28 agosto 2003

Il castello di Gallura
reportage di Anna Pizzo


IL CASTELLO DI GALLURA è un villaggio nel comune di santa Teresa, in località Porto Quadro, a soli 100 metri dal mare, in una delle zone più suggestive della Sardegna". C'è scritto proprio così, nel sito internet dell'agenzia che promuove uno degli insediamenti in costruzione a Santa Teresa di Gallura. Ma la legge non proibisce nuove costruzioni con distanza dal mare inferiore ai 300 metri?
La Proprietà immobiliare Porto Quadro Srl e l'impresa di costruzione Garbari di Trento vantano la contiguità con quel tratto di mare che unisce la Sardegna alla Corsica. Incerto tra suggestioni medievali e tentativi di imitazione della Costa Smeralda, "Il castello di Gallura" dimostra come anche la Gallura sia entrata nel gotha delle coste prese d'assalto dagli appetiti edificatori che, uniti al crollo delle borse, hanno ringalluzzito il mercato delle "seconde case".

I dati sono del Wwf che da anni, in collaborazione con la Guardia di finanza, mette a punto una mappa delle coste sarde. Malgrado i vincoli di inedificabilità, lungo le coste della Sardegna si continua a costruire. Non solo nella Costa Smeralda sono sorti in poco tempo imponenti cantieri a pochi metri dal mare, grazie al trucco per cui, pur nella fascia dei 300 metri dalla battigia, sono fatti salvi dal regime vincolistico dei piani territoriali paesaggistici perché inseriti nei cosiddetti "piani di lottizzazione convenzionata". La Cala dei Ginepri di Arzachena ha subito questo trattamento, un grande albergo vista mare, così come la "ristrutturazione" di una vecchia costruzione a Capriccioli [nella zona di massima tutela nel piano paesistico della Gallura] ha comportato la lievitazione dei metri cubi e la costruzione di una piscina praticamente sugli scogli.
E non si tratta di casi isolati: nel 2000 in Sardegna sono state realizzate 9261 costruzioni, 1677 delle quali illegali, collocando così la regione al sesto posto nella classifica italiana delle costruzioni illegali. Bazzecole, in confronto a quel che potrebbe accadere se venisse realizzato il Master Plan, per ora bloccato: oltre 2 milioni di metri cubi, 2.400 ettari, 2.500 miliardi di vecchie lire, da realizzarsi anche nella fascia dei 300 metri dal mare; mille ettari di rocce a macchia da coprire con 850 mila metri cubi di ville e alberghi, campi da golf ed eliporto, 1200 miliadi di investimenti, se andasse in porto - come si augura Paolo "Fratello" Berlusconi - il progretto Costa Turchese, a sud di Olbia. Ancora: 150 miliardi di investimenti promessi dal costrutture inglese Michael Rockail ai comuni della costa tra Porto San Paolo e Siniscola [a sud di Olbia] per alberghi e residence; progetti faraonici anche da parte del nuovo "padrone" della Costa Smeralda, Tom Barrack, succeduto all'Aga Khan dopo aver sborsato, un paio di mesi fa, 340 milioni di dollari.

Ancora qualche dato generale prima di tornare a Santa Teresa: ogni anno vengono emesse dai comuni sardi almeno un migliaio di ordinanze di demolizione, quasi nessuna viene eseguita, mentre sono stati 35 mila i casi di abusivismo rilevati dal censimento regionale nel 2001.
Di fronte a questo deprimente scenario, Santa Teresa, una delle tre sole città sarde a poter rivendicare un piano urbanistico comunale, avrebbe potuto rappresentare una felice anomalia. E forse fino a pochi anni fa ci è in parte riuscita, sfuggendo ai circuiti del turismo "ricco" per via di una cittadina non bella, interamente ricostruita a metà del XIX secolo da piemontesi senza fantasia dopo il terremoto. Di recente, però, qualcosa deve aver fatto cambiare idea ai cittadini da sempre convinti, come dice Luca Pinna, responsabile in Sardegna del Wwf, che "la politica del mattone qui da noi non produce né reddito né occupazione".
Una pericolosa botta di megalomania. Il "Castello di Gallura" ne è un chiaro sintomo, come lo è il nuovo porto e, dulcis in fundo, la rinnovata piazza Vittorio Emanuele, che ha fatto esclamare a Vittorio Sgarbi "è uno schifo".
La costruzione del nuovo porto ha dato luogo ad una altrettanto abbondante produzione di carta bollata di ricorsi delle associazioni ambientaliste. Risultato: zero. Il porto, che ora può contenere una intera flotta, è vezzosamente circondato da un quartierino color zucchero filato con tanto di piscina e sito termale che minaccia di moltiplicarsi a dismisura e che, dicono gli ambientalisti, è costruito a valle del depuratore fognario.


Quanto alla piazza principale, prima del restyling era bruttina, oggi è un incubo, incerto tra suggestioni metafisiche e nostalgie del "ventennio". Il progetto è firmato da Gianni Paggiolu, architetto come il sindaco, Nino Nicoli, il quale, di fronte alle proteste di Sgarbi e a quelle del giornalista del Corriere della Sera Beppe Severgnini, ha nervosamente risposto: "È uno che viene in vacanza in questa terra credendo di trovarci gente con l'anello al naso".
Povero sindaco, da oltre otto anni alla guida della cittadina e da circa uno nel mirino [è il caso di dirlo] dei suoi detrattori: prima alcuni proiettili lasciati sul davanzale di una finestra del municipio e nella vasca di una fontana, poi il tentativo di forzare l'ingresso della sede dei vigili e l'irruzione notturna negli uffici protocollo e urbanistica. Infine, due bombe sotto le auto: prima sotto quella dell'assessorato ai servizi sociale e la scorsa Pasqua sotto la sua. Quelli del Wwf di Santa Teresa lo difendono, anche perché il primo cittadino è iscritto all'associazione ambientalista, ma anche Luciano Martino di Legambiente, amico di Nicoli, sostiene che sì, la nuova piazza è un orrore ma, aggiunge, "spero che un domani gli ambientalisti debbano occuparsi solo di questioni estetiche. Per ora i problemi sono ben altri".
C'è, per esempio, il nuovo campo da golf, del quale gli ambientalisti nulla dicono di sapere e di cui troviamo tracce nel sito del comune, alla voce "Settore edilizia privata". Si "rende noto che con Deliberzione del Consiglio Comunale n° 29 del 10 Giugno 2003 esecutiva nella forma di Legge è stato adottato Piano di Lottizzazione stralcio comparto "G11.6" - campo da golf e struttura alberghiera in loc. Li Mizzani Ditta So.Co. Medit". Un campo da golf in una terra dove l'acqua è più preziosa dell'oro? "Nessun campo da golf - ipotizza il responsabile di Legambiente - probabilmente si tratta dell'ennesima lottizzazione: un modo come un altro per aggirare gli ostacoli"