3 giugno 2004
Iceberg Bologna
di Rudi GhediniA scrutare i sondaggi, sembra una partita scontata, di quelle nemmeno quotate per le scommesse: Sergio Cofferati diventerà sindaco di Bologna al primo turno, con ampio margine, dai 15 ai 18 punti di vantaggio su Giorgio Guazzaloca.
Tuttavia, più di uno dubita dei sondaggi, e teme che la «partita» bolognese sia ancora in bilico: cioè che sia ancora possibile ritrovarsi al ballottaggio, il 27 giugno, e a quel punto ogni ottimismo sarebbe inutile. Scaramanzie a parte, è difficile spiegare certe sensazioni, Bologna ha perso in trasparenza, la campagna elettorale è piena di sussurri, come la massa delliceberg molte cose rimangono nascoste sotto il pelo dellacqua.
Dei nove candidati a sindaco, sette raccoglieranno pochi voti. La dispersione colpirà soprattutto il centro-destra, sintomo della fuga dalla nave che affonda; Forza Italia è lacerata da furibonde polemiche, mentre Fini e Casini sembrano puntare più alle elezioni europee.
La nettezza dei sondaggi rimarca una costante: Bologna - nonostante i cambiamenti dellultimo quarto di secolo, con lespulsione di oltre centomila abitanti troppo poveri per viverci - era e resta una città di sinistra. Anche nel 2000 e nel 2001, i partiti del centro-sinistra hanno raccolto ventimila voti in più della coalizione dellattuale sindaco. Persino nel disastroso 99, lo scrutinio delle provinciali indicava la stessa, netta differenza [ventimila voti mancarono nella scheda delle comunali]. In più, stavolta, la coalizione che sostiene Cofferati comprende tutto larco dellopposizione, dallUdeur a Rifondazione. Il 1999 sembra lontanissimo, a qualcuno pare di ricordare che al governo ci fosse DAlema...Unesperienza negativa
Oltre al contesto politico nazionale, è indubbio che la grande maggioranza dei bolognesi valuti negativamente lesperienza
guazzalochiana. I più tiepidi dicono che non è cambiato niente. Altri sottolineano le peggiori «discontinuità»: dalla biblioteca della Sala Borsa, riprogettata per favorire il business, allormai famoso infobox di via Rizzoli, per lautopromozione della giunta e dei suoi complici [fiera, aeroporto, ex municipalizzate, ferrovie, fondazioni bancarie]; dalle innumerevoli varianti urbanistiche regalate alle immobiliari, al faraonico progetto della metropolitana; fino al fallimento più macroscopico, il traffico, dove i già timidi divieti sono stati cancellati, accentuando il caos e linquinamento e demotivando il senso civico dei bolognesi.
La prova scadente fornita dalla sua giunta non sembra toccare Guazzaloca, che continua a godere di una popolarità che dovrebbe consentirgli di raccogliere migliaia di voti in più rispetto alla Casa delle Libertà. Già cinque anni fa, lallora dirigente dellassociazione dei macellai aveva accuratamente evitato di farsi vedere accanto a Berlusconi, e non cè dubbio che ripeterà la stessa tattica. Quando Bruno Vespa, su Panorama, ha cercato di arruolarlo nelle schiere del Cavaliere, chiedendo parole forti contro i famigerati «comunisti», Guazzaloca ha preferito smarcarsi: «Berlusconi parla per sé: io non ho mai usato questi termini». Analoga abilità lha dimostrata, rispondendo a Vespa sul delitto Biagi e sugli schizzi di fango ai danni di Cofferati: «È possibile che qualcuno voglia utilizzare alcuni episodi in modo strumentale. Non sarò certo io a farlo».
Alla fine della sua parabola, il Fenomeno Guazzaloca sembra piegare verso una interpretazione prevalente, che lascia perplessi: il paragone con Berlusconi. A Bologna come a Roma, si sostiene, sono emersi uomini che si erano fatti da sé, che criticano i politici di professione, che preferiscono rivolgersi direttamente alla «gente», piuttosto che frequentare le assemblee elettive... Tutto vero, ma Guazzaloca si è dimostrato capace di finezze inusitate per il Cavaliere. Un solo esempio: ha saputo affrontare con pragmatismo la situazione dei centri sociali, trovando soluzioni che le giunte di centrosinistra non avevano saputo inventare, e quando si è trattato di reclamarne il merito ha fatto finta di niente, evitando di citare questi episodi nel suo resoconto elettorale [chi lo vota, evidentemente, non gradisce].
Se le abilità di Guazzaloca risultano meno grossolane di quelle del Cavaliere, un aspetto è davvero speculare: linsofferenza per il contraddittorio. Guazzaloca rifiuta ogni confronto pubblico con Cofferati. Parla solo con i giornalisti amici e compila liste di proscrizione per quelli sgraditi [lOrdine dei giornalisti, a cui il sindaco è iscritto, ha censurato certe sue dichiarazioni offensive]. Con un sindaco così sfuggente, era inevitabile che la campagna elettorale polarizzasse gli organi di informazione: da una parte la Repubblica, lUnità e Il Domani [e il piccolo, riemerso, Zero in condotta]; dallaltra Il Resto del Carlino, il Tg3 regionale, i tg delle tv locali e il supplemento settimanale di Avvenire, organo ufficioso della Curia.Crisi e salvezza
Si sono fatte ironie su certi manifesti di Cofferati, con i loro slogan un po sofisticati. Ma la vittoria del candidato del centrosinistra dipenderà anche dallavere azzeccato il «tono». Cofferati ha battuto la città palmo a palmo, ha ascoltato con pazienza, ha puntato sulle risorse culturali, depresse da almeno un decennio, ha evitato di soffiare sulle polemiche, per non dare vantaggi al sindaco, si è districato fra suggerimenti e pressioni più o meno interessati, anche a costo di lasciare la sensazione di una certa genericità programmatica.
Luomo che si era schierato contro la guerra «senza se e senza ma» è rimasto in silenzio mentre il suo partito e il neonato listone balbettavano giorno dopo giorno, pur di non chiedere il ritiro dei soldati italiani, e avrà tirato un sospiro di sollievo dopo il dibattito parlamentare del 20 maggio.
Le migliaia di delusi della sinistra bolognese, che fecero mancare il voto nel ballottaggio nel 1999, saranno riscaldati dal carattere simbolico di questa scadenza elettorale. Semmai è lecito dubitare degli alleati dellarea centrista, che hanno dovuto ingoiare la candidatura dellex segretario della Cgil, nella città di Prodi, dopo che si erano mosse le pedine per arrivare a unaltra soluzione. La freddezza quasi ostile della Cisl e della Lega delle Cooperative non è sfuggita a nessuno. Come spesso accade, Bologna funziona da laboratorio, e alle comunali si presenta una lista che comprende Margherita, Sdi e Repubblicani, a reclamare il vicesindaco, dopo aver ottenuto la presidenza della Provincia. Limbarazzo di Cofferati, alla richiesta di indicare almeno una parte della futura giunta, conferma le insicurezze.
Pare scontato che il nome del sindaco trascinerà i Ds a un notevole successo elettorale, e limiterà i consensi alle altre liste della sinistra. Dopo il 13 giugno, qualcuno dirà che la crisi della sinistra bolognese è stata risolta grazie a Cofferati. Dimenticando che era stata certificata proprio dal suo arrivo.