06 marzo 2003

Il piccolo fratello va in onda nella strada
di Altremappe

Mentre il governo trema, la maggioranza litiga, l'opposizione si indigna ed il consiglio d'amministrazione della Rai si dimette per l'eventualità di spostare una rete della televisione nazionale da Roma a Milano, c'è chi,proprio a Roma, costruisce una televisione di quartiere.
Sabato 22 febbraio Tele Aut ha iniziato le trasmissioni. Otto ore di filmati irradiate nell'etere della zona di Monti, sul canale 26: le immagini della grande manifestazione del 15 febbraio contro la guerra [sì, proprio quella che le reti nazionali del cartello "Raiset" si sono rifiutate di mandare in diretta], un collage di filmati dalle televisioni di strada di tutt'Italia, una rassegna di cortometraggi direttamente dal prestigioso Milano film festival, un reportage sugli ultras del Venezia calcio ed il loro progetto di costruire uno stadio in Chiapas. "È stata un'inaugurazione trionfale -racconta Nicolò, milanese trapiantato a Roma, che di Tele Aut è uno degli animatori- tanto che i gestori di un cinema indipendente che ha appena aperto nella nostra zona ci hanno proposto di trasferirci lì da loro e sfruttare le strutture di cui dispongono. Si tratta del cinema Overlook, in via Gaetano Mazzoni.
Anche l'idea che anima le tre sale di questo cinema, come il progetto di Tele Aut, è molto originale. L'Overlook è l'angosciante albergo in cui è ambientato "Shining", il capolavoro di Stanley Kubrick. E infatti il cinema riproduce gli ambienti della pellicola: il bar è uguale a quello in cui Jack Nicholson chiacchiera con il barista dei suoi sogni, Lloyd, nei corridoi ci sono le gemelle che animano gli incubi del piccolo in triciclo, le sale del cinema sono la "Due", la "Tre" e la "Sette", come i numeri delle stanze incriminate del film. Il buon giorno si vede dal mattino [ma, in questo caso dovremmo dire "il mattino ha l'oro in bocca", come ripete ossessivo Jack Torrence/Nicholson nel film di Kubrick] e Tele Aut diventa "Tele Overlook". Ci lavoreranno dieci persone, età massima 28 anni: "Io ho lavorato come montatore in società che lavorano per la Rai, ma me ne sono scappato perché era un lavoro tremendo…Comunque in generale siamo tutte persone che hanno appena finito l'università e cercano di orientarsi nella nuova dimensione postlaurea", racconta Nicolò. Il cinema offrirà spazi per le dirette, mentre la redazione di Tele Overlook lavorerà in uno spazio aperto, con un vetro a dividerla dal pub del cinema.

Un'altra prospettiva

Più a nord, a Primavalle, un'altra antenna sta sbocciando. È l'antenna di SpegnilaTv, che inizierà a marzo le trasmissioni. Claudio spiega il perché di questo nome: "Vogliamo fare la televisone per spegnerla, per ribaltare il rapporto tra fruitore e produttore. Fino ad ora la televisione è consistita in un rapporto tra un solo trasmettitore e tanti fruitori. Attorno a quell'unico trasmettitore c'era la battaglia. Era il primo posto da conquistare durante i colpi di stato, l'obiettivo principale da distruggere in caso di guerra [pensa al bombardamento di Belgrado]".
Il ribaltamento di prospettiva di SpegnilaTv e delle altre tv di strada sta nel contenitore ["vogliamo moltiplicare i punti di trasmissione, avvalendoci anche della rete", spiega Claudio] e nel contenuto ["la vera sfida è quella di non trasformare la vita nel momento in cui viene trasmessa; non mediatizzare tutto"]. Ad animare SpegnilaTv c'è un gruppo di una ventina di persone ["ma ci allarghiamo continuamente", precisano] di età e percorsi professionali diversi: studenti, lavoratori del settore [anche in questo caso molti arrivano dalle piccole società cui la Rai e Mediaset affidano pezzetti di produzione, ma, spiega Claudio, "chi lavora nella televisione vuole fare alcune cose che nella tv non può fare"]. Alcuni hanno partecipato all'eperienza di Global Tv, la televisione satellitare disobbediente. In tutti i casi, vige la regola dell'autoformazione: "Uno dei nostri obiettivi è sempre quello di socializzare le conoscenze".
Scendendo verso la periferia sud est di Roma, è d'obbligo il passaggio per la T.a.z. [zona temporaneamente autonoma] del centro sociale Forte Prenestino, da molti anni luogo di sperimentazione e di attraversamento della comunicazione indipendente e dell'autoproduzione culturale [video, web o qualsiasi altro medium]. È da questa tangente che, alla fine del 1999, nasce il progetto di Candida tv, la 'prima televisione elettrodomestica', come ama definirsi il collettivo di artisti di strada e mediattivisti che ha dato vita a questa esperienza.
"I prodromi del progetto - racconta Antonio - nascono qualche mese prima, a Napoli, durante il Festival del teatro di strada. Per la prima volta sperimentammo una televisione di strada tra i vicoli dei quartieri spagnoli. In quell'occasione, elaborammo una specie di palinsesto televisivo registrando storie comuni, documentari e una piccola fiction sugli effetti della guerra [allora si trattava del Kosovo] sulla vita quotidiana. Ricordo che la sede operativa della tv si trovava nel centro sociale D.a.m.m., acronimo di Diego Armando Maradona Movement…"

