06 marzo 2003

I gioielli di Scartier
di Pietro Luppi

La nostra civiltà è stata definita dell'"usa e getta", o addirittura "civiltà dei rifiuti". Viviamo in un modello fondato sulla crescita, che ruota attorno al ciclo degli investimenti e della produzione, e che deve per forza sboccare in un incremento del consumo. La conclusione naturale di questo percorso è la produzione crescentedi rifiuti. Il funzionamento della nostra economia è subordinato al prosperare della mentalità consumista, una malattia collettiva provocata ad arte da una spinta costante all'acquisto. Si è persa la concezione del valore delle cose: per questo abbiamo compiuto un viaggio fra le persone che, per necessità e cultura, conservano ancora una maniera sana di vedere gli oggetti.
Carlo vive in una roulotte, a Testaccio. Da anni si interessa al recupero e al riciclaggio. Attorno alla sua casa c'è una recinzione con dentro una montagna di oggetti recuperati per le strade."Tutto quello che vedi qui: la cucina, i piatti, i fornelli...è tutto recuperato. Addirittura le piante! Questo frigorifero era stato buttato perché lo sportellino del freezer aveva una vite allentata. Non tutti hanno il tempo o la testa di capire che bisogna trovare un cacciavite".
Fidel, quando viveva nella scuola occupata di viale Torre Maura, di notte passeggiava con Khaled alla ricerca di oggetti: "perlustravamo tutti i secchi, i vicoli, gli angoli . Trovavamo molte cose: frigoriferi, talismani, tazze di gabinetto e computer vecchi. E con queste cose riuscivamo a 'svoltare', quel tanto che ci consentiva di distrarci dal nostro avere le tasche vuote". "Una volta abbiamo rivenduto un frigorifero a una piotta e mezza. Era praticamente nuovo e non faceva rumore. Non ho mai sentito in vita mia un frigorifero così silenzioso. L'abbiamo trovato al secchio della spazzatura. Un'altra volta c'era uno scatolone con un televisore della Sony. Un bel televisore grande, con il telecomando e tutto quanto. L'abbiamo portato a casa, abbiamo attaccato la spina, e funzionava". "Fin dal primo momento in cui abbiamo occupato la scuola abbiamo scoperto che c'erano varie fonti da cui potevamo attingere cose che servivano per la nostra nuova casa. Le prime, le abbiamo prese in una specie di discarica nella quale abbiamo rimediato una marea di materiale per fare i separé tra un letto e l'altro".
Giovanni si arrangia recuperando i metalli. Gira con la macchina e si carica i residui delle torniture, poi li vende a via dei Gordiani, dove c'è un'azienda che accumula gli scarti. Li pressa, li imballa e li trasporta alle fonderie di Brescia e Salerno. Il materiale recuperato viene pesato e pagato. "Pagano poco. Un lavello d'acciaio nuovo costa dagli 80 ai 100 euro, loro lo pagano al massimo cinque". Il processo però si può invertire facilmente: "Nella casa occupata dove vivo la gente doveva rimediare il lavandino della cucina, con il rubinetto sopra. Però ogni nucleo aveva due o tre lavandini da bagno in più. Ho chiesto a quelli di via dei Gordiani se si poteva fare uno scambio: vendendogli l'ottone a peso, sono riuscito ad avere i soldi per comprargli i lavandini. Li ho pagati dai tre ai cinque euro l'uno!". Ma rimettere in circolazione gli oggetti, anziché distruggerli, non sarebbe un ottimo risparmio di energie e denaro? "La gente non recupera perchè je piace stà alla grande, je piace stà tutto caruccio, tutto nuovo...c'hanno i soldi e non gli frega niente...".
Dice Carlo:"La mia impressione è che buona parte del modo con cui si creano i soldi è attraverso la distruzione. Per distruzione intendo il fatto che tu devi ricomprare una macchina ogni tre anni. E se non vuoi faccio pure una legge, con la scusa dell'inquinamento, per cui sei costretto a buttare quella caspita di macchina e a comprartene un'altra. Molti oggetti non possono essere riparati perché le aziende e non forniscono i pezzi di ricambio, e vengono buttati per piccoli guasti".