27 marzo 2003
Franco Franchi e la guerra
Di Saverio Tagliati
Il vento della guerra si è insinuato anche in questo edificio [all'apparenza] così ovattato e distante da ciò che scorre là fuori. L'allarme è scattato per il fatidico pacco bomba e si diffonde rapidamente fra tutti i dipendenti del Centro meccanizzato poste. E monta fatalmente, di bocca in bocca, dando vita ad una serie inusitata di congetture riguardo pericolosità, grandezza, e provenienza dell'oggetto; fino al punto che, dopo mezz'ora di voci incontrollate, si ipotizza un intervento di disinnesco stile "robottino automatizzato come quello visto in tv…".
Nel dubbio -giustamente- tutti abbandonano, per un'oretta, il posto di lavoro, segnalando con ampi gesti delle mani la assoluta temerarietà di chi si attarda ad uscire. Ad una prima parziale ricognizione emotiva, non si sono notati gesti di disperata nostalgia produttiva. Anzi.
Sandrone brontola in continuazione, in eterna ebollizione contro [in ordine crescente per incidenza ansiogena]: i colleghi maleducati, i capi turno sfaccendati, i capi settore raccomandati, la carenza dei guanti in lattice antiantrace, il calore prodotto dalla macchina conta lettere, il cappuccino troppo caldo senza schiuma, ma soprattutto contro una mitologica quanto misteriosa quanto potentissima e quanto orwelliana "cupola del potere".
Che si tratti di economia, politica, cultura fa lo stesso, c'è sempre un'unica casualità che sottende gli avvenimenti della nostra vita, una sorta di riveduta e corretta e amplificata congiura demo-giudo-pluto ecc. Addirittura, in una recente notte postale, in un delirio di complottismo, ha avuto il coraggio di sostenere l'assoluta degenerazione etica del campionato nazionale di pallanuoto di serie B, accusato di "violare ogni minimo criterio di sportività a causa dei pesanti aggiustamenti fraudolenti promossi da alcuni centri finanziari del nord…". Contemplazione estatica, sguardo straniante e mutismo assoluto: questo è il destino di colui che, ignaro postino passante, si avventura nella logorrea visionaria di Sandrone.
Andrea ha 25 anni, è sposato, ha due figli piccoli, vive nella borgata dell'Alessandrino, a sud est di Roma, con la fatica mensile di pagare un affitto da strozzini per una trappola di 'ben' 40 metri quadri. Anche lui è un trimestrale ormai sfiancato dalle notti di fatica e dall'ansia quotidiana di non poter dedicare il giusto tempo all'ultima arrivata, una creatura di due mesi. Anche per lui, questa è "una guerra insensata, inutile, ingiusta, da cowboy senza coraggio". "Tutto il mondo è contro l'attacco all'Iraq, perché gli americani insistono?" mi chiede con finta ingenuità, mentre con le dita da giocatore di poker tormenta il mazzo di lettere prioritarie ancora in giacenza sul tavolo di lavoro.
Ma la rivelazione che subito dopo mi regala schiarisce per una buona mezz'ora quel clima plumbeo che alle due di notte accompagna i nostri ripetuti e indolenti gesti lavorativi: "A Save', hai visto che anche quel capo di stato africano si è schierato contro la guerra… quello vestito tutto colorato… sempre abbronzato… sì insomma, quello che assomiglia a Franco Franchi!".
Geniale: credo che nessuna penna satirica [o lisergica] del mondo abbia mai ipotizzato una caricatura tale del supremo capo della Grande Giamahiriya Araba Libica Socialista, colonnello Muhammar Gheddafi.
Negli ultimi tempi, Andrea ha provato ad informarsi di più, lui che non è un assiduo frequentatore di libri e giornali; mi confida che vorrebbe leggere qualche romanzo o saggio, ma che ogni volta che c'ha provato si è arreso alla noia dopo poche righe.
"Il fatto è che io non sono mai stato portato per lo studio, per la lettura: infatti, dopo la terza media, la mia insegnante consigliò ai miei genitori di non iscrivermi alla scuola secondaria, perché mi mancavano le attitudini 'giuste', proprio così diceva. Da allora, ho sempre lavorato. Lavori di tutti i tipi: cameriere, manovale, barman ma soprattutto autotrasportare. Perché mi piace guidare, mi piace tanto".
Ma a venticinque anni, Andrea si è accorto che "forse sarebbe stato più giusto che ad un pischello come me, con qualche difficoltà, qualcuno avesse offerto un sostegno, una sponda per migliorare e non un calcio in culo". Selezione di classe: due nuovi termini che ora arricchiscono il suo vocabolario.
Andrea vorrebbe riprovarci in questi giorni di guerra, con un racconto "da ridere", come dice lui, un libro di cui ha sentito critiche entusiastiche: l'ultima opera di Ezio Greggio.
Chissà se le mie urla sgomente e il taglierino alla gola [offerto gentilmente dalle Poste S.p.A.] lo hanno dissuaso dall'incauto proposito.