27 marzo 2003
Elettrostopping
Di E.V
Niente antenne senza garanzie per la salute degli abitanti: questo è stato il chiaro messaggio inviato da centinaia di abitanti del popoloso quartiere di San Basilio, nel municipio V, che la scorsa settimana sono scesi in strada per impedire i lavori di installazione dell'antenne Tim e Omnitel sugli stabili di via Diego Fabbri 68 e di via Maria Nicola Nicolai.
A seguito della protesta organizzata dalle associazioni e dalle forze politiche territoriali, i lavori sono stati sospesi per l'intervento dei vigili urbani che hanno disposto una serie di controlli sulla regolarità degli appalti, e per verificare il rispetto della distanza di sicurezza dai luoghi abitati. A poche decine di metri dai siti contestati, infatti, sorgono sia il centro sociale Casale Podere Rosa [promotore di numerosi progetti che coinvolgono bambini delle scuole e ragazzi disabili] che la sede dell'Inail, che ospita al suo interno un ambulatorio di analisi cliniche. Inoltre, sottolineano le associazioni ambientaliste, le nuove installazioni aggraverebbero una situazione già critica per la presenza di uno degli elettrodotti più potenti della capitale, che sviluppa ben 280 mila volts.La filiera delle antenne
Un appuntamento importantissimo, che avrà ripercussioni anche su questa vicenda, sarà il pronunciamento della Corte Costituzionale previsto per la fine del mese, che dovrà giudicare la richiesta di sospensiva relativa al decreto Gasparri dello scorso anno. Questo procedimento è stato promosso da numerosi enti locali che individuano nella nuova legge una evidente violazione dell'autonomia politica e amministrativa garantita dal titolo V della Costituzione.
"Un dispositivo - ci dice Dante Pomponi, capogruppo di Rifondazione nel Municipio V - che di fatto si allinea alle volontà delle grandi società della telecomunicazione; attraverso il previsto meccanismo del silenzio-assenso, le aziende possono dare il via ai lavori di installazione semplicemente con una dichiarazione d'inizio attività [Dia]. Se, entro novanta giorni, nessun ufficio comunale obietterà vizi di natura burocratica, i lavori potranno considerarsi autorizzati". Contro questa prospettiva, Dante si è incatenato al traliccio dell'antenna di via Nicolai, per denunciare nel modo più forte gli effetti devastanti per la salute e l'ambiente di questa legge.
È in questo quadro che si iscrive la vicenda elettrosmog del Municipio V, un territorio segnato pesantemente da decine di insediamenti di telefonia mobile, sorti negli ultimi sei mesi proprio a seguito del decreto "salva antenne" del ministro delle telecomunicazioni Maurizio Gasparri. Siti che, a detta dei tecnici delle società in questione [Tim e Omnitel su tutti] riguarderanno soprattutto le nuove tecnologie Umts, i cellulari di terza generazione; con il particolare non irrilevante che queste nuove frequenze necessiterebbero di una filiera di antenne distanti al massimo, una dalle altre, un chilometro.
"In questo modo -continua Dante- si sta prefigurando uno scenario a dir poco pericoloso: decine di antenne a 'presidiare' le nostre case, con probabili effetti nocivi sulla salute di tutti i cittadini. Proprio per questi motivi, venerdì scorso, abbiamo indetto una manifestazione di protesta e d'informazione pubblica per le strade del municipio, che ha percorso la 'via crucis dell'elettrosmog', passando per le ultime contestatissime installazioni: da via Feronia, a Pietralata, fino a via Shopenauer, nel quartiere di Casal de' Pazzi. Centinaia di cittadini hanno espresso il loro dissenso per l'invasione elettromagnetica e per chiedere il rispetto del diritto alla salute sancito dall'art. 32 della Costituzione".
Un questionarioIn attesa del cruciale pronunciamento della Corte Costituzionale, i comitati di quartiere, le associazioni ambientaliste, i centri sociali, appoggiati da Rifondazione comunista e dai Verdi, rilanceranno le numerose istanze di sospensione dei cantieri inviate al comune di Roma e le richieste alle Asl di revoca dei nulla osta concessi. "Riteniamo che le nuove installazioni - aggiunge il consigliere - siano assolutamente incompatibili con la composizione urbanistica del municipio e pericolose per la presenza numerosi soggetti interessati da patologie tumorali o portatori di pacemaker, la cui salute verrebbe irrimediabilmente compromessa dalla ulteriore esposizione a radiazioni elettromagnetiche. Intanto, come proposta immediata, chiediamo al comune di Roma di installare una serie di centraline di controllo dell'elettrosmog, gestite dall'Agenzia regionale protezione ambientale [Arpa]. E dopo, se continueranno i lavori, -conclude Dante - metteremo in atto azioni di disobbedienza civile che esplicitino il carattere illegittimo e pericoloso di queste attività, giustificate da una legge profondamente ingiusta. A costo di pagare di persona, anche con il carcere".
Anche per queste ragioni, è stata promossa [grazie al contributo della federazione romana di Rifondazione comunista] un'inchiesta territoriale per monitorare le relazioni tra disturbi della salute e presenza di ripetitori di segnale radio o di telefonia. Il questionario, per chi ne avesse voglia, è scaricabile dal sito www.carta.org.