30 settembre 2004

Firenze chiude alle banche armate

Il consiglio comunale di Firenze ha approvato il 20 settembre scorso, con il voto unitario del centrosinistra e della sinistra alternativa, la mozione sulla finanza etica proposta dalla consigliera Ornella De Zordo della lista dei movimenti Unaltracittà/Unaltromondo, che alle elezioni comunali dello scorso giugno aveva ottenuto un clamoroso dodici per cento, costringendo la corazzata del sindaco uscente Leonardo Domenici, che aveva fatto orecchie da mercante a qualsiasi richiesta di confonto sui temi della partecipazione, al ballottaggio.
Non solo la candidata dei movimenti fiorentini è stata di parola, ma è riuscita anche a far votare la mozione alla amggioranza di
centrosinistra. La mozione obbliga il Comune di Firenze a definire un regolamento comunale che impedisca all'amministrazione di intrattenere rapporti economici con le «banche armate», ovvero quegli istituti di credito inseriti nella relazione annuale della Presidenza del Consiglio dei Ministri perché attivi, in base ai principi della legge 185 del 1990, nel favorire l'esportazione, l'importazione e il transito di materiale di armamento. Per fare solo un esempio i servizi di tesoreria comunale potranno essere gestiti solo dalle banche non implicate nel commercio d'armi.

«Con questo regolamento - ha affermato Ornella De Zordo all’indomani del voto in ocnisglio comunale - Firenze si pone a livello
nazionale come punto di riferimento avanzato rispetto al rapporto fra finanza etica e istituzioni. E in un epoca storica segnata dalla guerra permanente mi sembra un'ottima risposta per la costruzione dal basso, con piccoli ma significativi gesti quotidiani, di una pace solida, coerente con i principi della nonviolenza».
Ornella De Zordo nel luglio scorso aveva denunciato l'operazione da ottanta milioni di euro che la giunta Domenici, appena insediata, aveva concluso con Banca nazionale del lavoro, banca armata per eccellenza, sostenendo come «l'impegno per la pace non si può esaurire con l'invito a esporre le bandiere arcobaleno alle finestre ma deve essere costruito attraverso comportamenti concreti, tra i quali l'interruzione dei rapporti con le banche armate». L’assessore al bilancio Giuseppe Matulli, solo nel luglio scorso, avevareplicato freddamente, affermando che «non c’è stato il tempo di soffermarsi sulla questione etica» e che «l’accordo con Bnl porta il massimo dei vantaggi per il Comune».

«Il nostro essere pacifisti non è solo una dichiarazione di principio - aveva ribadito Ornella De Zordo a Carta dopo il successo elettorale - Sappiamo che la guerra è il metodo che la parte ricca del mondo utilizza per sfruttare i più poveri. Nel territorio si possono dare indicazioni forti di impegno pacifista. Il Comune si deve impegnare a non fare affari con le banche armate».
Oggi, a soli due mesi di distanza il comune di Firenze ha deciso di dotarsi del regolamento sulla finanza etica, che se approvato in tempi brevi consentirà alla città toscana di mantenere il ruolo di operatrice di pace. «Nella scrittura della mozione è stato fondamentale l'apporto dei gruppi consiliari di tutto il centrosinistra, segno che - sostiene ancora De Zordo - l'opposizione a Berlusconi e al berlusconismo può essere vincente se riesce a lavorare unitariamente su contenuti forti, etici, rispettosi della dignità della persona, contenuti che l'elettorato progressista ha già nel suo codice genetico, ma che spesso non vede perseguire dai sui rappresentanti politici».
E così, la mozione approvata nella città amministrata dal presidente dell’Associazione nazione dei Comuni, diventa un esempio,
esportabile e riproducibile da qualsiasi amministrazione locale che voglia perseguire politiche di pace e economia solidale. La migliore risposta a chi accusava di velleitarismo e di «minoritarismo da borghesi annoiati» i sostenitori della lista Unaltracittà/Unaltromondo, che ha scelto di ribaltare le prospettive della politica nazionale, e di ripartire dai movimenti per ridare senso alla politica e alla democrazia.