31 luglio 2003
Il giardino segreto dell'Eur
Breve viaggio, a Roma, in un angolo di città dove gli uomini vivono incontri sessuali casuali.
Un girone dantesco, forse un inferno. Ma contiene un mondo che non ha altro spaziodi Fabrizia Di Lalla
C è un posto a Roma, di fronte al cosiddetto «Colosseo quadrato» dellEur, che esiste solo quando è buio. Di giorno dominano gli uffici e destate, la sera, ci sono discoteche e luci abbaglianti tuttintorno. Però, tra la musica e il rumore si trova un parco buio, luogo dincontro di persone omosessuali. Niente a che vedere con la prostituzione. Me lo racconta P. Lui lo chiama «il boschetto» e dalle sue parole capisco che rappresenta molto di più di un «luogo dappuntamenti». Del resto, un posto simile serve a contenere esigenze, vicende personali e un mondo «represso» che evidentemente non trova altro spazio per emergere.
«Durante il giorno», mi dice P.,«i rapporti che ho con gli uomini sono freddi, convenzionali, devono necessariamente esserlo. Così a volte ti senti disperato, le persone lo avvertono e perciò ti evitano, e tu diventi ancora più ossessivo Al boschetto ho spesso paura della polizia, che sembra si diverta a spaventare i froci, e anche dei gruppetti di Skin-head che talvolta attaccano briga. Penso che la paura e il fascino di questo luogo rappresenti tutto il timore e lattrazione per lerotismo e la virilità».
Continua a raccontare P.: «Appena arrivo faccio la pipì, è un po come se marcassi il territorio Ci sono tante persone che vi si aggirano, alcune le riconosci. Ce nè uno, per esempio, che probabilmente ha disturbi psichici, il suo volto è sfigurato e ha i seni rifatti. Cammina con una bottiglia di grappa in mano, si tira giù le mutande e ti chiama. Oppure cè gente che magari quando ha finito di lavorare, prima di tornare dalla moglie o dalla fidanzata, si ferma per farsi fare un bocchino. Io provo una grande eccitazione. Dopo una giornata formale, mi sembra di trovarmi in un grande luna-park della mascolinità, dove si giocano gli istinti senza sentirsi giudicati. Se ti va puoi inventarti un ruolo: quello del super maschio fottitore, per esempio. E' una recita, in un certo senso ci proteggiamo dalle emozioni. Al boschetto nessuno ti vede in faccia. Finisce sempre che qualcuno mi tira giù le mutande e mi fa un bocchino, ma accade tutto in modo molto casuale. Se capita una serata che ti senti desiderato, acquisti punti e puoi aspirare a qualcuno che ti piaccia; altrimenti ti accontenti e inizi a prestarti ai rapporti più rischiosi e ci stai male.
In realtà io desidero di più, ma in un certo senso è anche quello un modo di prendersi cura del piacere dellaltro Una volta uno mi ha chiesto di prenderlo a schiaffi, allinizio gli ho risposto di no, ma poi mi sono sentito disperato e lho fatto, mentre lui si fingeva sofferente. Gli ho pure sputato in faccia mentre gemeva, ma provavo comunque un fondo daffetto, mi ricordo che gli accarezzavo i capelli. Poi gli ho chiesto scusa e lui mi ha risposto: Ho recitato bene, eh!. Entrambi stavamo giocando un ruolo, senza mettere in gioco nulla. Finché non scopo non vado via. Quando torno a casa sono sfinito, ho tutte le mie sensazioni addosso, come quando giochi per ore ad un video-games e quando smetti continui a vederti le immagini davanti».
Qualche sera fa siamo andati insieme al boschetto, io e P. Sembrava un girone dantesco: paradiso, purgatorio o inferno non saprei dirlo. Mi ha colpito il silenzio assoluto, sembrava di essere soli tra ombre, sagome di tutte le età incorporee ed eteree. P. mi fa vedere i posti caratteristici, alberi che paiono abbracciarsi, alcuni per le orge ed altri più isolati per il sesso a due, mi spiega. Ha ragione P., qui non si riesce a scorgere il volto di nessuno.
Sembra una caccia, una danza rituale, un patto segreto.