27 marzo 2003

Inizia l'epoca del "pianificar partecipando"
Di G.S

Alla fine, quello strano amalgama di ambientalisti, centri sociali, intellettuali, cittadini dei comitati e delle associazioni e militanti di partito, l'ha spuntata. Il nuovo Piano regolatore generale della città, il primo dopo quarant'anni, è mutato nell'impostazione e cambia in molte parti nella sostanza. Le pagine di Carta Città [che, oltre ad essere nate insieme alla campagna per la partecipazione, condividono con quell'insolito movimento sociale un certo gusto per lo stravolgimento dei punti di vista comunemente accettati ed una testarda passione per le imprese impossibili], hanno seguito il Piano fin dal principio, quando fu presentato. Dall'occupazione degli uffici del "padrino del Piano", l'assessore all'urbanistica Morassut, che ricevette un mattone un regalo dalle mille facce della Roma in movimento, fino alle maratone notturne degli emendamenti, passando per riunioni fumose e piene di entusiasmi altalenanti, querele frutto di inquietanti alleanze tra Ds e Forza Italia, tentativi di intromissione della destra al governo della regione.
"Abbiamo avuto il grande merito di non mollare - racconta Vanessa Ansini, della Rete per il Piano regolatore partecipato -. Insieme alle associazioni ambientaliste, ai comitati di quartiere, ai Verdi e Rifondazione comunista ci siamo riuniti costantemente, e, passo dopo passo, siamo riusciti a funzionare come collegamento con i cittadini, abbiamo analizzato le proposte che arrivavano dal 'palazzo'. E non abbiamo ceduto su molte questioni fondamentali". Un meccanismo che ha rimesso in moto anche la competenza e le intelligenze di tanti intellettuali, che si sono messi in testa di modificare l'impostazione culturale del Piano, e prima di tutto, scriveva mesi or sono Antonello Sotgia, di "cercare di capire quali mutamenti, previsioni, progetti incideranno sul nostro abitare; per conoscere pezzo per pezzo, isolato per isolato, quale è, ma soprattutto quale dovrà essere, l'idea forte che caratterizzerà Roma nei prossimi anni".
Proprio Antonello Sotgia oggi registra con moderata soddisfazione un cambiamento di percorso: "Almeno Roma non è più la città neoliberista di prima. È cambiata la relazione introduttiva del piano, quella che disegnava una città aperta al mercato globale, che doveva adeguarsi alle esigenze dell'economia". E Patrizia Sentinelli, capogruppo di Rifondazione comunista in Campidoglio, al termine della maratona in consiglio annuncia "la fine del 'pianificar facendo', e dell'idea che si possa costruire in modo scriteriato sulle aree agricole".

Chi "compensa" chi?

Il meccanismo delle compensazioni, per il quale i "diritti edificatori" venivano considerati intoccabili e, al massimo, spostati da una parte all'altra della città, è stato eliminato, e funzionerà solo per spostare migliaia di metri cubi di diritti edificatori e, ad esempio, salvare il parco di Tormarancia. Che qualcosa non stava andando per il verso giusto per le lobbies dei cementificatori romani lo si era capito qualche settimana fa, quando Silvano Susi, presidente dei costruttori romani, si era espresso pubblicamente sul nuovo Piano regolatore. Ovviamente dalle colonne del Messaggero di Caltagirone, re del mattone capitolino. Non si era trattato di una "discesa in campo" in piena regola, perché i costruttori romani già da tempo, in maniera più o meno sotterranea, calcavano l'arena del confronto sullo strumento urbanistico, ma sicuramente era stata un'uscita che segnava un momento-chiave. Nel giugno scorso Susi era sembrato soddisfatto, nell'elogiare le compensazioni e gli incentivi per la demolizione e ricostruzione. Ora i tempi sono diversi e il tono cambia. "Serve un consenso allargato, il Piano regolatore viene adottato dal consiglio comunale ma approvato dalla regione", ha dichiarato Susi cercando un appiglio nella giunta regionale di Francesco Storace, ed ha auspicato che tra il comune di Roma e la regione vincesse "la politica del dialogo, che porta sempre a risultati positivi". E poi ha aggiunto con una punta di veleno: "Nel nostro settore i diritti vanno garantiti in tempi brevi, il tempo è una variabile fondamentale".
Il significato di queste dichiarazioni sta nell'approvazione, meno diplomatica e più esplicita, di Francesco Storace. Il presidente della regione ha espresso apprezzamento per le parole del presidente dell'Acer: dalle quali emerge una linea che punta a superare il "ricatto" di Rifondazione comunista. Parlando con i suoi collaboratori, inoltre, il presidente della regione si sarebbe augurato che "in conferenza dei capigruppo la Margherita faccia la sua parte".
Il Piano invece è stato approvato e sarà pubblicato fra quaranta giorni. Ha votato contro il Piano, ma a favore del "maxiemendamento", Nunzio D'Erme, delegato del sindaco alla partecipazione. "Perché -ci spiega- il Piano è stato migliorato, ma non si è sviluppato il processo di partecipazione che chiedevamo". Che qualcosa sia cambiato, nell'impostazione generale della legge urbanistica della città, lo si capisce anche dai mugugni che serpeggiano tra le scrivanie dell'ufficio tecnico del comune.

La firma di Campos Venuti

Pare che Daniel Modigliani abbia fatto buon viso a cattivo gioco: il direttore dell'ufficio tecnico è uno molto geloso del suo ruolo, tanto che, nello spiegare ad alcuni rappresentanti dei comitati di quartiere il Piano regolatore, lo scorso ottobre, disse sprezzante: "i romani credono di essere tutti esperti di politiche dei trasporti, un po' come tutti gli italiani si sentono commissari tecnici della nazionale di calcio". Così pure l'urbanista Giuseppe Campos Venuti, che ha chiesto di ritirare la sua firma, disturbato dalla riduzione dell'uso delle "compensazioni"; "ma non ho perso la speranza che in una fase successiva si possa rimediare", ha detto "l'ideologo del Piano".
Ci saranno nuove edificazioni per 61 milioni di metri quadri, di cui 42 già deliberati e 19 ancora da decidere: tre milioni in meno di quanto si prevedeva qualche mese fa. Si salva l'agro romano, minacciato dai diritti edificatori stabiliti quando la città cresceva a vista d'occhio, ed aumenta la tutela del verde che passa da 82 a 87 mila ettari. Si salva il complesso del Santa Maria della Pietà, che prima del "maxiemendamento" era investito da migliaia di metri cubi di cemento. Adesso si tratta di sostenere la posizione delle associazioni e dei comitati del municipio XIX, che da tempo chiedono che per quell'area si mantenga la proprietà pubblica e si individui un progetto partecipato.
Dopo la pubblicazione del Piano, i cittadini hanno sessanta giorni per presentare le loro osservazioni. Le osservazioni, altro risultato delle mobilitazioni di questi mesi, potranno essere presentate in "carta semplice": vuol dire che non c'è più bisogno di andare da un notaio per dire la propria in carta bollata."Si è creato un percorso interessante. -spiega ancora Sotgia- E le forze sociali che hanno fino ad ora reclamato partecipazione farebbero bene ad amplificarlo".
Entro l'anno il consiglio comunale dovrà discutere le osservazioni dei cittadini, presentare le sue controdeduzioni e passare il Piano al consiglio regionale. Ma c'è chi sostiene che ciò non avverrà prima della scadenza del mandato di Storace