17 luglio 2003

"Io sono un Black bloc"
Cristiano da Genova in poi
di E.V.

Il 30 novembre, diversi gruppi di individui uniti nel black bloc hanno attaccato molteplici obiettivi sedi di multinazionali nel centro di Seattle. […] Questa azione è durata per oltre 5 ore ed è consistita nello sfondamento delle porte, delle vetrine, di tutte le vetrate e nella devastazione delle lussuose facciate dei megastore, delle sedi delle aziende o delle banche".
Così iniziava il comunicato del "blocco nero" del 30 novembre 1999 [www.tmcrew.org/chiapas/seattle/black_bloc.htm] che conquistò la ribalta mediatica di tutto il mondo.
Da allora, "blocchi neri" hanno dato vita, da soli o insieme ad altri gruppi, a tutte le giornate di azione globale che si sono succedute dal nord America all’Australia, all’Europa, occupando spazi, realizzando workshop, reti, e moltissime azioni dirette contro i simboli e i luoghi del comando. Ogni appuntamento del movimento globale è stato segnato dalla presenza di questa galassia eterogenea di reti informali, soggettività politiche ma anche singoli individui che viene definita Black Bloc. Un mondo che, per specifiche attitudini [rifiuto della rappresentanza, negazione delle relazioni comunicative ufficiali, informalità dell’organizzazione] suscita spesso reazioni opposte ma simmetriche che vanno dalla criminalizzazione assoluta, alla rappresentazione apologetica: un rischio che proviamo ad evitare, dando la parola ad un attivista italiano.
"Non si può parlare del BB come di un’organizzazione omogenea – spiega Cristiano – le stesse riviste, siti, opuscoli che fanno
riferimento a quest’area si caratterizzano per la loro atomizzazione e varietà; indice, di una profonda eterogeneità politica e culturale".

Composizione sociale BB

Si dice che i primi testi teorici del blocco nero abbiano origine soprattutto negli ambienti dell’ecologismo radicale, ed evocano una certa affinità culturale con le tesi del primitivismo, riuscendo però a trovare attenzione anche nelle metropoli urbane post industriali. "A Seattle – continua Cristiano – si ritrovarono attivisti e militanti di origini molto diverse: squatter, giovani disoccupati anarco-individualisti. In seguito, tante altre persone, spesso non politicizzate, hanno ulteriormente cambiato la composizione sociale del BB: marginali urbani, tifosi da stadio, casseur francesi".
Spesso, sociologhi e commentatori provano a rintracciare le origini ideologiche di quest’area, legandola alle teorie primitiviste di John Zerzan, o in altri casi, alla vicenda molto italiana di Alfredo Bonanno. "In realtà, quel che fa di una persona un Black Bloc è piuttosto la sua pratica, che tiene insieme strategia politica, tattica e forma organizzativa. In particolare, lo strumento tattico dell’azione diretta è, appunto, il Black Bloc, con tutto il bagaglio di immaginario rivoltoso, ‘puramente’ rabbioso, esteticamente tekno-punk e poco incline a qualsiasi forma di rappresentanza".
La questione delle modalità, delle relazioni con le altri parti del movimento e del ruolo della comunicazione costituiscono il vero nodo dell’esperienza Black; spesso, l’attitudine alla separatezza e all’azione diretta improvvisa e incontrollata ha determinato accese polemiche dentro il movimento. Il G8 di Genova fu l’esempio più clamoroso. Racconta Cristiano: "Genova è stato un capitolo particolare della storia dei BB; in quei giorni, il caos in città travalicò ogni esperienza e capacità di gestione, molti gruppi si dimostrarono mal organizzati, incapaci di comunicazione pubblica e disorientati dalla presenza di numerosi infiltrati: nazi-fascisti e appartenenti alle forze dell’ordine in prima fila. D’altronde, l’inaspettata [e sospetta] totale libertà d’azione lasciata al Blocco nero, da parte dei responsabili dell’ordine pubblico, servì per giustificare una repressione violenta e indiscriminata. Una vicenda che, senza dubbio, ci ha indotto una autocritica".
Una questione aperta che parla a tutto il movimento dei movimenti, senza reticenze ma anche senza moralismi. La costruzione di spazi pubblici condivisi e riconosciuti potrebbe consentire ad un’attitudine "radicale", ben presente nelle componenti giovanili [Evian e Salonicco lo hanno dimostrato], di non cadere in una deriva autistica.