14 ottobre 2004

Accoglienza: il diritto negato
di E.V.

"Assistiamo a un salto di qualità senza precedenti: con i respingimenti delle navi dalle coste siciliane e i rimpatri forzati, si stanno violando tutte le norme internazionali in tema di accoglienza, diritti umani e asilo politico". Il racconto è di Giampiero Cioffredi, per anni responsabile immigrazione per l'Arci e ora assessore alle politiche sociali per il municipio VII di Roma.
Cioffredi ha dovuto affrontare direttamente gli effetti "locali" delle nuove politiche governative sull'immigrazione. All'inizio di ottobre, un centinaio di eritrei richiedenti asilo ha occupato una palazzina sulla via Casilina, nella zona sud della capitale, di proprietà della Chiesa avventista del settimo giorno. Provenivano tutti dal cosiddetto "Hotel Africa", gli ex magazzini della stazione Tiburtina occupati per più di tre anni da centinaia di rifugiati politici africani: eritrei, etiopi, sudanesi, maghrebini. Ad agosto, l'amministrazione comunale ha deciso il trasferimento in diversi centri d'accoglienza, sbandierando ai quattro venti la gestione concertata dell'evento, e la "valorizzazione delle forme di autogestione sperimentate a Tiburtina" [parole di Walter Veltroni, sull'Unità del 19 agosto scorso]. La realtà è molto più complessa di come la descrive il sindaco di Roma: molti rifugiati sono rimasti fuori dalle strutture di accoglienza, altri hanno deciso volontariamente di non entrarvi perché l'organizzazione interna non rispettava la loro dignità e autonomia: rigidità degli orari, impossibilità di ospitare amici e parenti, assenza di cucine collettive.

Le reazioni della società civile e delle associazioni antirazziste ai rimpatri coatti delle ultime settimane non si sono fatte attendere. Tra esse, la forte presa di posizione della Cgil, che da subito ha partecipato alle mobilitazioni antirazziste. "Le espulsioni di massa immediate e la traduzione nei paesi di partenza - spiega Pietro Milazzo, responsabile delle poliche migratorie della Cgil siciliana - rendono impossibili l'accertamento della nazionalità e la possibilità di presentare richiesta d'asilo; inoltre, manifestano il tentativo di spostare sul fronte sud il problema del contenimento e della repressione dei flussi migratori. Tutto ciò porrà seri problemi di garanzie, di monitoraggio e di controllo sulle condizioni di vita e sulla tutela dei diritti umani dei migranti".

Il governo di Berlusconi e del "moderato" Pisanu fa orecchie da mercante ai richiami dei trattati internazionali e dell'alto commissariato per i rifugiati delle Nazioni unite.
"Nessuna associazione o organizzazione di soccorso ha avuto la possibilità di conoscere la nazionalità dei profughi e il paese di destinazione - afferma in un comunicato sulle espulsioni il Consorzio italiano di solidarietà - Appare molto probabile che, per il respingimento, sia stato utilizzato il 'modello Albania', una forma di espulsione collettiva verso l'ultimo paese di transito accertato, in questo caso la Libia. Non si sa se i migranti hanno avuto la possibilità di far valere il diritto di asilo, ma è certo, per modalità e tempi, che le procedure previste dalla legge non sono state seguite".
Il ministro dell'interno Pisanu pensa alla costruzione di tre centri di "accoglienza" sul modello dei nostri Cpt: due nel deserto e uno alle porte di Tripoli. L'Italia, oltre a contribuire al pattugliamento lungo le frontiere del deserto, dovrebbe fornire al regime di Gheddafi mille containers, seimila tende, e altre "strutture per la logistica".
Giorgio Napolitano, dei Ds, già ministro dell'interno sotto il governo Prodi, giudica "positivamente" l'iniziativa: "È un lavoro che va nel solco fatto dal centrosinistra verso Marocco, Tunisia, Albania- afferma - Occorre allargarlo ad altri paesi europei".

Il Libro verde sul rimpatrio delle persone che soggiornano illegalmente in Europa ribadiva, nel 2002, che le politiche di rimpatrio dei paesi dell'Unione dovevano rispettare la Convenzione di Ginevra sullo status dei rifugiati, il Protocollo di New York del 1967, le disposizioni della Convenzione europea dei diritti dell'uomo e la Carta dei diritti fondamentali approvata a Nizza nel 2000, che sancisce il diritto di asilo e vieta le espulsioni collettive.
Ciliegina sulla torta: la nuova legge in materia di diritto d'asilo rimane ancora bloccata in Parlamento; nel 2001, i veti incrociati delle forze politiche condussero all'abbandono di una legge già approvata da un ramo del parlamento. L'Italia è l'unico paese europeo senza una legge organica sul diritto d'asilo.
Un resoconto completo, diffuso dalla Rete antirazzista siciliana, sulla visita al "centro di accoglienza" per migranti di Lampedusa si trova su www.carta.org.