13 novembre 2003
Le occupazioni crescono
di Martina Tisato
Settembre 2003. Milano, stancamente, si rimette in moto. Ma qualcosa è cambiato, durante l'estate. A partire dallo scorso marzo, ad esempio, le occupazioni a scopo abitativo si sono moltiplicate, proporzionalmente all'aumento degli affitti. Ha cominciato il collettivo Preokkupati in viale Monza, e quello di TeknoCasa a San Giuliano. I primi stanno per affrontare l'inverno nella palazzina di proprietà privata in cui risiedono da allora, i secondi sono stati meno fortunati: un mese dopo l¹occupazione, le forze dell'ordine li hanno sgomberati. La vertenza che hanno messo in moto con l'amministrazione cittadina è tutt'ora in corso e in questi pochi mesi ci sono stati sviluppi significativi.
Poi, all'inizio di luglio, in Bovesasca, a pochi passi dal Politecnico, quelli di Malamanera occupano un edificio di proprietà delle Ferrovie nord, circondato da un ampio cortile. Ad abitarlo sono ora studenti e giovani lavoratori precari. E ancora, nei mesi estivi si rincorrono le occupazioni di appartamenti sia privati che pubblici, effettuate da migranti e da italiani, da studenti e da famiglie. Ma il mese di settembre non è da meno: nel quartiere Isola nasce Reload, centro di sperimentazione e diffusione di quell'incrocio tra «mediattivismo» e movimenti sociali che tanto ha animato gli ultimi anni.Viene sgomberato dopo solo tre giorni, ma a ottobre Reload si sposta di pochi metri e occupa un altro stabile, sempre nello stesso
quartiere, davanti ai giardini di via Confalonieri. È una zona speciale, investita da uno dei processi di ristrutturazione più ampi e potenzialmente più speculativi di Milano, e dove ora si tiene un mercatino eco-sostenibile e parte la campagna contro la chiusura dei giardini e lo sgombero della Stecca dagli artigiani. Sempre in ottobre occupa Casa Loca, a due passi dal polo universitario di Milano Bicocca: uno stabile di proprietà della Pirelli, mostro sacro dell'imprenditoria lombarda [e non solo].
Tutte queste occupazioni fioriscono proprio nelle zone della città che la giunta Albertini sta cercando di «rivalutare»: il quartiere Isola, che sta per diventare «Città della Moda», dal quale, sempre in settembre, è stato cacciato il Garigliano social club, storico spazio sociale esistente da più di dieci anni; la zona della Bovisa, nella quale gli affitti crescono grazie all'aumento della richiesta da parte degli studenti del Politecnico, che, per pagarsi una stanza, devono fare i salti mortali; infine la zona della Bicocca, che fa parte di un enorme progetto di rivalutazione urbanistica che ha completamente cancellato ogni traccia della vita che si svolgeva nel quartiere prima dell'arrivo delle ruspe, e che comprende anche la nuova sede del Teatro alla Scala.Conferenza mondiale sul clima
Non è solo il problema abitativo, ad essere rilanciato dal basso. Le realtà sociali che sono riuscite a sopravvivere alla politica di «tolleranza zero» della giunta comunale non restano certo inerti. Si richiede il libero accesso alle utenze pubbliche, alla luce, all'acqua, all¹elettricità, non solo per gli spazi sociali occupati [per quei soggetti, cioè, che hanno nelle loro zone un'importanza, anche se non ufficialmente riconosciuto] ma anche per le famiglie e le persone, migranti ma non solo, che non se lo
possono permettere.
Crescono le battaglie per rendere la vita migliore e più sostenibile in città: all'inizio di dicembre si terrà, proprio a Milano, la conferenza mondiale sui cambiamenti climatici. Gli appuntamenti preparatori sono numerosissimi, e punteranno proprio sulla vivibilità dell'ambiente cittadino. Milano ha la pretesa di essere una metropoli europea, ma non offre servizi adeguati ai suoi abitanti. I mezzi di trasporto sono carenti e, in proporzione, decisamente cari: proprio la settimana scorsa è comparso
un appello che invitava le macchinette obliteratrici a scioperare.
Non ci sono spazi di socialità davvero aperti [occupazioni e autogestioni a parte, ovviamente]: ne esistono svariate migliaia, ma privati e di fatto inaccessibili a chi non ne ha la possibilità economica. La musica, il cinema, il teatro sono ormai da tempo diventati un lusso. Non ci sono spazi verdi e i pochi giardini esistenti sono chiusi e recintati come fortezze abbandonate, in cui i cani non possono essere lasciati liberi e i bambini non possono giocare sui prati, ma solo dentro campetti col pavimento in
gomma.I «precari della vita»
Sempre più spesso si parla di «precari della vita», perché la precarietà si sta estendendo ad ogni aspetto della quotidianità. Precario il lavoro, precaria la casa, precari gli affetti. E precari non sono solo i giovani, troppo spesso usati dalle agenzie del lavoro interinale, ma anche i troppi lavoratori che si sono trovati catapultati nel lavoro atipico dopo le
ristrutturazioni.
I soldi pubblici, invece, vengono spesi per le politiche sulla sicurezza: centinaia di telecamere in ogni angolo della città, in stretto collegamento con questure e posti di polizia. Registrano i movimenti delle persone, ne studiano i comportamenti, anche con scopi di marketing. Aumentano in città le agenzie di vigilanza e le polizie private: è il business che si alimenta delle paure, degli egoismi, delle insicurezze della gente. E pochi giorni fa decine di telecamere sono entrate in «sciopero», oscurate in vario modo,
rese inoffensive. La stessa cosa era successa al parco Sempione, altro luogo simbolo della trasformazione che sta subendo Milano.Dopo anni di mobilitazioni su temi globali si sta ricominciando a lavorare anche su temi locali, e sembra che i modi per farlo siano in continua evoluzione, nuove strade verso una vita migliore nella città.
Le evoluzioni si basano sulle mutazioni casuali [il disordine], gli scambi, la cooperazione. Probabilmente è in questa direzione che stanno andando tutti quelli che vogliono lavorare sulla città di Milano, e l'«assemblea metropolitana» del 5 novembre ha raccolto tutti quelli che «non hanno paura di confrontarsi con tutti i livelli dell'agire politico».
Come spiegare meglio di così il nuovo fermento che c¹è a Milano?