02 ottobre 2003
La rete dei comuni solidali
POTREMMO INVENTARE una cornice più ufficiale, per raccontare la nascita di questo progetto, ma non sarebbe veritiera. Ci sono dei predellini, nei pulmann scassati che attraversano paesi lontani, in questo caso l'Alta Amazzonia, in Perù, messi lì apposta per costringere il viaggiatore a far funzionare tutto, del proprio corpo, e per primo il cervello. Se dorme, casca.
L'idea di fondare quella che poi è diventata la "Rete dei comuni solidali: comuni della terra per il mondo" è nata così. Alcuni amministratori, durante un viaggio di cooperazione internazionale, hanno cominciato a ragionarci su. La situazione molto diversa dai quella dei propri paesi; la stanchezza, la scomodità, l'essere sbatacchiati dal pulmino che arrancava sulle piste, sono state condizioni indispensabili per ottenere il meglio: lucidità e coraggio. "Avevo accettato di partire sull'onda dell'entusiasmo - racconta Angelo Elia, sindaco di Carmagnola, in provincia di Torino - ma nei giorni seguenti ho pensato molte volte di fare marcia indietro, risucchiato dai problemi del comune, che sono sempre troppi, tutti da risolvere, tutti urgenti. Quando sono tornato, dopo soli dieci giorni, i problemi avevano un altro ordine di importanza".
La Rete prende forma in alcuni piccoli comuni piemontesi: Moretta, Bra, Carmagnola, Beinette, Borgo San Dalmazzo. Dove l'economia è ancora legata all'agricoltura: vino nelle Langhe, frutteti, verdura. L'autunno è periodo di sagre. Il peperone, legato a Carmagnola, viene in origine proprio dal Perù. "Abbiamo ricevuto tanto dai paesi del sud del mondo ed è giusto che cominciamo a restituire qualcosa". Gli amministratori che hanno elaborato il progetto lanciano la proposta, ai comuni di tutta Italia, per un'associazione che coinvolga direttamente i comuni "ricchi" con i comuni "poveri". Questo dopo aver conosciuto altre organizzazioni della cooperazione internazionale, e dopo aver individuato anche qualche pecca e lentezza burocratica.
Coco Cano, assessore alla cultura di Carmagnola, pittore uruguaiano e amico di Eduardo Galeano, è uno dei fondatori della Rete. È stato proprio Galeano, un anno fa, a tenere a battesimo l'associazione. L'idea non è quella di sostituirsi alle organizzazioni non governative: sarà cooperazione decentrata, progetti piccoli e mirati, sviluppo del microcredito. Non solo asfalto, lampioni, fognature, ma anche la possibilità di guardare lontano. "Energia nuova, dunque - scrivono gli estensori del progetto - che, a partire da noi stessi, dal nostro impegno, ci può aiutare a relativizzare quei problemi che spesso ci troviamo a dover risolvere nelle nostre città vivendoli come insormontabili".Sambuco, Cuneo, 89 abitanti
Occorre liberare i comuni e le loro amministrazioni dalla concezione di luoghi adatti a svolgere solo lavoro di routine. La macchina organizzativa, anche se piccola, può farsi carico di nuovi obiettivi: aggregazione con altri comuni, progetti che abbiano uno specifico riferimento alla qualità della vita. Il primo comune ad aderire alla Rete è stato quello di Sambuco, in provincia di Cuneo. Ottantanove abitanti, un segnale preciso: per costruire una cultura di pace e attenzione verso il resto del mondo non occorre investire miliardi e avere a disposizione uffici e personale. Inoltre, consorziandosi, è ancora più facile superare problemi tecnici.
Sono piccole cifre [sottratte alla vita culturale dei paesi, fatta di associazioni, pro loco, bande musicali], quelle che possono essere estrapolate dal bilancio di comuni con poche migliaia di abitanti. Cinquecento euro è una somma che "sparisce", se inglobata nel bilancio di una organizzazione umanitaria; ma se si uniscono tre piccoli comuni, con 1500 euro si costruisce un pozzo in Niger.
La Rete ogni anno organizza viaggi. Gli amministratori dei piccoli centri sono facilitati dal loro rapporto con il territorio: un consigliere che partecipa a un viaggio coinvolge tutta la comunità, prima durante e dopo. I comuni che aderiscono possono partecipare ai progetti che già esistono, oppure proporne altri che verranno messi appunto in "rete". I comuni possono diventare "capofila" nella propria provincia o regione: è il caso di Polizzi Generosa, comune siciliano nelle Madonie che mette insieme una quindicina di altri comuni. Oppure del consorzio dei comuni della Val Camonica [in provincia di Brescia], capofila di quarantasette comuni [Ponte di Legno, Boario Terme eccetera].
I progetti vengono individuati attraverso presenze sul luogo di persone che diano garanzie: cooperanti, missionari, cooperative. Vittoria Savio è una di loro. Ex insegnante di Chieri, vive da trent'anni a Cuzco, in Perù. Dove ha aperto, a due passi dal mitico Machu Picchu, una casa di accoglienza per togliere le bambine dalla strada. A Lima c'è un progetto con il Cenca [istituto di sviluppo urbano] per i bagni ecologici. Un altro prevede la costruzione di pozzi in Niger, a Zinder e nella capitale, Niamey, con l'Università. Moretta, paese conosciuto per i caseifici, ha avviato un progetto in Burkina Faso per insegnare a migliorare la trasformazione e la conservazione del prodotto lattiero.
Attualmente la Rete è costituita da 115 comuni, ed è in continua crescita. Alcuni dati sulle adesioni: il comune di Ciminà, in provincia di Reggio Calabria, 700 abitanti; quelli della provincia Granda di Cuneo: Borgo San Dalmazzo, Roaschia, Robilante; quelli "olimpici" dell'alta Valle di Susa: Sestriere, Bardonecchia e la Comunità montana. E poi Torre Pellice, Pinerolo, Perosa Argentina nelle valli valdesi: i comuni della Resistenza ai nazifascisti, come Boves [Cuneo], Coazze [Val Sangone], e nelle Langhe, come Neive, Mango. In provincia di Treviso c'è Mansuè, in quella di Vicenza Montecchio Maggiore dal 30 dicembre all'8 gennaio la Rete organizza, insieme all'associazione "Terra patria", una marcia solidale nel deserto, quindici chilometri tra dune, accampamenti tuareg, nomadi Peul, villaggi. Ogni trenta iscritti, il finanziamento di un pozzo. Primo premio, un dromedario tuareg, secondo premio un cavallo Haoussà, terzo premio un bue Zebù, quarto un asino, quinto un montone, e a scendere capre a volontà.