11 marzo 2004

Aumentano gli occupanti a Napoli

di Antonio Bove

A guardare bene, un filo che leghi le lotte che nel corso degli anni si sono accese a Napoli si trova sempre. Era il 1990, quando il
movimento della Pantera occupò per la prima volta la mensa universitaria di Fuorigrotta, periferia ovest, che fu rioccupata nel 1994 durante Sabotax, il movimento contro il rincaro delle tasse universitarie e per il diritto allo studio. A dieci anni di distanza, quella struttura enorme, migliaia di metri quadri su più livelli a pochi passi dallo stadio San Paolo, viene occupata nuovamente, ma in un contesto diverso.
Si tratta di un’occupazione non legata a una rivendicazione specifica, ma orientata a creare un laboratorio di sperimentazione politica permanente, recuperando da tre anni di incuria e vandalismo un edificio che gli anni delle privatizzazioni e della gestione dissennata del patrimonio pubblico avevano condannato al decadimento.

«Laboratorio Sociale per i Diritti In – Mensa»: hanno deciso di chiamarlo così i giovani occupanti, ricordando la funzione originaria dello stabile, quella mensa per gli studenti che oggi manca, attività testimoniata dai resti del tempo che fu, cucine, pentolame, sedie e tavolini, almeno quelli scampati ai furti continui degli ultimi anni.
Diverso il contesto, dunque, poiché oggi si tratta di una struttura non più funzionante, che si vuole destinare ad altro, e diversi sono gli occupanti, una miscela interessante, di quelle che il movimento ci ha abituati a vedere: Giovani comunisti, Fillea Cgil, Arci, Fiom, Adas, Rete studenti «Sempre ribelli», collettivi universitari e militanti senza tessera, uniti dall’idea di aprire uno spazio di interazione con la città. Per altro, l’occupazione si inserisce in un panorama quanto mai vitale delle riappropriazioni di spazi a Napoli: è stata preceduta dalle occupazioni del Coordinamento di lotta per il lavoro [Carta n.3] e dei Disobbedienti, che da gennaio hanno creato il Laboratorio occupato «Insurgencia».

Questa è un’occupazione, poi, che punta il dito su una questione centrale nelle lotte studentesche di sempre: «Dopo l’occupazione del ’94 la mensa è stata chiusa, e i servizi sono stati esternalizzati, lasciando in questo spazio solo gli uffici che, poi, sono stati chiusi nel 2001. Da allora, la struttura è abbandonata e gli studenti devono mangiare nei ristoranti appaltati con ticket costosi», dice Ivan Testa della Rete studentesca, ricordando come l’Edisu [l’azienda che gestisce i servizi epr gli studenti] abbia abbandonato la mensa di Fuorigrotta per anni, e aggiunge: «Il progetto per restituire alla città la mensa lo realizzeremo noi, non si può sparare a zero sull’occupazione dopo aver permesso lo scempio di questo spazio. Qui vivrà il nostro progetto». «Vogliamo crerae un laboratorio di contaminazione – dice Arnaldo Maurino, coordinatore cittadino dei Giovani comunisti – uno spazio in cui proseguire quel percorso di immersione dei Giovani comunisti in un movimento che in questa città è vitale, pieno di energie».

L’occupazione arriva mentre in città divampano le polemiche, con una campagna della stampa di destra e di alcuni settori del
centrosinistra, contro il centro sociale Officina 99, e un attacco frontale subiscono le lotte dei disoccupati, quotidianamente additati come i responsabili di ogni male della città. Nella polemica su ordine pubblico e legalità, gli occupanti della mensa non hanno dubbi, e si schierano in difesa delle occupazioni in città, «di quelle che ci sono e di quelle che verrano», come recitava un manifesto a sostegno di Officina99.
Si preparano le attività che riempiranno questo luogo dopo anni, fra progetti ambiziosi e la volontà di restare. Mentre cala il buio gli occupanti si preparano ad affrontare la notte giocando a Risiko. Forse per scacciare i fantasmi di Baghdad.