30 settembre 2004

Il circo delle culture
di Stefania Milan


E’ durato cinque mesi il Forum Universale delle Culture di Barcellona che si è chiuso il 26 settembre. Ribattezzato “Fotut 2004”. Un flop: è stato visitato da tre milioni di persone, contro i cinque previsti, e chiude con un disavanzo di 32 milioni di euro. Le multinazionali che l’hanno finanziano affermano che si tratta di diversità culturale. Ma hanno mentito.
Lasciato alle spalle il vivace centro di Barcellona, si scende verso il litorale nord, oltrepassando il Villaggio Olimpico che nel ’92 ha inaugurato quel processo di “gentrification” che sta ancora cambiato la faccia della città. Le strade si fanno larghe, i palazzi diventano isole di uffici, intervallate da qualche palazzone di edilizia popolare. Il paesaggio urbano si trasforma gradualmente verso la fine della lunga Diagonal Mar, che taglia la città verso il mare: nuovi fiammanti grattacieli, cantieri ancora aperti e centri commerciali hanno preso il posto di edifici storici e di migliaia di abitazioni. Benvenuti a 22@, “la città della conoscenza e delle nuove tecnologie”, che ospita il Forum universale delle culture.

La prima cosa che si scorge all’orizzonte è un palazzone triangolare tutto blu e vetri a specchio, il cuore del Forum che ha ospitato la maggior parte delle conferenze. Tutto attorno, in un enorme spazio aperto di 50 ettari che ricorda un parco di divertimenti, il cemento grigio dei grattacieli interrotto solo da tende colorate e qualche quadrato di erba verde abitato da strane sculture. Sullo sfondo, oltre i cinque alti camini di una vecchia centrale termoelettrica sulla foce del fiume Besos, il Mediterraneo. Gli organizzatori l’hanno venduto come un “nuovo spazio creativo per la riflessione e la sperimentazione sui principali conflitti sociali e culturali che l’umanità sta affrontando”. Ma ci vuole poco per capire che si tratta di ben altro.
“Se fosse Disneyland sarebbe perfetto”, spiega Sebas, studente di antropologia e attivista. “Ma l’hanno chiamato Forum, e questo è sbagliato. Hanno rubato concetti e linguaggi dei movimenti sociali, appropriandosi del nome del Forum sociale di Porto Alegre”. In cartellone c’erano circa 1500 performance “culturali” tra cui 400 concerti (Sting e Carlinhos Brown tra gli altri), 45 conferenze tematiche e una serie di altri eventi paralleli. E’ costato quasi 3,4 miliardi di euro, due dei quali spesi per le sole infrastrutture.

Lo hanno sponsorizzato multinazionali come Indra, l’azienda spagnola che fabbrica armi e trae i suoi proventi anche dalla guerra in Iraq, Randstad, Hines, General Electric, Coca Cola, Nestlè, Endesa, Telefónica, Iberia, il gruppo bancario La Caixa. Organizzato da tre amministrazioni – la città di Barcellona, il governo autonomo di Catalogna e il governo spagnolo – e con il patrocinio dell’ Unesco, sarebbe dovuto essere un'occasione per discutere di pace, diversità culturale e sviluppo sostenibile. Ma si è rivelato ben diverso da un evento aperto a tutti: l'entrata ha il prezzo base di 21 euro (ma il biglietto per le conferenze va dai 28 ai 450 euro, più l'ingresso). Si entra con un codice a barre al polso sorpassando la trafila di controlli a raggi X e aperture di zaini. All'interno, telecamere arrampicate ovunque. All’inizio era persino vietato introdurre alimenti e acqua portati da casa, perché lo spazio del Forum è affollato dai chioschi delle multinazionali sponsor, finché le proteste per i sequestri di bottiglie d’acqua, termos e panini hanno obbligato gli organizzatori a ripensarci. Ma i cittadini non sono rimasti a guardare. E’ sorta l’Assemblea di resistenza al Forum: il loro sito Fotut2004 – www.fotut2004.org – è una parodia del sito ufficiale, e un libricino distribuito ampiamente in città mostra “l’altra faccia” del Forum.

I manifesti che smascherano le contraddizioni dell’evento dell’estate hanno colorato la città, oscurando la pubblicità ufficiale. “Per noi il Forum è stata solo un’operazione per ricostruire quella parte di città”, spiega Sebas, che fa parte dell’Assemblea di resistenza. “Una maschera per nascondere la trasformazione. Lo hanno inventato per avere il consenso della popolazione, visto che non era possibile organizzare ancora le Olimpiadi”. Nel 2004, infatti, finiscono i fondi stanziati dall'Unione europea per aiutare lo sviluppo degli stati membri che si affacciano sul Mediterraneo. “Gli organizzatori ci avevano invitato al Forum, ma noi non abbiamo voluto essere coinvolti”, spiega Sebas. “Non siamo contro la pace e la sostenibilità, ma contro l’ipocrisia dei potenti”. Il Forum ha attirato anche altre critiche. Molti intellettuali invitati dall’organizzazione, tra cui Noam Chomsky e Naomi Klein, hanno rifiutato di parteciparvi, come la prestigiosa Scuola della cultura e della pace dell’Università di Barcellona. Molte Ong che avevano pensato di prendervi parte hanno poi ritirato l'adesione, spiegando che il Forum doveva parlare di pace mentre i suoi sponsor si stanno arricchendo con la guerra in Iraq: tra loro il gruppo bancario La Caixa che è coinvolto nella ricostruzione dell’Iraq. Alcune delle critiche più feroci sono venute dall’Associazione spagnola di antropologia: il Forum è “un grandioso spettacolo vuoto che serve solo gli interessi dei suoi promotori”, ha dichiarato. Uno degli antropologi, Manuel Delgado, l'ha definito “un circo dove la diversità del genere umano sarà esibita come un maestoso e meraviglioso spettacolo di luci e colori”.

