18 settembre 2003

L'idrogeno arriva incittà

NON POTEVA ESSERE ALTRIMENTI. Se è vero, come ha dimostrato Jeremy Rifkin in "Economia all'idrogeno", che l'idrogeno permette di "democratizzare" l'energia attraverso la diffusione di tante "minicentrali elettriche" sparse sul territorio [ribaltando l'assunto dell'energia a petrolio e carbone, la cui diffusione è gerarchica e centralizzata], non c'è da stupirsi se trenta sindaci di piccole città italiane il 6 settembre ad Orvieto hanno sottoscritto la "CH2arta di Orvieto" [dove H2 è il simbolo dell'idrogeno sulla tavola degli elementi], il manifesto della rete di enti locali, sindacati e cooperative, che prepara l'avvento dell'economia dell'idrogeno basata sulle fonti rinnovabili. Hanno aderito anche sindacati, le Acli, imprese del settore dell'energia rinnovabile, e ricercatori .

L'iniziativa è partita dalle città che aderiscono alla rete rete internazionale delle città del buon vivere "Città slow". "Buon vivere significa disporre di soluzioni e servizi che permettono ai cittadini di fruire della propria città - spiegano -Vivere in una città slow, ma anche amministrarla, è un modo di essere, un tratto distintivo del condurre la vita quotidiana in un certo modo rispetto ad un altro fin'ora maggioritario, un modo rallentato, certo, meno frenetico, produttivista e veloce, ma senza dubbio più umanizzante ed ecologicamente corretto, più solidale con le presenti e le future generazioni, rispettoso del locale in un mondo sempre più globale ".

Ad Orvieto, si è stabilito che prerequisito del "buon vivere" è la disponibilità di energia pulita, per trasporti, servizi, climatizzazione, industrie e tempo libero. E la rete riconosce come ogni strategia di medio termine deve riferirsi ad elettricità ed idrogeno, i due vettori complementari con i quali rispondere ai bisogni del cittadino. È la soluzione "zero-emission" per le città del prossimo futuro; naturalmente elettricità ed idrogeno prodotti da fonti primarie rinnovabili ed ecocompatibili, per non spostare alla fonte il problema dell'inquinamento. Convinte di ciò e della proposta di Rifkin [che era presente ad Orvieto, ed ha dichiarato: "Nascerà oggi ad Orvieto il movimento delle città all'idrogeno con i primi comuni italiani che vi parteciperanno. L'Italia sarà un modello per tutti"], di organizzare la "rivoluzione energetica"dal basso, dalle comunità che perseguono l'autosufficienza energetica.
Un consorzio europeo

L'iniziativa si sta concretizzando in una consorzio a scala europea [Geie] e si allargherà ai molti che già chiedono di aderire [sindaco@comune.orvieto.tr.it]. Si pensa già a progetti-pilota, alla produzione ed utilizzazione decentrata di energia, a forme consortili, a finanza creativa e solidale, a campagne di sensibilizzazione. Seguendo una direttiva europea si punta a realizzare dei progetti pilota di sistemi alimentati a idrogeno, per tutte le possibili utilizzazioni di carattere privato e pubblico, come ad esempio l'illuminazione urbana, il riscaldamento, la climatizzazione, i trasporti, le telecomunicazioni.

Il giorno seguente, presso il Centro di ricerca di Porto Conte, ad Alghero, l'Associazione internazionale di operatori scientifici ed industriali dell'idrogeno ha celebrato il suo quinto convegno, Hypothesis V. Dove si è avuta la conferma che le tecnologie necessarie sono a portata di mano. Non si è parlato di quello che si potrà fare tra dieci anni, ma degli impianti e delle infrastrutture che si stanno realizzando. Dei problemi, certo, ma anche dei successi. Delle tecnologie già a disposizione delle "hydrogencities" di Orvieto.