18 settembre 2003
Contro il declino c'è l'economia locale
rubrica di Paolo Berdini
LASTRA A SIGNA è un comune di 18 mila abitanti dell'area metropolitana fiorentina, che ha già fatto parlare di sé, almeno tra gli urbanisti, quando due anni fa approvò un Piano regolatore che non prevedeva ulteriore consumo di suoli agricoli: tutte le trasformazioni dovevano avvenire in chiave di riuso del patrimonio edilizio esistente.
Questa scelta, in controtendenza rispetto ai tanti comuni che credono ancora nel mito dell'espansione urbana, era stata fortemente sostenuta dal sindaco Carlo Moscardini, esponente di quella nuova cultura amministrativa che tenta di misurare le scelte amministrative locali su un orizzonte più vasto. Da anni impegnato in iniziative di concreta solidarietà con i popoli del cosiddetto terzo mondo, il sindaco è riuscito a collocare la sfida urbanistica di Lastra a Signa nel dibattito sulla costruzione di una nuova cultura politica alternativa al dominio del pensiero unico liberista.
Così, quell'esperienza è diventata un contenitore in cui si intrecciano ulteriori temi da affrontare e si costruiscono nuovi legami e sinergie. Da tre anni, da quando cioè fu presentato il nuovo Piano regolatore, Lastra a Signa organizza annualmente un convegno sui temi dello sviluppo del territorio e della partecipazione. Quest'anno, l'incontro era articolato su ben quattro giorni di dibattito, e ha visto nelle prime due giornate la discussione sui servizi locali e sul tema del sostegno allo sviluppo dei paesi poveri, su cui converrà tornare in modo più approfondito. Gli interventi più propriamente urbanistici hanno impegnato tra gli altri Vezio De Lucia [autore del Piano regolatore], Alberto Magnaghi e Edoardo Salzano, e poi amministratori della regione come Marisa Nicchi ed Erasmo De Angelis, e della provincia di Firenze, come l'assessore all'urbanistica Luciana Cappelli, e un consigliere comunale di Roma, Patrizia Sentinelli, che si è adoperata per una forte azione di cambiamento in chiave di sostenibilità del Piano regolatore di Roma.
Nell'ultimo giorno del convegno Alberto Magnaghi ha svolto una relazione che oltre ad aggiornare l'analisi sulle dinamiche che coinvolgono le aree urbane, ha posto l'accento sulle esperienze concrete che perseguono uno sviluppo fondato sulla qualità del territorio e sulla rete di imprese legate al territorio.
Uno dei temi di maggior fascino e attualità è proprio quello legato alla capacità delle amministrazioni di promuovere uno sviluppo fondato sull'impresa locale e sulle caratteristiche produttive presenti nel territorio. Il ruolo delle amministrazioni locali, infatti, sta assumendo connotazioni nuove.
Se storicamente i comuni sono stati il soggetto che ha garantito l'erogazione dei servizi pubblici, il cambiamento economico e istituzionale che sta avvenendo impone loro di assumere un ruolo sempre maggiore nel governo dell'economia. In questo quadro, torna coerentemente l'impostazione urbanistica: evitare la dissipazione del territorio agricolo significa tutelare l'identità storica e culturale dei luoghi, e il valore aggiunto rappresentato dalla cultura è uno dei motori che innegabilmente regolano le nuove forme dell'economia.
La platea degli esponenti politici intervenuti nel dibattito, infine, dava conto della necessaria complessità dell'approccio. Pensare infatti che i comuni possano operare in una sorta di volontaristica autarchia sarebbe un grave errore: la rete del nuovo governo deve basarsi sulla sinergia con gli altri enti territoriali. Con la Regione, per costruire leggi e provvedimenti finanziari che promuovano nuove forme di lavoro, con la Provincia, per le coerenze con gli strumenti territoriali di governo del territorio.
È, insomma, la rete di governo in grado di evitare il declino economico del paese e di proporre una prospettiva alternativa fondata sul rispetto della qualità ambientale e sull'identità dei luoghi.