3 luglio 2003
Una Far West Appennino
reportage di Daniele Barbieri
C'era una volta [e c'è ancora, sebbene per poco] un gruppo di persone in una zona dell'appennino, tra toscana e emilia, che ristruttura e fa rivivere casolari e campi, abbandonati da decenni, mettendoci passione, e soldi.
Adesso la regione toscana ha messo in vendita i «suoi» immobili. A prezzi da immobiliariLa resistenza sta per finire. Anche il piccolo paradiso terrestre della Campanara sullAppennino tosco-emiliano sarà presto normalizzato. Siamo appena fuori dalla piccola Palazzuolo sul Senio [geograficamente emiliano-romagnola, ma fiorentina da un punto di vista amministrativo]. Cinque chilometri di strada bianca ora asfaltata, dopo una strenua resistenza alle ruspe e le successive denunce portano fino ai 750 metri di altezza. È un panorama stupendo, un patrimonio quasi intatto di flora e fauna, una fonte di ossigeno per tutti. Non per caso qui si incontrano, sacco in spalla e scarpe robuste, escursionisti veri, dunque pochi. Nel giugno e luglio 1999 il quotidiano «il manifesto» [in quasi solitudine] raccontò la resistenza anti-ruspe. Dietro lo striscione «Il bosco è di tutti, anche voi avete il diritto e il dovere di rispettarlo», giovani e meno giovani si erano armati solo di chitarre, la loro unica organizzazione consisteva nellabbracciarsi stretti stretti allarrivo dei carabinieri. Lazione più minacciosa che compirono fu cantare «Omo se nasce, brigante se muore», vecchia canzone del Meridione in lotta contro i conquistatori piemontesi. Quando, l8 luglio, i carabinieri tentarono a spintoni e cattive maniere di sciogliere [senza riuscirci] uno dei blocchi «umani», chi scrive era presente e ascoltò una guardia comunale ammettere, a bassa voce: «È vero, avete conservato tutto e ora vi cacceranno per vendere a quattro ricchi scemi; è proprio una vergogna». Una profezia purtroppo destinata, ora, ad avverarsi.
Allora vivevano qui una quarantina di persone, divise in sette nuclei. Alcuni avevano occupato quindici anni prima, altri erano arrivati nel 96-97. I giornalisti a caccia di etichette li definiscono «squatter rurali», o peggio, come gli altri gruppi simili ad Arezzo o Siena, o i famosi «Elfi del gran burrone» che però vivono in una zona quasi irraggiungibile.
Avevano trovato, arrivando, terreni e casolari in stato di totale abbandono che, nel caso di Campanara, erano di proprietà demaniale, ovvero della Regione Toscana, e formalmente gestiti dalla Comunità montana dellAlto Mugello. Gli occupanti, spiega Ilaria Corno, che era al cosiddetto villino 13, iniziano i lavori di ristrutturazione dei casolari e il riordino dei terreni, ovviamente a spese loro. Allinizio, la risposta delle autorità è «leggera»: denunce e querele civili. Così, per anni, quelle proprietà pubbliche vengono mantenute «in buono stato conservativo», mentre i casolari tornano a essere abitati dopo anni, in taluni casi decenni, di abbandono.Affittuari, non proprietari
A questo punto, è sempre Ilaria a raccontare, arriva la decisione degli enti competenti di mettere in vendita, con piani biennali
scaglionati, lintero patrimonio. «Noi andiamo a informarci - raccontano alcuni occupanti - e le cartelle delle vendite sono abbinate a quelle con la scritta Tav, cioè lAlta velocità ferroviaria. La Regione motiva il bisogno di vendere con il fatto che, per loro, è impossibile gestire un territorio montano così vasto Cosa di cui ci eravamo già accorti. Ci proponiamo come sostituti alla loro gestione, senza però trasformarci in proprietari; a parte la mancanza di soldi, alcuni di noi sono anarchici, dunque contrari per principio alla proprietà privata.
Ci viene chiesto di legalizzarci con associazioni e richieste formali. Per un anno e più si mette in scena un balletto, nel quale noi
presentiamo più progetti che vengono considerati irrilevanti o incompleti. Il disaccordo si può riassumere così: loro sono interessati ad attività produttive, mentre la nostra filosofia è lauto-sufficienza che, fra laltro, garantisce di salvare i luoghi da speculazioni edilizie o di altro genere».
Intanto il progetto della Regione Toscana, vendere tutto, va avanti con stime, bandi di concorso e lavori definiti di «rivalutazione del territorio». In particolare si comincia ad asfaltare. «La logica è sempre quella: urbanizzare i terreni rurali, cioè snaturarli, farli diventare tutt'altro in nome di una ipocrita salvaguardia dei beni», commenta Ilaria.
