20 maggio 2004
Black out a Topolinia
di Antonello Sotgia
Il numero 2526 [aprile 2004] del settimanale Topolino importa, dalla realtà, leffetto black out a Topolinia, la città dei protagonisti disneyani. Lo fa a suo modo: senza traumi. Con il topo ed il suo insopportabile amico commissario Basettoni che rispolverano le biciclette per avventurarsi in strade cittadine illuminate dalle sole dinamo, scrivono al lume di candela, guardano sconsolati la televisione irrimediabilmente spenta.
Niente di drammatico insomma. Nulla a che vedere, per esempio, con quello che è accaduto a Roma, solo nel settembre scorso, con miglia di persone bloccate nella metropolitana e tantissime prigioniere di ascensori. Anzi, riflette il topastro, «Però... con il black-out hai tempo da dedicare agli amici» e, conseguentemente, uscendo da casa, girando per la città, curiosando, per sentirsi «Quando attorno tutto è buio un po bambino». Quindi, continua la storia, ecco Topolino pronto a sfidarsi con il suo amico commissario in uno sprint in cui è proprio la guardia [ma questa non è una novità] a non rispettare le regole.
La storia sul settimanale presenta un doppio lieto fine. Il primo rappresentato dallessere riusciti a sconfiggere il cattivo che aveva provocato il sabotaggio. Il secondo facendo osservare ad un trasognato Topolino, affacciatosi ad una finestra con in mano una piccolissima candela: «Senza il riflesso dei lampioni il cielo diventa immenso e si riempie di stelle mai notate prima e la luna è un vero spettacolo».
Fin qui la narrazione. Solo che quel settimanale è impaginato come un palinsesto televisivo. Ogni storia, nelleconomia del numero, assume così il valore di un vero e proprio promo. Come avviene nelle televisioni, con i quiz prima dei telegiornali, serve ad introdurre informazioni. Quasi sempre pubblicitarie.
La notizia, trainata dal racconto di una sospensione energetica sì dolce, ma che, certo, non si dovrà ripetere [Topolino pensando allo spettacolo televisivo perduto abbandona subito le proprie riflessioni poetiche sullosservazione delle stelle] è che lEnel ha predisposto per gli scolari italiani un «percorso didattico-ambientale». Solo che il percorso è piuttosto accidentato.
Si parla di impiantare sul territorio termovalorizzatori e, tanto per restare al tema, si afferma che lenergia è divertente [perché?]; ma non si dice nulla sui danni provocati, per esempio, da campi elettromagnetici a bassa frequenza.
Per saperne di più, maestri e scolaresche, possono richiedere il kit fai da-te. Un corso accelerato in cui un milione di studenti in 3.500 scuole apprenderanno [sic] che per evitare di restare al buio, il territorio dovrà essere mappato da altrettanti campi elettromagnetici e misurato da termovalorizzatori che, ma questo non si dice, fanno ridiscendere polveri di diossina su campi e città. Neppure una parola, inoltre, sul fatto che esistono energie alternative. Si afferma, anzi, che «i materiali speciali di cui sono fatti i pannelli solari sono molto cari». Il sole, che non compare, quindi, nel kit dellEnel, fa capolino, però, in quello che Berlusconi, per le lezioni europee, consegna ai candidati forzaitalioti. Questi testuale - dovranno «portarlo in tasca e donarlo, con un sorriso, alle persone con cui verranno in contatto».
Viene voglia di auspicarsi continui black-out. Meglio il buio. Del tipo di quello che avvolge Topolinia. Sarà sufficiente schivare il
commissario Basettoni ed il suo bassetto amico spione e pedalare, poi, nella notte a vedere il cielo immenso riempirsi di stelle.