06 marzo 2003

Libera università europea
di Altremappe

Nasce la "Libera università europea": per tre giorni, dal 27 febbraio al primo marzo, ricercatori e studenti provenienti da Madrid, Malaga, Berlino, Parigi, Lubiana, Copenhagen, Helsinki, Londra si sono incontrati alla Sapienza ed hanno dato vita a quello che gli ospiti di Facoltà di fuga e Sapienza pirata definiscono "un nuovo modo di relazione tra gli studenti europei, una sorta di Erasmus autonomo e permanente che sia costitutivo di una nuova prassi di ricerca e di autoformazione nello spazio europeo e produca i nessi per la costituzione di conflitti comuni intorno ai saperi".
Ha introdotto il ciclo dei lavori Francesco Raparelli di Sapienza Pirata. Un intervento tradotto simultaneamente in inglese, che ha delineato le sostanziali differenze che esistono tra le tradizionali forme di lotta studentesca, legate per lo più alle questioni inerenti il diritto allo studio, e la piattaforma che Sapienza pirata sta portando avanti, nella speranza che essa acquisti un respiro europeo. I temi principali su cui si svolge l'elaborazione culturale dei "pirati" sono principalmente tre. Riguardano il concetto di autoformazione, nuove proposte per un reddito di cittadinanza ed una riflessione sulla legittimità del concetto di proprietà intellettuale.
Dopo il benvenuto dei padroni di casa si sono susseguiti gli interventi dei delegati europei, ai quali era stato chiesto di delineare i tratti delle lotte studentesche nei loro paesi, per tentare di cogliere eventuali punti di convergenza, dai quali dare avvio ad un cammino comune. Christian Bruett da Berlino ha dunque tracciato un breve percorso storico delle lotte studentesche in Germania, a partire dalle prime istanze di democratizzazione dell'istituzione universitaria alla fine degli anni Sessanta. Un quadro, quello delineato dallo studente tedesco, che ha numerosi tratti in comune con il panorma italiano: lotte studentesche che non fanno breccia nell'agenda politica dei partiti e della società civile ed un sistema universitario sempre più asservito alle logiche del mercato. Persino sulla questione del reddito di base per gli studenti la situazione non è [più] così rosea: i sussidi previsti sono vincolati a diversi parametri [reddito familiare basso, rispetto della durata prevista dei corsi, divieto di cambiare piano di studi, restituzione del 50 per cento del finanziamento una volta entrati nel mondo del lavoro] che di fatto ne restringono il bacino di utenza. Anche i rappresentanti spagnoli hanno evidenziato lo stato di crisi del movimento studentesco nel loro paese. La riforma universitaria avviata nel 1999 ha trasformato profondamente l'università spagnola, indirizzandola verso una forte flessibilizzazione e dipendenza dal complesso industriale e aziendale, senza che gli studenti riuscissero a fare delle proposte culturali proprie per un nuovo modello di università. "Da qui -hanno spiegato gli spagnoli- il forte interesse per le proposte fatte e da fare durante la tre giorni di fuga".
La mattina del 28 febbraio, gli studenti si sono confrontati sulle pratiche di lotta, con un'azione alla Protomoteca, dove erano riuniti tutti i rettori delle principali università europee. Al grido di "No global war", la "libera ed autonoma università europea" ha fatto irruzione nella sala del Campidoglio. "Siamo studenti europei - hanno detto - e vogliamo interrompere questo convegno". Gli studenti hanno srotolato il loro striscione con scritto "No alla guerra" in cinque lingue, poi sono intervenuti in tre, due ragazzi e una ragazza, parlando in italiano, in inglese ed in spagnolo. Interventi che hanno espresso la necessità dell'impegno nel difendere la pace e hanno criticato le università per la loro subalternità alle imprese. Un convegno durante il quale Veltroni si è soffermato sullo sforzo per costruire uno spazio comune anche nella conoscenza e nel sapere: "Bisognerebbe fare delle frequenze universitarie fuori dai propri confini -ha concluso Veltroni- una pratica abituale, in modo che la coscienza si allarghi insieme ai confini dell'Europa".
Mentre il libro dei sogni del sindaco diessino si arricchiva di altre belle parole, l'"Erasmus autogestito" degli studenti proseguiva con un dibatito su "Ricerca e proprietà intellettuale".Un confronto tra ricercatori del settore,pubblico e privato, sull'assenza di fondi ed il nuovo statuto della proprietà. Fabio Sterpone di Laser [il "Laboratorio autonomo di scienza epistemologia e ricerca" nato a Roma ed "emigrato" a Losanna, Manchester e Parigi], ha spiegato gli effetti della finanziarizzazione della ricerca. Laser ha proposto di applicare al contesto scientifico quello che funziona già in un contesto informatico: l'hackeraggio, la condivisione delle conoscenze, la dimostrazione dell'obsolescenza del copyright. Gli spagnoli di "Universidad nomada" hanno accolto la proposta ed hanno lanciato un ulteriore occasione di dibattito per il 27 e 28 marzo, questa volta a Madrid.
Sabato 1 marzo, infine, il dibattito si è spostato in un'altra sede, un'altra "facoltà" dell'università nomade che le reti universitarie europee stanno costruendo: lo Spazio pubblico autogestito "Strike" , a Portonaccio ["l'unica 'Spa' che ci piace"; hanno detto i partecipanti alla tre giorni]. Il dibattito ha virato verso le pratiche e le azioni comuni nelle metropoli europee: tra le proposte concrete la necessità di colpire anche gli uffici brevetti se la guerra dovesse scoppiare, la costruzione di un "sito europeo dei saperi in lotta" e di iniziative editoriali continentali per la circolazione delle conoscenze.