20 maggio 2004

Il municipio di Ascoli Piceno
di G.S.

San Benedetto del Tronto, provincia di Ascoli Piceno, una domenica di maggio. Un gruppo di manifestanti sventola bandiere arcobaleno e canta «Bella ciao» durante una comizio di Forza Italia, per ricordare al candidato della destra alla provincia di Ascoli Piceno che la coalizione che lo sostiene è la stessa che ha portato l’Italia in guerra. Il coordinatore comunale del partito di Berlusconi, dopo aver chiamato le forze dell’ordine a risolvere lo spiacevole inconveniente, ha dichiarato: «Mi chiedo se per cinque anni dovremo avere un presidente della Provincia che appoggia simili manifestazioni». Il possibile presidente della Provincia chiamato in causa si chiama Massimo Rossi. È la bestia nera della destra, da queste parti. Insegna in un istituto tecnico, viene dalla «nuova sinistra». È stato sindaco di Grottammare, paese di quasi quindicimila abitanti sulla costa adriatica di tradizioni moderate, che ha trasformato con il suo movimento «Solidarietà e partecipazione» in un laboratorio di democrazia e nuova cittadinanza.

Spese sociali più 400 per cento

Da queste parti, negli ultimi tre anni, tutti i comuni più importanti sono passati alla destra, tranne Grottammare, dove l’anno scorso si è votato per eleggere l’amministrazione comunale e dove l’erede di Rossi [che non poteva ricandidarsi per la terza volta consecutiva a sindaco] ha avuto più del sessanta per cento dei voti. «Nel corso degli anni avevamo bloccato una serie di previsioni urbanistiche come quella del ‘parco turistico’ – ci spiega Massimo – In tutto abbiamo tagliato un milione di metri cubi di cemento. Grazie a una serie di progetti locali che puntavano sull’ambiente e sulla cultura, come la costruzione di piste ciclabili e la ristrutturazione del borgo medioevale, siamo riusciti a raddoppiare le presenze turistiche. Inoltre, in sette anni la spesa sociale è cresciuta del quattrocento per cento, senza aumenti al carico fiscale ».
Ma la decisione di candidare alla Provincia l’ex sindaco di Grottammare, da molti ritenuta «naturale», è stata tutt’altro che liscia. L’idea è arrivata, nel dicembre scorso, da associazioni, movimenti locali, sindacalisti, missionari e cittadini, che hanno dato vita al «Forum permanente per la democrazia partecipativa e i diritti sociali», che si è presentato con un documento in cui si parlava della necessità di partire dai nuovi movimenti globali per rispondere alla crisi della politica, di costruire «una nuova democrazia», a partire dalla difesa dell’ambiente e dalla creazione di «istituti di partecipazione»: «Il programma per la prossima amministrazione deve ripartire da questo e non essere semplicemente funzionale alla vittoria delle elezioni e alla, auspicabile, sconfitta della destra», concludeva il documento.


La spinta dal basso ha scompaginato le carte, ma, in un primo momento, non è riuscita a superare l’opposizione dei Ds. La mossa successiva ,da parte dello schieramento, trasversale e inedito, che premeva per la candidatura dell’ex sindaco di Grottammare, è arrivata da una petizione, firmata nel giro di pochi giorni da centinaia di persone: «Per superare le attuali difficoltà occorre partire proprio dal territorio, e, pur non volendo sminuire altre esperienze amministrative, quella vissuta da Massimo Rossi a Grottammare è certamente un modello di grande spessore che merita di essere replicata nella gestione della Provincia», si diceva nel testo.
Così, quando anche i sondaggi commissionati dai partiti «ad uso interno» lo hanno dato vincente, e grazie all’intervento da Roma della segreteria di Rifondazione comunista, Massimo Rossi è stato scelto come candidato dalla coalizione di centrosinistra, che comprende, oltre al partito di Bertinotti, anche l’Italia dei Valori. Da quando la candidatura è diventata ufficiale, il suo telefono non ha smesso di squillare. Racconta Rossi: «Ricevo continuamente telefonate da parte di cittadini che si offrono di darmi una mano. Inoltre abbiamo ci sono state adesioni via sms all’appello che sosteneva la mia candidatura. C’erano persone di tutti i generi, anche molti migranti. Alcuni mi hanno scritto ‘Allah ti benedice’. Molti di questi messaggi li useremo come slogan. Sono loro, i nostri creativi».

I punti di forza del suo programma, a proposito delle competenze della Provincia, sono la costruzione di una metropoli

Il Parco marino del Picenotana di superfice da Ascoli a Porto Sant’Elpidio, l’istituzione del Parco marino del Piceno e investimenti nella formazione e nell’alta tecnlogia e per la creazione di fonti energetiche rinnovabili.
La destra candida il deputato di Forza Italia Gianluigi Scaltritti, appoggiato dalla Casa delle libertà, con l’esclusione della Lega, che corre da sola come l’Udeur [che ha deciso di uscire dal centrosinistra in polemica con la scelta del candidato]. Scaltritti produce accessori per l’abbigliamento ed è il presidente dell’associazione degli industriali di Ascoli Piceno. La sua candidatura rappresenta un modello di sviluppo che sta andando in crisi con la fine dei finanziamenti della Cassa per il Mezzogiorno e a causa dell’ingresso nel sistema globale di India e Cina, che stanno accaparrandosi fette di mercato, come quelle legate alle calzature e all’abbigliamento, fino ad oggi appannaggio delle piccole e medie imprese di quest’area.
Il programma elettorale del candidato della destra punta sulla promessa di ridurre il carico fiscale [ma non spiega come, visti i tagli del governo nazionale agli enti locali], cui aggiunge la minaccia di privatizzare i servizi e quella di costruire inceneritori per rifiuti. Scaltritti, sambenedettese, è stato eletto per due volte in parlamento, ma i più lo ricordano soprattutto per la celebre rissa nell’aula di Montecitorio con il suo collega di partito, e coordinatore di Forza Italia nelle Marche, Maurizio Bertucci. Fu in quell’occasione, che l’aspirante presidente della provincia di Ascoli Piceno urlò: «Questo non è più un partito, ma una banda di banditi».