E spettacolare lo è stato: ha messo in scena ogni sera spettacoli diversi, mentre concerti di grandi nomi della musica internazionale hanno affollato il calendario della manifestazione assieme alle molte installazioni multimediali, tra cui quelle dedicate alle città del mondo e alla diversità culturale. I bambini delle scuole della regione hanno visitato il Forum in massa con le loro maestre, e cantato canzoni sul palco. C’erano anche le pareti dedicate ai graffiti, ma da riempire a tempi e modalità
stabilite: il Forum ha dimenticato che la creatività non va d’accordo con l’ordine. Non a caso l’Associazione di antropologia ha denunciato la mascherata della diversità culturale e l’uso della parola “cultura” per indicare un qualcosa di stereotipato, dove i cinesi devono giocare ai cinesi e gli africani devono fare gli africani. Un perfetto “zoo delle differenze”, ma pur sempre zoo.
La sostenibilità del Forum, altro elemento forte della propaganda, rimane ancora tutta da verificare. L’inquinata foce del fiume Besos non è stata risanata. La centrale solare costruita di fronte al mare produce energia rinnovabile, ma non è sufficiente per alimentare il funzionamento del Forum. La centrale termoelettrica di Besos dovrà comunque essere potenziata per fornire energia al nuovo quartiere.

Inoltre, Endesa, che finanzia il Forum, è il quarto produttore europeo di anidride carbonica.
Il Forum contro i cittadini, i cittadini contro il Forum. L’area del Forum che è stata ribattezzata 22@ era un quartiere povero che un nome ce l'aveva: Poble Nou. Ora, dopo il processo di riqualificazione urbana, ha cambiato faccia e nome. E abitanti: affittare un appartamento di 90 mq. costa ora circa 1800 euro, quattro volte più di prima, e i vecchi residenti sono obbligati a spostarsi altrove. La chiusura del forum ha lasciato una grande cicatrice. Ampie aree di Barcellona erano già state rinnovate per i Giochi Olimpici, e da allora la Municipalidad della capitale della Catalogna cerca di vendere l’immagine di una città crogiolo di culture, la città “della pace”. Un festival sulle culture del mondo pareva l’occasione giusta per un’ulteriore aggiustatina, ma nonostante gli sforzi dell’amministrazione locale per generare entusiasmo, fin dal 2001 è stato chiaro che sarebbe stato molto difficile connettere il Forum al tessuto sociale della città. L’Associazione dei quartieri di Barcellona, assieme a tante altre associazioni locali, ha accusato il Forum di ignorare gli interessi dei cittadini. Dal 13 al 17 settembre l’ennesima beffa per i cittadini: il Forum di Barcellona è stato teatro di un altro Forum, il secondo Forum urbano mondiale sulle città e sull'urbanizzazione organizzato da Un-Habitat, il programma delle Nazioni unite per gli insediamenti umani.

Vi hanno partecipato 5.000 delegati di governi, autorità locali e Ong di tutto il mondo per discutere i problemi delle città. All’interno, era in programma il convegno della campagna internazionale contro gli sgomberi “Sfratti zero” promossa dall’Alleanza internazionale degli abitanti (Iai) e lanciata durante l’ultimo Forum sociale mondiale di Mumbai. Ma la Iai e le altre 120 associazioni che lottano contro le violazioni del diritto alla casa hanno scelto di uscire dal Forum per incontrare le associazioni di abitanti, il movimento okupa e i movimenti altermondialisti in un ambiente meno compromesso con l’ingiustizia. “Non concepiamo quel tipo di Forum come spazio legittimo e abbiamo preferito uscire”, ha detto Cesare Ottolini della Iai. La giornata è stata ospitata nella sede del sindacato Confederación general del trabajo e vi hanno partecipato, tra gli altri, il sindaco di Bobigny, capofila delle trenta città finora dichiarate “libere dagli sfratti”, e il coordinatore del Comitato Onu sugli
sgomberi, che ha distinto tra legalità e legittimità degli sfratti. Sono stati presentati i primi risultati ottenuti da una mobilitazione ancora giovane, nata nel 2003 e che si rifà ai principi del Forum di Porto Alegre: a Nairobi, Kenya, la Iai è riuscita a frenare lo sgombero di oltre 500.000 famiglie. “Il diritto della città è la possibilità per gli abitanti di godere dei diritti umani, dalla casa alla salute all’ambiente, ed è anche il diritto della città stessa a esistere in quanto corpus. E’ un diritto da attuare con tutti gli strumenti possibili. A Barcellona è stato negato il diritto alla città a molte persone. Secondo questo concetto, Barcellona come città ha il diritto di resistere a chi fa speculazione”, spiega Ottolini. Il Forum chiude, ma la mobilitazione continua. Il prossimo appuntamento è per il 4 ottobre, Giornata mondiale contro gli sfratti che si celebra il primo lunedì di ottobre di ogni anno. Verso Porto Alegre 2005.

Links:
www.fotut2004.org – il sito dell’Assemblea di Resistenza al Forum
www.barcellona2004.org – il sito ufficiale
http://iai.opencontent.it – Alleanza Internazionale degli Abitanti