11 marzo 2004

La Via Crucis dell'Enel
A Rapolla, Potenza

Un’ora di partita, un’ora di riposo. Il campo di calcio scelto dai bambini di Rapolla è la strada a scorrimento veloce Potenza-Melfi, sulla quale il Comitato contro l’elettrodotto [«No El»] ha promosso un presidio «stop and go»: un’ora di blocco, un’ora ai lati della strada. E andrà così, nonostante il freddo, fino all’11 marzo.
La Lucania, dunque, non si ferma a Scanzano Jonico. Questa volta la miccia si è accesa a Rapolla [Potenza], dove dovrebbe passare il tracciato dell’elettrodotto che, secondo il governo, servirà a importare energia elettrica dalla Grecia.
Per discutere dell’accordo, già stipulato, tra Regione Basilicata ed Enel, giovedì 4 marzo, viene convocato un consiglio comunale straordinario nella piazza del paese, che ha 4000 abitanti. La stessa amministrazione regionale che si è opposta al sito per le scorie nucleari di Scanzano, in questo caso, si trova dall’altra parte della barricata. Ma la giunta comunale [Ds], guidata dal sindaco Nicola Acucella, con l’appoggio anche dell’opposizione, rifiuta quel progetto e sostiene la protesta.

Così, il paese intero scende in strada. Per alcune ore, centinaia di persone bloccano la strada Potenza-Melfi, all’altezza dei due svincoli per Rapolla, la ferrovia Foggia-Potenza e altre due strade minori che portano alla cittadina lucana. In prefettura viene convocata una riunione del comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza, al termine della quale si decide l’intervento della forza pubblica. All’una di notte, un centinaio tra carabinieri e polizia sgomberano i blocchi stradali, «con molta decisione», come riferiscono le stesse forze dell’ordine, provocando alcuni contusi, tra i quali un sessantenne con due costole rotte.
Il giorno dopo, numerosi rappresentanti del Comitato antiscorie di Scanzano vanno a Rapolla per incontrare, in un’affollatissima
assemblea pubblica, i promotori della protesta, che, puntualmente, riparte con gli stessi blocchi ma con una partecipazione, questa volta, di quasi mille persone. E domenica 7 marzo avviene uno scambio di cortesie: una delegazione da Rapolla si sposta a Scanzano, per partecipare, tra l’altro, al pranzo offerto da Altragricoltura nella piazza del paese e al presidio conclusivo della Carovana della pace del Sud davanti la centrale Enea di Policoro.

Intanto, a sorprendere le forze dell’ordine ci ha pensato don Angelo, il parroco di Rapolla. Insieme a centinaia di persone, promuove una Via Crucis con tanto di fiaccolata, bandiere arcobaleno e consegna di una croce: «Questo monte non sarà il nostro Calvario», è la «preghiera» di don Angelo. Dopo la processione, il sindaco annuncia che il governo ha deciso di affrontare il problema in un incontro, programmato per l’11 marzo a Roma, e propone di lasciare solo qualche tenda simbolica in strada. La proposta viene decisamente respinta: anziani, donne, operai, bambini decidono di rimanere, vengono sospesi solo i due altri presidi stradali minori e il blocco della ferrovia. Il prefetto di Potenza avverte «l’occupazione é illegale». Infine, viene annunciato lo sciopero di quattro ore, l’11 marzo, di tutta l’area industriale di Melfi, che tra l’altro ospita la Fiat.

Il giorno seguente, a spiazzare i poliziotti, sono invece i bambini e i ragazzi delle scuole elementari e medie locali: con loro, alla lezione all’aperto sui conflitti ambientali, i rischi dell’elettrosmog e le energie alternative, partecipano anche i ragazzi più grandi del liceo di Rionero. Ma a cosa si stanno opponendo esattamente i cittadini di Rapolla? L’Enel ha intrapreso ormai da anni la costruzione di un mega-elettrodotto lungo la linea Matera-Santa Sofia. Gli ambientalisti denunciano «la pericolosità dell’esposizione ai livelli più elevati di campi magnetici a bassa frequenza». La linea causerebbe il superamento dei limiti di campo magnetico stabiliti dalla legge italiana, oltre a violare il principio di precauzione come è inteso in ambito europeo.
Ma ci sono anche i timori per gli effetti devastanti che la costruzione dell’elettrodotto provocherà sul paesaggio di immenso valore ambientale del parco del Vulture.

Per queste ragioni, il Comitato «No El» chiede il blocco dei lavori fino alla conclusione del giudizio pendente presso la Corte d’appello di Potenza e la predisposizione di un percorso alternativo. Un progetto per lo spostamento dell’elettrodotto a valle dei centri abitati esiste, ma la «piccola variante», spiegano quelli del Comitato, non ha senso. La «grande variante» invece non piace alla Terna spa, la società del gruppo Enel incaricata del progetto: la differenza di costo tra le due varianti è di venti miliardi di vecchie lire.
A Rapolla si attende l’11 marzo. Intorno ai fuochi qualcuno comincia a sognare: Lucania due, Berlusconi zero.