11 settembre 2003

Firenze negata
articolo di Tommaso Fattori


QUESTA ESTATE, assieme a fiumi di cronaca nera [e di sudore], una notizia fa il giro del mondo: a Firenze il comune vieta di sedersi sugli scalini del Duomo e di altre chiese e piazze della città. In nome del "decoro", per preservare la città dal "degrado".
Facciamo un passo indietro. Tutto iniziò con Verdon. Il nome farebbe pensare a un segretario locale della Lega e invece si tratta di un monsignore americano trasferitosi a Firenze, malgrado la città gli appaia una discarica a cielo aperto, attraversata da turisti sbrodoloni, barboni fetenti e immigrati orripilanti. È proprio vero che esistono due chiese, almeno quanto - lo vedremo fra breve - due sinistre. Dimentico della carità cristiana, il monsignore scatena la campagna d'estate. A dire il vero la prende piuttosto larga e tenta persino una velata polemica contro il Forum europeo a un anno di distanza. Ci comunica che Firenze "dovrà disfarsi dell'illusione di essere Parigi" [sede del Forum europeo 2003, ndr]. Ma l'allusione al Forum europeo aiuta a svelare la pur elementare ideologia del "decoro" e in generale l'idea di città della destra: è l'oscurantismo di chi lamenta l'antiesteticità della miseria.

L'ordinanza del Podestà

Ma pure i turisti devono stare attenti, perché hanno un ruolo e un posto appropriati. Soprattutto, è indecoroso quel turismo che altera il rapporto fra la quantità di carne umana circolante nel centro della città e la quantità di denaro circolante negli esercizi commerciali. E guai a guardare con distrazione i monumenti o a goderne indirettamente, mentre ci si riposa sulle gradinate: siccome la vista degli immigrati nelle piazze non bastava a spingere i turisti nei costosi bar o ristoranti, ecco che il comune di Firenze prende coraggio e scatena giorno e notte i vigili per far alzare tutti.
E rispolvera una vecchia ordinanza del Podestà, qualora potessero esserci dubbi sull'orizzonte ideale in cui si iscrive una certa idea di "ordine", nonché, in definitiva, una certa idea di città. Ci si potrebbe domandare cosa spinge una consistente parte della sinistra a tanto autolesionismo. È difficile pensare a un modo più succube per accogliere la visione del mondo della destra e per rinvigorirla, continuando a garantirle un'incontrastata vittoria "culturale", se mi si passa il termine. La sinistra fiorentina, incapace di scegliere, è in preda alla schizofrenia: da una parte fu pronta ad accogliere il Forum europeo, dall'altra segue la destra nella crociata sul decoro e sulla tolleranza zero. Non è bastato, evidentemente, averli emulati per anni nella campagna sulla "sicurezza" [non la sicurezza "sociale", naturalmente: per occuparci di quella aspettiamo di aver privatizzato lo spazio - tempo].

Ma la città aperta non si è fatta attendere a lungo. Sulla mailing list del forum sociale vengono architettati primi tentativi di disobbedienza civile. Si pensa ad un appuntamento sugli scalini del Duomo, per i pochi rimasti in città: una piccola prova generale di una grande iniziativa fissata il 2 settembre. Siamo una decina di persone, pronti a sederci sulle gradinate e a farci multare. Prendiamo posto; naturalmente vogliamo anche parlare con i passanti, con gli immigrati, con i turisti sconcertati che vengono fatti alzare mentre consultano le guide.
Non appena seduti ci raggiunge un numero spropositato di vigili urbani. L'operazione decoro tiene impegnato molto personale pagato con i soldi pubblici: altro che bilancio partecipativo. Immediatamente si crea attorno a noi una folla, che solidarizza con la nostra piccola iniziativa, quasi spontanea, che il giorno dopo avrà grande spazio sull'informazione cittadina, aprendo un dibattito fino a quel momento incredibilmente inesistente. Fra i primi a fermarsi, un prete, che viene sugli scalini a stringerci la mano. Ma c'è anche qualcuno, che ci accusa di volere il "degrado" della città, e di volerla rendere un immondezzaio. Spieghiamo che i nostri corpi non trasudano catrame sulle scalinate. Chi ci accusa compie un corto circuito logico, associando il fatto di sedersi, magari di ristorarsi, al fatto di lasciare per terra carte e resti di ogni genere. In tal caso basterebbe multare chi sporca. Anzi, non basterebbe, perché il comune dovrebbe decidersi a promuovere in centro una capillare raccolta differenziata dei rifiuti, dato che il vero problema è non sporcare il pianeta e non limitarsi a lustrare la vetrina.
Vengono prese le nostre generalità, anche quelle di Gabriella [che non siede sui gradini perché è in carrozzina], così come quelle di chi "solidarizza" con l'iniziativa. Dicono che non ci verrà fatta alcuna multa, ma poi i verbali arriveranno a casa di sei di noi.

La giunta ritira il divieto

La situazione è paradossale. Sediamo sugli scalini in mezzo al traffico, multati per aver contribuito al degrado della città e per aver attentato al decoro dei monumenti religiosi. Inseguendo un danno immaginario [al "decoro"], si continua ad arrecare un danno reale ai nostri monumenti, con i gas di scarico di autobus e macchine. Comprese le auto dei vigili urbani, bellamente parcheggiate sotto i marmi anneriti del Duomo. Ogni anno i marmi della Cattedrale si assottigliano, rischiando di sbriciolarsi come gesso. Nel nuovo millennio, neppure il cuore della città è pedonalizzato.
Ormai la discussione si è aperta. L'appuntamento del 2 settembre cresce: la parte più viva della città si ritroverà su quegli scalini. Oltre al Social forum ci sarà il Laboratorio per la democrazia, Medicina democratica, la Rete di Lilliput. Don Santoro, che di degrado ne sa qualcosa e che sta portando avanti un importante progetto [vedi scheda], mi scrive: "Domani sarò con voi portando l'adesione della Comunità delle Piagge. Ci sarò come cittadino e come prete indignato".
Ma il giorno prima del grande appuntamento arriva una telefonata: la giunta ritira il divieto di sedersi sugli scalini, durato poco più di un mese. La destra dichiara: "la retromarcia sul decreto antibivacchi conferma la sudditanza del governo cittadino nei confronti dei no global". O dimostra che forse è possibile, per la sinistra, non sposare l'idea di città che ha la destra?