24 luglio 2003

La controriforma del cemento


La Camera discuterà presto la «riforma» della legge sul governo del territorio.
Il governo propone all'Italia il pessimo «modello Milano»: basta con l'urbanistica,
con i piani regolatori, scordatevi la partecipazione. Largo agli speculatori

di Paolo Berdini

In questo scorcio estivo, la Camera sta per iniziare a discutere la riforma della legge sul governo del territorio. La maggioranza ha infatti inserito nel calendario dei lavori della commissione competente l’inizio del dibattito. Nella precedente legislatura, il centro sinistra non ebbe la forza per far approvare un testo su cui si era verificata una sostanziale convergenza anche delle forze dell’allora opposizione. Oggi, a rapporti di forza rovesciati, il Polo delle libertà ha ripreso l’iniziativa presentando un testo di legge firmato da tutti i gruppi di governo. La discussione diventerà serrata a partire dalla ripresa autunnale e ci sarà tempo per approfondire i vari testi che i gruppi del centro sinistra presenteranno per contrastare l’iniziativa liberista. Fin d’ora è però importante mettere in evidenza i contenuti che la destra vuole far passare nel Parlamento, così da avere strumenti critici per delineare un’alternativa possibile.

Iniziamo con una piccola ma importante nota di contesto. Il principale estensore del progetto di legge è l’onorevole Lupi, che ha ricoperto il ruolo di assessore all’urbanistica nel comune di Milano. Come noto, proprio la città lombarda ha avuto l’ambizione di
delineare un’alternativa radicale nel governo del territorio: basta con l’urbanistica, con i piani regolatori e con la partecipazione. Il liberismo aveva bisogno di spegnere questa pur timida prassi democratica, frutto del pensiero liberale. Così Milano ha sostituito al piano regolatore un generico «documento di indirizzi» su cui intavolare continue trattative con la proprietà immobiliare. È del tutto evidente che gli interessi collettivi che l’urbanistica cercava [spesso male!] di tutelare, vengono subordinati ai desideri della proprietà e al solo rendimento economico. Il bisogno di spazi pubblici, del verde, dei servizi, lo stesso funzionamento delle città sono entità lontane. Il trionfo di una visione privatistica e economicista della società.

La proposta di legge della maggioranza di governo ha l’ambizione di imporre a tutto il paese il modello sperimentato a Milano.
Nonostante i primi vistosi segnali di crisi della politica della destra che affiora in ogni campo, la maggioranza pensa di chiudere i conti con il pensiero progressista. Tre, in particolare, sono gli elementi pericolosi contenuti nel progetto di legge. Il primo riguarda l’introduzione del concetto di «diritto edificatorio», finora assente nella nostra legislazione: era il piano urbanistico che attribuiva l’edificabilità dei suoli. La proposta afferma invece che «i diritti edificatori sono attribuiti indipendentemente dalle destinazioni d’uso». È il trionfo della proprietà immobiliare, una restaurazione conservatrice che avrà effetti devastanti sulla vita delle nostre città. Il secondo punto riguarda la cancellazione della possibilità di tutelare il territorio attraverso i vincoli paesistici che sono stati alla base della famosa legge Galasso del 1985 e dei piani paesistici. Infine, viene addirittura aperta la porta alla possibilità che la potestà di redigere i piani urbanistici sia affidata anche a soggetti differenti dalle amministrazioni pubbliche, In altri termini, ai privati potrà essere affidata una prerogativa pubblica per eccellenza.

Il liberismo sposta dunque poteri e prerogative a favore dei privati e demolisce il ruolo delle amministrazioni pubbliche. Le associazioni culturali, ad eccezione dell’Istituto nazionale di urbanistica, che per bocca del suo presidente, Giuseppe Campos Venuti, ha operato una apertura di credito tanto inopinata quanto accompagnata da parole di feroce critica verso una proposta di un esponente dei Ds, si vanno orientando per una decisa opposizione ad una proposta che rappresenta la cancellazione del concetto di controllo pubblico del territorio.
La speranza è che in autunno le forze progressiste riescano a imporre i concetti di partecipazione e di vivibilità delle nostre città: il primato cioè di una visione pubblica.