19 febbraio 2004
Piccole lotte vincono. A Roma
di Paolo Berdini
Qualche tempo fa questa rubrica si era occupata di due casi di mobilitazione di due quartieri romani contro altrettante ignobili
speculazioni edilizie. Nel quartiere Flaminio, una zona centrale e qualificata a nord della città, con il pretesto degli ammanchi di cassa dovuti alla realizzazione del nuovo Auditorium di Roma, era stato proposto che si costruisse una valanga di cemento (200 mila nuovi metri cubi) su aree comunali oggi utilizzate a verde. A Monte Mario, sempre nel quadrante nord della città, si proponeva invece di aggiungere 100 mila metri cubi al complesso del Santa Maria della Pietà, storico ospedale psichiatrico della capitale, dimesso a partire dagli anni settanta solo grazie alla splendida utopia di Franco Basaglia. Due speculazioni di buona memoria, dunque, condotte su aree pubbliche per favorire esclusivamente fini privati.
I due quartieri si erano mobilitati ed avevano iniziato la raccolta delle firme necessarie a proporre delibere di iniziativa popolare che scongiurassero il cemento. Era opinione diffusa nel ceto politico romano che questa raccolta di firme si sarebbe rivelata un misero fallimento: contro queste speculazioni non si era apertamente schierato nessun partito politico [con leccezione ad onore del vero- di Rifondazione comunista] e tra le forze sociali solo la Cgil ha apertamente appoggiato liniziativa. E così, sulla base della diffusa convinzione che ciò che non appartiene al teatrino della politica non esiste, si attendeva il passare dei giorni necessari alla raccolta delle firme per considerare chiusa la vicenda ed aprire i cantieri.
Unamara sorpresa attendeva queste convinzioni: entrambi i comitati dei cittadini formatisi per raggiungere quellobiettivo hanno raccolto oltre 8 mila firme ufficialmente riconosciute dopo i controlli di rito [il totale superava invece le 10 mila] contro le 5 mila necessarie per la presentazione della proposta di deliberazione. Per chiarire il contesto in cui è avvenuta la vicenda, è bene sottolineare che entrambi i quartieri non vantano particolari tradizioni progressiste o di sinistra: al contrario sono storicamente quartieri di ceto medio conservatore.
Trovano dunque conferma in questa vicenda alcune profonde convinzioni su cui si muove la piccola barca di Carta.
Primo. Le aggregazioni sociali non sono più controllate dai partiti storici ma si è anzi fatta strada una diffusa convinzione dellassoluta inadeguatezza della politica tradizionale a rappresentare bisogni e difendere i diritti dei cittadini.
Secondo. La forza di queste aggregazioni sociali, di questi veri e propri cantieri, è molto meno debole di quanto si pensi. Sensibilizzare intere aree urbane, raccogliere firme senza laiuto di alcun organo di stampa, senza alcun salotto serale televisivo è unimpresa difficile e controtendenza: eppure è riuscita.
Terzo. Pur nel quadro di un generale arretramento sulle grandi tematiche della costruzione di una società di uguali, alcuni temi come la condizione urbana, continuano ad essere reali fattori di aggregazione sociale. Si tratta dunque di far tesoro di questa esperienza e cercare di moltiplicare i casi di opposizione alle pratiche di privatizzazione e di impoverimento del sistema dei servizi pubblici.
Del resto, la forza vincente di queste esperienze sociali è stata clamorosamente dimostrata proprio nel caso del Flaminio. Alcuni giorni fa, in un cinema della zona è stato presentato il successo delliniziativa davanti ed unaffollata platea in cui erano stati invitati consiglieri comunali e del municipio. Tutti, senza alcuna eccezione, gli esponenti di quei partiti che avevano a vario titolo appoggiato la proposta di cementificazione hanno fatto un deciso passo indietro affermando che alla luce di quel concreto responso era necessario ritirare la proposta di speculazione edilizia.