13 marzo 2003

La fantasia per tetto
di Pietro Luppi

Forse sono le baracche l'esempio più significativo di riuso. Il materiale con le quali sono costruite in genere è recuperato ovunque, e, a volte, è impiegato con una tale fantasia da fare invidia a qualunque architetto o designer. Certo, è una creatività che fiorisce dal disagio e dall'indigenza, ma non per questo deve essere apprezzata meno. Fino a qualche decennio fa, Roma non era poi così diversa da San Paolo. Le baraccopoli si estendevano fino ai piedi di San Pietro, e molti quartieri che ora sono considerati semi-centrali erano formati da abitazioni di fortuna. Ora il fenomeno non è così diffuso, però è ancora presente e da qualche anno è in aumento. Uno degli agglomerati più vasti di abitazioni di fortuna nei pressi della capitale si trova alla foce del Tevere, e comprende le zone dell'Idroscalo e di Passo della Sentinella. Ci siamo fatti una chiacchierata con Sergio, padrone del ristorante dove Pasolini ha consumato la sua ultima cena. Lui è qui da quarant'anni, ed è un archivio vivente. Nel '45 i tedeschi fecero esplodere l'Idroscalo per non lasciarlo nelle mani degli alleati. "Tutto quello che è rimasto, tralicci di cemento armato, ferri, spuntoni, mattoni in cemento... so' stati riutilizzati e riciclati pe' costruicce poi queste casette". I pavimenti spesso sono stati rimediati acquistando i ritagli avanzati dagli stock. Il resto è stato preso dagli stracciaroli e nei grandi magazzini che si erano riempiti di materiali vari dopo che le vecchie grosse fabbriche di Roma erano state demolite e ricostruite fuori città. Carlo vive da cinque anni in una roulotte a Testaccio. Attorno alla sua casa c'è un recinzione: "È fatta in modo molto semplice, con dei pali. Alcuni sono pali dei cartelloni stradali. Erano buttati da una parte perchè un po' piegati e stavano lì in attesa di una camionetta della nettezza urbana che sarebbe passata a prenderli. Sono quindi dei pali di ferro.Li ho piantati facendo un buco in terra e cementandoli. È una palizzata molto resistente. Le pareti e la porta sono fatte con reti di materasso, fissate con bulloni quando possibile, altrimenti con fil di ferro. Sopra a tutto questo c'è quello che viene chiamato telo notte, una cosa economica che si trova negli edifici per coprire le impalcature".Ma forse a Roma l'esempio più visibile di costruzioni di fortuna è quello collegato agli orti urbani. Lui ha 35 anni ed è kossovaro, lei ne ha qualcuno in più ed è lituana. Hanno recuperato un pezzo di terra in mezzo ai palazzi di una periferia della città. La loro è una vera fattoria fatta di oggetti trovati in giro, con uno spazio dove abitare e un piccolo magazzino per gli attrezzi. La terra attorno la coltivano per sopravvivere.Armando ha 70 anni e vive a Laurentino 38, dove gli hanno assegnato una casa popolare dopo una vita passata in baracca. Sotto casa sua, c'è un vasto pezzo di terra abbandonato dal demanio. Da vent'anni alcuni abitanti della zona, principalmente anziani, lo usano per coltivare generi di prima necessità, per l'autoconsumo e, in qualche caso, per la vendita. Attorno a questa terra, una fitta schiera di casette fatte di materiale recuperato. Vengono usate per gli attrezzi, ma anche come villette dove passare ore piacevoli. L'ambiente non è degradato, anzi. "'Sta baracca è n'accrocco-dice Armando- tutta robba rimediata. 'Ste brande invece a vorte le pijo pe' mette pe' recinto. Perchè c'ho le galline e non voglio che vengono qua dentro e te monteno sul tavolino. La sera vado a dormì a letto...però il giorno me ne sto qui...perchè vedo qualche amico. Se io me chiudo sù a casa sò n'omo morto. Siccome io c'ho amici che me vengono a trovà, e su a casa nun c'è spazio...Se compro un litro de vino, se lo bevemo in quattro amici, chiacchieramo, ridemo, cacciamo mille lire per omo, e annamo a pijà artro vino".