficiale del Dipartimento di urbanistica. Al Lapei fanno capo docenti che gestiscono ricerche finanziate sulla partecipazione che sono state messe a disposizione della Rete [si veda il documento distribuito a Empoli sull’apertura di un archivio-atlante delle esperienze di partecipazione in Italia e in Europa]; attivano convenzioni con il Circondario empolese sulla produzione di atlanti della progettualità sociale; cooperano alla Costituente partecipativa del Circondario e alle Conferenze d’area [Bassa Valdelsa e Valle dell’Arno]; partecipano al Forum per Firenze; gestiscono Piani urbanistici, Contratti di quartiere, ecc., esperienze all’interno delle quali promuovono e praticano processi partecipativi; pubblicano libri e riviste sui temi attinenti al lavoro della Rete.

Si tratta dunque di attività istituzionali di ricerca militante, con ruoli rispetto alla Rete diversi, ma paragonabili a quelli del Comune che, entrando nella Rete, attiva processi di partecipazione, o delle associazioni, che promuovono azioni politiche, culturali, produttive comunicative sul territorio. Intendo dire che si tratta di un soggetto collettivo che produce, in senso lato, «eventi politici». Cosi è ad esempio per l’Università di Roma […] il Politecnico di Milano, l’Università di Venezia e altre sedi universitarie che vorremmo far partecipare al lavoro della Rete.
Il ruolo dei comuni. La presenza di consigli comunali [o giunte, o assessori con deleghe alla partecipazione, quartieri o municipi
decentrati] che hanno aderito alla Rete pone questi comuni in posizione importante: da subito, si possono sperimentare costituenti, laboratori, processi partecipativi che, rispetto alle esperienze pregresse in atto, vedano aprirsi una fase di accordi espliciti fra associazioni e movimenti locali partecipanti alla Rete e municipalità.
Si tratta di aprire nel territorio di questi comuni un «patto» fra associazioni e municipio, un tavolo costituente della sperimentazione direttamente ispirato ai principi della Carta di intenti [il testo è nel sito di Carta, Ndr.]. Penso ad esempio all’attivazione di laboratori di economie solidali, di commercio equo, di finanza etica, di gestione sociale dei servizi, di «denominazioni» comunali dei prodotti tipici, di pratiche di sovranità alimentare, insomma esperimenti di modelli di sviluppo locale autosostenibile […].

Associazioni, movimenti, singoli. Il ruolo attivo di questa terza componente è essenziale per la Rete. Senza la presenza attiva delle associazioni e dei movimenti la Rete è destinata a divenire una succursale dell’Anci [Associazione dei comuni d’Italia, Ndr.]. Questa componente costituisce il motore potenziale della trasformazione delle politiche municipali verso la loro gestione sociale. Senza un percorso di costruzione di «società locale», di reti civiche, di pratiche di percorsi alternativi di sviluppo locale, il Comune tende a perpetuarsi nel proprio ruolo di «cinghia di trasmissione locale» delle politiche statuali.
L’autogoverno dei comuni è dipendente dalla costruzione di forme avanzate di democrazia municipale: cedere potere alla società locale è la condizione per acquisire autonomia dai potentati economici e politici. Questo percorso, per esperienza, non è senza conflitti […], ma se le diverse componenti della Rete non accettano il conflitto inevitabilmente generato dalla salvaguardia delle rispettive autonomie e ruoli, come conflitto immanente al processo costituente, difficilmente si andrà avanti: avremo o processi partecipativi addomesticati, o rotture che porteranno la situazione quo ante alla costituzione della Rete.