11 marzo 2004
I neonati ribelli di Terlizzi
di Giuliano Santoro
Far nascere i bambini sfidando al divieto di ricovero da parte dellazienda sanitaria locale. La nuova forma di protesta di Terlizzi contro la chiusura dellospedale è straordinaria, proprio come la battaglia che la popolazione ha ingaggiato fin dallagosto del 2002.
Sono già nati quattro bambini, in questoi modo, in barba alla chiusura del reparto di ostetricia e neonatologia, frutto del piano di riordino regionale degli ospedali approvato dalla giunta regionale del presidente pugliese, il forzista in carriera, Raffaele Fitto. Poi, il tribunale dei minorenni di Bari ha disposto laffidamento dei bambini nati nellospedale di Terlizzi al servizio sociale del comune. E il sindaco, Vincenzo Di Tria, ha parlato di «metodi nazisti».
Quando la Lucania è insorta contro le scorie, i cittadini di Terlizzi sono andati fin là a portare i fiori della loro terra, il loro entusiasmo e la loro battaglia. A dire che «uniti si vince» e ad invitare una delegazione della Basilicata a partecipare allo sciopero generale e alla grande manifestazione del 13 gennaio scorso, quando erano in trentamila a difendere il diritto alla salute. «Riteniamo importante il vostro contributo perché ci insegnate che partecipare è un dovere e disobbedire ad una legge ingiusta è un obbligo», hanno detto quelli del Comitato pro-ospedale ai comitati di Scanzano.La prima è stata Palma, 28 anni
Ricorda Donatella, del comitato pro-ospedale: «Il 13 gennaio è stata una di quelle giornate che cambiano le vite e le relazioni. Abbiamo ritrovato, scorrendo lungo i lati il corteo, tutti gli occhi e i sorrisi della Puglia. Ci sono passati accanto assessori e onorevoli, sindaci e consiglieri, uomini con i loro ruoli e linguaggi, ma le donne hanno detto: I politici vadano dietro, come una nuova formea di democrazia. La politica è cosa propria ed oggi la stiamo praticando, è nata una cittadinanza attiva, rimbombava la voce nella piazza, mentre qualche grasso onorevole sbuffa e va via, offeso perché non gli è stato permesso di salire sul palco e di prendere parola. Don Milani diceva che ad una legge ingiusta bisogna disobbedire, e Rodari raccontava di Tonino lobbediente ah Tonino Tonino, quando la vuoi capire che bisogna pensare prima di obbedire! Noi disobbediremo a questo piano di riordino degli ospedali della nostra regione». La prima donna a partorire nellospedale entrando di forza nel reparto e occupando un letto, è stata, il 15 gennaio scorso, Palma, 28 anni. Lei ha dato lesempio e ora altre mamme la seguono, perché vogliono i loro figli continuino a nascere a Terlizzi. Nonostante il fatto che dal novembre dello scorso anno sono stati sbaraccati il reparto di neonatologia e tutti i reparti dellarea chirurgica. Sono le donne, le protagoniste di questa vicenda. Parallelamente al presidio permanente davanti allospedale, nel novembre scorso hanno organizzato uno sciopero della spesa al mercato settimanale, hanno invaso il mercato, e i commercianti sono stati costretti ad incrociare le braccia.
Poco dopo, è partita la campagna dei drappi bianchi con l'acca rossa appesi ai balconi.«Basta tagliare la sanità privata»
A guardare le cifre, il provvedimento della Regione Puglia non ha nessuna logica. Terlizzi è al centro di unarea geografica, intermedia tra Bari e Andria, che conta 193 mila abitanti. Lospedale ha poco più di 130 posti, è al primo posto per indice di occupazione dei posti letto [più del 75 per cento] e al secondo per «valore totale della produzione ospedaliera». Ha anche la minore perdita di esercizio tra gli ospedali pugliesi. Ma il piano di riordino della sanità della destra, con la scusa di volere «aggiungere posti letto negli ospedali più bisognosi», è in realtà a favore degli istituti privati, dove, secondo il piano, ci sono più di ottocento posti letto in eccesso, per i quali si guarda bene dal far cessare la convenzione con la Regione. «Eppure, eliminando esternalizzazioni e privatizzazioni, si potrebbe recuperare il dieci-quindici per cento della spesa sanitaria - commenta il Tribunale per i diritti del malato - altro che ticket e tagli a reparti e servizi».
«La cura, la salute delle persone, è un costo troppo alto per la giunta regionale pugliese - denunciano i cittadini di Terlizzi in un appello, controfirmato da decine di uomini di spettacolo e docenti univeristari- Il presidente della regione ha deciso che gli ospedali costano troppo, che la sanità non è un diritto, ma un privilegio. Hanno deciso di chiudere il nostro ospedale, hanno deciso di chiudere decine di ospedali in tutta la nostra regione senza consultare le comunità locali». Prosegue il documento: «Quello che abbiamo vissuto in questi giorni è la nascita di una democrazia altra, fatta di partecipazione, assemblee, incontri, strade e piazze piene di donne e uomini che si riprendono in mano la vita e la politica.Abbiamo scoperto di non essere i soli a desiderare e che per desiderare bisogna avere cura del proprio corpo».
Adesso lospedale è stato trasformato, ma il comitato continua a fornire informazioni e costruire mobilitazioni. Si è costituito un
Coordinamento regionale per la sanità pubblica: «Gli unici criteri che appaiono spiegare tali scelte sono di tipo politico-clientelare, calati dallalto, con modalità che non lasciano spazio non solo alla consultazione dei cittadini e delle comunità interessate con il portato delle loro esigenze e dei loro bisogni, ma neanche dei municipi, delle associazioni di categoria, dei sindacati e dei lavoratori e delle lavoratrici del settore medico», denunciano i tanti i comitati dei comuni pugliesi che aderiscono al comitato. «Il 12 marzo a Terlizzi cè la manifestazione regionale indetta al Forum 32: il giorno prima, la carovana per la pace meridionale farà tappa qui da noi e incontrerà le donne del comitato», annuncia Donatella. E, per lo stesso giorno, pare vi sarà la visita allospedale di Fitto. Era accaduto già una volta, allinizio della rivolta di Terlizzi, che il piccolo Berlusconi di Puglia tentasse di entrare in città. Già allora, diciotto mesi fa, lintera comunità lo ricacciò indietro.