20 maggio 2004

Una gita in Val di Susa
di Chiara Sasso

Hanno bloccato un intero pullman con sopra la commissione di valutazione di impatto ambientale sulla Tav. Li hanno sequestrati per un’ora», questa la notizia che girava in valle di Susa, mercoledì 5 maggio. Esagerato. Volevano solo capire cosa ci facevano tutti quei tecnici insieme. Questo succedeva proprio il giorno che a Parigi veniva siglato l’ennesimo accordo fra i due governi. La valle di Susa è trafficata, ma non così tanto da far passare inosservata una improvvisata gita di tecnici e ingegneri venuti per un sopralluogo. Luigi, del Comitato No Tav, lo racconta così.
«Sera precedente, Sms di Ivana: ‘Chiamami con urgenza’, ‘Cosa succede ?’ Lei, agitata,: ‘Abbiamo avuto una soffiata, domani mattina la commissione di Via sarà in Valle, vengono di nascosto, non hanno avvertito la Comunità montana né i sindaci, ma noi ci saremo’.

Non ci penso un attimo. Sono d’accordo. Sì, prendo un giorno di ferie. Il tam tam è partito. Al bar, solito tavolino, si parla di programmi, di liste civiche, di partiti, di No Tav, di lotte [in valle si discute al bar, in mezzo alla gente che entra e che esce e che dice la sua]. Arriva Massimo con sua figlia Alice [tre mesi], loro due, Sandra e io abbiamo il compito di pattugliare la nostra zona e chiamare gli altri se intercettassimo gli intrusi. Partiamo. La gente quando ci vede esce di casa e si informa. ‘Cosa a suced?’[‘Cosa succede?’], spieghiamo che devono venire a fare dei sopralluoghi per la Tav. Risposta unanime della gente: ‘Non preoccupatevi, ci pensiamo noi, se arrivano scendiamo e vi telefoniamo’.
Arriviamo a Rivera, la piazzetta della chiesa è piena di gente. Massimo mi chiede se sono lì per la messa. No, no sono lì per aspettare il pulman, per lottare contro l’alta velocità. Il tam tam cresce, ormai la Valle intera è in allarme. Di quelli là non si vede l’ombra. Antonio [il presidente di comunità montana] ha sentito l’assessore regionale Casoni che gli assicurato che non ne sapeva niente. Falso allarme?

Possibile? Dal momento che siamo qui facciamoci vedere, e giù a srotolare striscioni e ad alzare cartelli e bandiere. Arriva Bertino trafelato. ‘I l’ei truvai’ [‘Li ho trovati’] stanno andando a Milanere. Tutti dietro la sua panda all’inseguimento del pulman. Trovato. È fermo sul ciglio, già circondato dalla gente, asserragliati dentro, persone compite e incravattate non sanno più cosa pensare di fronte a donne anziane che a muso duro spiegano le loro ragioni. Arrivano alcuni sindaci, arrivano carabinieri. Bisogna lasciarli ripartire. Non tutti sono d’accordo. [‘Diciamogliene ancora due’]. Si alza la voce, l’adrenalina. Un funzionario regionale è preoccupato. L’accusa: ‘Siete venuti qui senza avvertire nessuno. Dovete imparare che non si fa così’. Alla fine il pulmann riparte, dentro gli intrusi frastornati. ‘Non tornate più, diteglielo ai vostri padroni di Roma e di Torino che qui non vi vogliamo e che la Tav non la faranno, diteglielo che non ci comprerete con nessuna compensazione e che ogni volta che proveranno a venire noi ci saremo ad aspettarli’. Un saluto ‘Alla prossima’ perché di sicuro ci sarà. ‘Abbiamo fatto quello che dovevamo fare e che continueremo a fare’, il commento prima di tornare a casa».