20 maggio 2004

Intorno a Venezia

di Rosa Mordenti

Pare che a Venezia la campagna elettorale per eleggere la nuova Provincia sia un po’ fiacca, forse perché la competizione per
l’amministrazione locale viene fagocitata da quella per il Parlamento europeo.
Come spiega Alessandro Sabiucciu, che della provincia è assessore uscente al lavoro, e che fa anche parte nella segreteria regionale di Rifondazione, «in un momento come questo, in cui si succedono fatti così sconvolgenti, è naturale pensare ‘più in grande’, più all’Europa e al mondo che alla provincia. Ma ‘i faccioni’ sono dappertutto, anche qui».
Forse la campagna è fiacca anche perché le elezioni non saranno l’occasione, come invece succede altrove, per tentare «esperimenti» o nuove alleanze. Rifondazione appoggia il candidato del centrosinistra. Si chiama Davide Zoggia, è diessino e ha quarant’anni, e il suo nome indica la volontà di mantenere una continuità con il governo uscente, perché Zoggia della Provincia era il vicepresidente, nella scorsa legislatura.

A Venezia questa è una strada cominciata già tempo fa, e coraggiosamente. L’«internità» dei movimenti sociali al governo locale
insieme al centrosinistra non è una novità. Rifondazione, per esempio, al comune governa con il centrosinistra già dal ’95, alla provincia dal ’99, ed è qui che è nato nel 2000 il cosiddetto «Polo rosso-verde», di cui fanno parte partiti [i Verdi e il Prc] e movimenti sociali [dai centri sociali ai cattolici di base]. Gianfranco Bettin, tempo fa, ha definito quell’esperienza «un terreno nel quale non solo scavano le vecchie e sempre valorose talpe, ma si incontrano e agiscono insieme orsi, lupi, scoiattoli, tassi, gufi, falchi, linci, lepri e tutti gli animali nonché gli umani dotati di senno che possono riconoscersi e convivere in questo nostro cantiere-foresta aperto in laguna». Come si sa, però, camminare nel bosco è sempre complicato, soprattutto se non c’è un sentiero già segnato. Ultimamente sono emerse difficoltà.
Dice Alessandro Sabiucciu a proposito dello stato di salute di quella alleanza: «Sono molto preoccupato. Rischiamo di perdere
un’occasione perché i personalismi, gli interessi di bottega, insomma i meccanismi identitari, hanno prevalso sulla costruzione di
qualcosa di più largo. Per me dire questo è un dolore, perché io ho sempre pensato che quella del Polo rosso-verde fosse una
scommessa di altissimo valore. Che posso dire? Lavoriamo per allargare gli spiragli».

Che valutazione dai, invece, del governo della Provincia a cui hai partecipato?
Sono moderatamente soddisfatto. Posso fare alcuni esempi: quelli di «Italia lavoro», che certo non sono dalla mia parte [è l’agenzia del ministero del Welfare per lo sviluppo dell’occupazione], hanno fatto una ricerca da cui è emerso che la Provincia di Venezia è la prima, nella regione, per la qualità di servizi offerti alle persone sulle questioni del lavoro. Inoltre, per esempio, abbiamo raddoppiato i soldi destinati alla scuola pubblica. E abbiamo contribuito a far guarire il centrosinistra da quella «ubriacatura privatistica» che l’aveva colpita negli anni scorsi. Ora si tratta di curare quell’ubriacatura con una vera e propria terapia di «riduzione del danno». La ritrovata centralità del luogo pubblico, in questa amministrazione locale, è stato per noi un passo importante. Non c’è nessuna funzione privata, neanche la più illuminata ed intelligente, in grado di garantire l’interesse generale.

Quali sono, invece, le prospettive per il futuro?
Il punto più importante sul quale abbiamo concordato per il programma è uno: la sostenibilità, ambientale e sociale. Il baricentro della sostenibilità è il frutto del lavoro fatto insieme fino ad ora. La Provincia, che anni fa sembrava inutile, considerata solo un ente «intermedio», ha subito in questi ultimi anni un processo di trasferimento di funzioni molto importante, sul lavoro e il controllo delle imprese, sui lavori pubblici [e non solo quelli che riguardano le strade], sulla scuola... Per il futuro, la Provincia si impegna tra l’altro a procedere nella bonifica di Porto Marghera, un territorio violentato dalle imprese, e a ridurre la precarietà del lavoro. A intervenire, di nuovo, con la «riduzione del danno» provocato dalla legge 30: legge che io chiamo «Maroni-Berlusconi» e non «Biagi», perché trovo ignobile che il governo si nasconda dietro al nome di un uomo ammazzato dai criminali delle Brigate rosse per presentare una legge imprensentabile.
Per esempio, la Provincia si impegna anche a trasformare a tempo indeterminato i contratti precari degli stessi lavoratori della pubblica amministrazione. È importante, se pensi che questi dirigenti sono gli stessi che sostenevano il pacchetto Treu e la flessibilità. Perfino Treu ha accennato un’autocritica. Se questa autocritica, nel centrosinistra, è esplicita, o implicita solo nelle scelte politiche, per noi non è importante. L’importante è che ci sia, proprio come c’è sulle privatizzazioni.

Hai parlato della rinnovata centralità del «luogo pubblico». Come si delinea, per il futuro, questa centralità?
In questo Veneto c’è un doppio problema, secondo me. Da una parte il populismo del miliardario ridens, dall’altra la xenofobia, il
razzismo. L’obiettivo non è solo sconfiggere Berlusconi e Bossi, è sconfiggere il berlusconismo e il leghismo. L’intera società è
letteralmente «messa al lavoro». Se questo lavoro diventa incerto, insicuro, precario, l’intera società lo diventa. E all’incertezza qui si risponde con l’autoritarismo, la paura, quindi la xenofobia. Ora, il nostro contributo deve essere costruire un argine a questa insicurezza. Una sponda. Che è data dalla ricostruzione di legami sociali e di collanti identitari. A questo servono gli spazi pubblici. Da questo punto di vista è importantissimo anche la pianificazione territoriale. Per esempio, i 580 comuni veneti sono invasi da 2000 zone industriali. Questo significa che i piani regolatori sono serviti solo per moltiplicare le aree destinate alle imprese. La centralità dell’agire pubblico sta nel riappropriarsi anche del territorio.