Lopposizione degli abitanti provoca crescenti pressioni e intimidazioni sia dellente che delle «forze dellordine». Alcuni occupanti preferiscono andarsene da Campanara. Restano una decina di persone, decise a far valere i loro diritti, ma anche quel buonsenso che imporrebbe di salvare il piccolo «paradiso terrestre». Per alcuni che hanno mollato [non troppo di buon grado] arrivano altri occupanti in zone vicine, subito mandati via con le cattive. E i contratti promessi vengono ufficialmente bloccati. Parte il secondo «piano biennale». I beni vengono posti in vendita in grossi lotti [3, 4 o 5 stabili, più i terreni] a 200 mila euro o più. Secondo la Regione Toscana, il processo è «irreversibile». Alcuni occupanti ognuno secondo le proprie possibilità chiedono di poter affittare o lo smembramento di alcune «particelle» per acquistarle, «per continuare a vivere in un territorio ormai abitato solo da noi» precisa Ilaria. Le risposte sono nuove denunce; o meglio quelle civili si trasformano in penali [laccusa è aver recato danno allo Stato] mentre sfratti e sigilli vengono posti ad alcuni stabili e si dà corso alle ordinanze di demolizione delle tettoie agricole usate per la legna o per riparare gli attrezzi.
«Unaltra mossa, ben studiata, è concedere solo ad alcuni lo smembramento, per dividere gli occupanti - spiega Ilaria - Ci viene detto che comunque nessuno ha diritto di prelazione». Il tutto viene pubblicato sul Burt, il Bollettino ufficiale della Regione Toscana [www.regione.toscana.it/burt/patrimonioagricoloinvendita]. Si può acquistare tramite una prima fase di contrattazione personale e la successiva messa allasta. Il bando di concorso è rimandato di mesi, con levidente scopo di avere più acquirenti e giocare al rialzo «su prezzi già non popolari, cioè quattro milioni di lire allettaro per terreno montano» precisa ancora Ilaria.Prezzi solo per ricchi
Coloro che hanno richiesto contratti come affittuari possono solo lasciare la casa [sul groppone le denunce] senza potersi avvalere minimamente dei loro lavori [mai stimati dallente] che pure in certi casi hanno sicuramente salvato gli edifici dal crollo e il terreno da un pericoloso degrado. Chi vorrà riscattare terreni bonificati e stabili - ristrutturati con le sue mani - dovrà pagare cifre enormi, con la «spada di Damocle» dellasta.
Le domande che restano in sospeso sono così riassunte da Ilaria: «Quale alternativa resta a noi ingenui che abbiamo permesso, con il nostro lavoro, di mantenere vendibili queste proprietà? Quale coerenza cè fra la dichiarazione della Regione Toscana di voler ripopolare [e rivalutare] questi territori abbandonati e il venderli a prezzi accessibili solo a grandi finanziarie? Oltretutto, mentre si spendono molti milioni per promuovere feste paesane e sagre 'medievali', buone più che altro per turisti o cittadini di passaggio, propagandando il valore dellartigianato e dellarte contadina, ci si beffa di coloro che tutto ciò cercano di viverlo davvero».
Questi terreni sono stati acquistati dallo Stato venti o trentanni fa per poche lire in quanto spopolati; le case trasformate in ruderi e salvate dagli occupanti oggi vengono considerate «investimenti», ovvero seconde-terze case di qualche ricco o agriturismi alla moda, mentre potrebbero essere non solo la soluzione per famiglie che qui vogliono vivere tutto lanno, ma soprattutto per persone che hanno concretamente mostrato di cercare unalternativa eco-compatibile: quasi tutte le case sfruttano lenergia solare e canalizzano lacqua direttamente dalle fonti [la «cattiva chimica», qui è sconosciuta].
È ancora Ilaria a tirare le somme: «Evidentemente, la salvaguardia delle risorse e la ricerca di uno stile di vita rispettoso dellambiente sono chiacchiere buone solo per i convegni. Poi ci obbligano ad andar via oppure a incorporarci in quel sistema che tutti dicono sta già scoppiando. Orwell in confronto era uno sprovveduto. Io credo che non accada solo in un luogo sperduto come Campanara ma in tanti altri della Toscana e dellItalia. E bisogna mettere in conto le prese in giro ['Chiamate la settimana prossima' è una frase che abbiamo sentito duecento volte] e tutti i soldi spesi in raccomandate e progetti».
Gli avvocati dicono che da un punto di vista «strettamehte legale» gli [ormai ex] occupanti hanno torto. Ma per Ilaria e altri «anche se perderemo, anche se siamo dei Don Chisciotte, che almeno tutto questo non finisca nel dimenticatoio, che si sappia che le chiacchiere ecologiste di certi amministratori sono solo fumo e cemento, condite da denunce e prezzi solo per ricchi».