Un piccolo caso mediatico

Dopo quell'esperienza, il collettivo trovò un accordo con l'emittente regionale Teleambiente per una serie di trasmissioni settimanali completamente autogestite e autoprodotte: per nove settimane, ogni sabato in prima serata, l'etere romano ebbe l'opportunità di misurare visivamente la distanza siderale tra quell'immaginario anomalo e straniante - figlio legittimo di dieci anni di sperimentazione controculturale - e la spazzatura seriale del mainstream, sia nella versione statale che privata. Per forme e contenuti - carcere, sessualità e religione in primis - 'Candida show' rappresentò un piccolo caso mediatico nel deserto creativo dell'emittenza locale: "Per noi - continua Antonio - fu un'importante occasione di esperienza e di autoformazione, che ci diede la possibilità di misurare potenzialità e competenze in un ambito 'professionale', o meglio professionistico, visto che poi tutte le spese furono a carico nostro. Da allora, al di là di sporadici contatti con editori nazionali, ci rituffammo nelle esperienze di movimento e in varie occasioni, la contestazione di Haider a Roma e la mobilitazione NoOcse di Bologna, tanto per citare quelle più famose, elaborammo dei contributi 'televisivi', utilizzando la rete per la trasmissione; in primo luogo, chiaramente, la nascente Indymedia Italia".
Da lì a breve, però, si presentò l'occasione di un'importante esperienza territoriale, legata a un progetto sui minori a rischio nel quartiere periferico di Torremaura, in collaborazione con la cooperativa Datacoop. "Torremaura Television -racconta Antonio- si costituì sostanzialmente come un laboratorio di ripresa e montaggio per i ragazzi, che impararono a girare video su temi quotidiani,che poi venivano assemblati su vhs e fatti circolare nei locali e nei bar del quartiere". La trasmissione via etere rimaneva un'ambizione inespressa che si rafforzava sia per l'acquisizione delle competenze e delle professionalità necessarie, sia per l'accresciuta sensibilità nei confronti dell'autoproduzione visiva.
"Al Forum sociale europeo - dice Antonio - costituimmo una televisione pirata che trasmise in diretta per tutti i tre giorni del Forum, su una frequenza che copriva quasi per intero la città di Firenze. Quest'evento, unito al percorso avviato dal progetto bolognese di Orfeo, ha spinto in avanti tutto il ragionamento sulla 'televisione dal basso'. Adesso intendiamo dare vita ad una tv di strada ma siamo indecisi sulla locazione: se al quartiere Pigneto, dove abbiamo la nostra sede, o se invece fare una tv nomade che, ponendo l'accento sull'autoformazione e la trasmissione delle competenze, possa dare vita ad una proliferazione di esperienze comunicative che si esprimano in tutta la città."
L'unica sfida realistica al monopolio Raiset è lanciata: mille 'non televisioni'.