02 ottobre 2003

Cittadini a caccia di firme

di P
aolo Berdini

LE INIZIATIVE che si sono sviluppate contro il nuovo Piano regolatore di Roma hanno visto emergere una complessiva maturazione e articolazione delle forme di lotta cittadine. E se fino all'inizio di novembre c'è tempo per presentare le osservazioni al nuovo Piano che tengano conto delle richieste che vengono dalla città, si assiste in questi giorni a forme di lotta che non si fermano a questo "classico" strumento di partecipazione.
Utilizzando gli strumenti democratici previsti dal regolamento per gli istituti della partecipazione del comune di Roma, ci troviamo in questi giorni di fronte a due analoghe iniziative. Le vicende, entrambe romane, riguardano rispettivamente il quartiere Flaminio e il Santa Maria della Pietà.
Il primo è un quartiere della prima periferia storica, nato prevalentemente negli anni tra le due guerre. In occasione delle Olimpiadi del 1960 fu realizzato poi il grande quartiere per gli atleti [il Villaggio Olimpico], che, subito dopo l'evento, fu riutilizzato per abitazioni.

Da qualche mese, nella stessa zona è stato inaugurato il nuovo Auditorium progettato da Renzo Piano. E, paradossalmente, proprio da quest'ultima realizzazione, che avrebbe dovuto portare qualità nel quartiere, nascono gli attuali guai.
Il comune di Roma infatti, per ripianare il debito che si è creato per la realizzazione del nuovo "tempio della musica", ha rispolverato l'immortale meccanismo della "rendita urbana", e nelle aree pubbliche comprese tra lo stadio Flaminio e il nuovo Auditorium vorrebbe costruire un centro commerciale, oltre ad uffici e residenze. Le aree che verrebbero sottoposte alla "cura del cemento" sono oggi destinate a verde pubblico e parcheggi. La loro distruzione porterebbe ad un innegabile aggravamento delle condizioni di vita dei cittadini: il comitato dei residenti ha pertanto iniziato la raccolta delle 5 mila firme necessarie a costruire una deliberazione di iniziativa popolare da sottoporre al voto del Consiglio comunale, per scongiurare il nuovo scempio.

Santa Maria della Pietà era invece la sede dell'ospedale psichiatrico di Roma. L'indimenticabile stagione aperta da Franco Basaglia portò alla progressiva chiusura di tutte queste "istituzioni totali", e nel 1996 anche il Santa Maria chiuse i battenti. Anche in questo caso la proprietà dei terreni e degli edifici è pubblica [della Regione Lazio] e trattandosi di un luogo collegato con una ferrovia veloce al centro urbano, è scattato l'immancabile appetito della "valorizzazione immobiliare". Nella proposta di un nuovo piano regolatore erano previste una grande quantità di nuove edificazioni che avrebbero compromesso l'unitarietà di un luogo che deve invece essere soltanto recuperato e preservato da manomissioni.
Il comitato di lotta che si è formato ha già ottenuto un primo successo: le nuove cubature sono state tagliate e si è così evitato la più scoperta speculazione.

Ma la battaglia non è terminata, poiché sono sempre presenti spinte e tentativi per mettere a rischio il futuro dell'area. Così, anche lì si è iniziata la raccolta delle firme per impegnare il comune di Roma a utilizzare a esclusivi fini pubblici l'intera area, evitando la surrettizia creazione di nuove segregazioni [è noto che il governo Berlusconi sta pensando alla riapertura degli ospedali psichiatrici] o parziali privatizzazioni.
Le due proposte di deliberazione popolare che in questi giorni sono alla ricerca dei 10 mila cittadini romani disposti a firmare, sono due esempi di quanto sia diffusa nella città una visione alternativa che rifiuta la concezione che gli spazi pubblici sono terreno di scorrerie finalizzate alla valorizzazione economica e occasioni per "fare cassa".
I cittadini pensano invece che gli spazi e i servizi pubblici siano un diritto che serve per soddisfare i bisogni e rendere più vivibili le città. Per firmare e per aiutare i comitati si può contattare rispettivamente montesi.ma@tiscali.it e redazione@diciannovesima.net.