5 febbraio 2004
Il business dell'elettrosmog
di Paolo Berdini
Poco prima di Natale il Sole 24 ore, giornale della Confindustria, ha pensato bene di fare un prezioso regalo ai propri lettori pubblicando unintera pagina sulle possibilità di guadagnare soldi da parte dei condomini. «Vivere in condominio è una spesa. Ma esistono anche alcune buone occasioni per ottenere dei guadagni», così recita lincipit dellarticolo. Nulla di male, direte: che male cè a ricavare fondi per poter, mettiamo, eseguire le manutenzioni senza gravare sui bilanci delle famiglie? No, in linea generale non cè nessun male. I problemi sorgono nel merito, poiché il suggerimento è che si possa far cassa istallando antenne per la telefonia cellulare: del resto, larticolo è corredato da una foto in cui è ritratta unantenna cellulare, una evidente sottolineatura a cogliere quel business. Così continua larticolo: «Listallazione sul tetto o sul lastrico solare di antenne per la telefonia mobile è senza dubbio unopportunità che attira molti, nonostante le polemiche sullinquinamento elettromagnetico».
Un piccolo ostacolo dunque appare allorizzonte. Migliaia di famiglie sono ormai preoccupate per la salute: sui terrazzi di troppi palazzi, infatti, sorgono come funghi antenne di tutti i tipi. A liberalizzare le installazioni ha pensato bene il governo Berlusconi e lineffabile ministro Gasparri, ma non cè ormai città, piccola o grande che sia, che non sia percorsa da preoccupazioni, proteste e dalla nascita di numerosi comitati contro linquinamento elettromagnetico. Una questione di grande portata sociale, la difesa della salute pubblica, viene elegantemente etichettata con la facile formuletta delle «polemiche». Ci sono due schieramenti contrapposti: gli inguaribili pessimisti affermano che linquinamento elettromagnetico è nocivo per la salute? Niente paura perché cè il provvidenziale partito degli ottimisti che sostiene il contrario. Si crea così il comodo teatrino dei pupi: se cè polemica è inevitabile che si debba trovare un salomonico punto di equilibrio, una mediazione tra posizioni entrambe estremiste. Del resto, non è così anche per quanto riguarda il preoccupante stato dellambiente?
Chi sostiene, dati scientifici alla mano, che siamo di fronte ad una crisi di proporzioni terribili per cui sarebbe opportuno delineare un nuovo modello di sviluppo viene etichettato come catastrofista. Sullaltro piatto della bilancia vengono poi presentati i rari esponenti che affermano che si tratta di fenomeni ricorrenti e non cè bisogno di alcuna correzione del rapporto tra uomo e ambiente. I due estremi si elidono e si va avanti così, spensieratamente.
Questa cecità trova nellarticolo del Sole una conclusione esemplare. «Le associazioni ambientaliste ricordano spesso che leventuale inquinamento elettromagnetico colpisce i condomini vicini, mentre il palazzo che ospita lantenna è più protetto. È questa una spinta ulteriore ad accaparrarsi lantenna per evitare che lo facciano i vicini che, così, otterrebbero il guadagno lasciando agli altri linquinamento». La questione dellinquinamento elettromagnetico non è dunque, come si diceva qualche rigo sopra, una «polemica». Si ammette che è un fatto reale ma si suggerisce comunque di guadagnare soldi scaricando sugli altri gli effetti nocivi!
È vero, si tratta di una costante nel pensiero e nella prassi del capitalismo: anziché porre la questione di regole condivise in grado di tutelare tutti, il suggerimento è quello di accaparrarsi di pochi soldi sapendo che possono produrre malattie -specie per bambini e anziani- nei nostri dirimpettai. Il problema non è dunque in coloro che, sulle pagine del giornale dei potenti, coniugano coerentemente le regole del peggiore darwinismo sociale. Il problema sta in quella parte della sinistra che ha preso a modello e mito questo pensiero regressivo e, come tutti gli ultimi arrivati, ne ha fatto ragione di vita contro qualsiasi critica alternativa.