06 marzo 2003
I Parchimetri della Palombelli [leggende metropolitane]
di Silvio MagnozziLa Sta, la famigerata società che gestisce gli introiti [multe, ticket e rimozione delle auto] delle strisce blu sui parcheggi, è di proprietà di tre first ladies: Barbara Palombelli, nota giornalista e moglie di Francesco Rutelli, Maria De Filippi, conduttrice del peggio della televisione e moglie di Maurizio Costanzo, e Chiara Fiorenza, moglie di Walter Tocci, vicesindaco Ds ai tempi della giunta Rutelli.
Si tratta del tipo di notizia che qualsiasi cronista sogna di dare in anteprima, se non fosse per due motivi. È una notizia che gia tutti conoscono, che risuona nella tazzine dei bar della città, che condisce le bestemmie di fronte ad una multa, che riempie le pause di silenzio dei discorsi di mezza Roma. Ma, soprattutto, è una notizia non vera. La Sta è di proprietà al cento per cento del comune di Roma. Una leggenda metropolitana da manuale, con tutte le caratteristiche del caso: la fonte ["un mio amico che lavora al comune mi ha detto che..." , oppure: "mi hanno detto che sul giornale c'è scritto che..."], la trama ricca di dettagli e con tutte le varianti che il passaggio di bocca in bocca offre [ne esistono persino versioni con le quote di possesso azionario]. E Barbara Palombelli, qualche tempo fa è caduta nella trappola della "smentita che conferma": ha assunto un investigatore privato per risalire all'origine della leggenda ed ha presentato una denuncia per "calunnia contro ignoti". Naturalmente, invano. Scoprire chi ha messo in giro una leggenda metropolitana è come cercare il primo mittente di una catena di Sant'Antonio, oppure l'ideatore di una barzelletta di Pierino.
Perché le leggende metropolitane sono espressione del sentire sociale in un dato momento. Mettono a nudo i desideri inconsci di una comunità, gettano luce sulle sue paure più oscure, soddisfano il bisogno di conoscenza e narrazione che sopravvive all'invasività dei nuovi media.
Innanzitutto, le protagoniste. Dietro la Palombelli sembra di vedere la vera anima pubblica e piaciona di Francesco Rutelli: anche lei, nonostante l'età, è sempre giovane e carina, anche lei è "politically correct" ma senza spaventare i salotti moderati. In più, lavora nel mondo della comunicazione e dei mass-media: si direbbe il cervello pensante del marito, un po' come Hillary Clinton per Bill, uno a cui Rutelli si rifà esplicitamente. Dietro Maria De Filippi c'è l'uomo più potente della televisone italiana, uno che fa e disfa nel pianeta Raiset, ed ostenta tracotanza con chiunque [tranne che con Berlusconi]. Uno che curava l'immagine di D'Alema. La "ggente", pasolinianamente, lo sa ma non lo può dimostrare, non ha le prove. Con la moglie di Tocci, infine, la faccenda assume un tocco di "palazzo del potere", che gli conferisce maggiore credibilità. La ciliegina sulla torta, fatta di burocrazia e scartoffie indecifrabili.
È indecifrabile anche il percorso che fanno i i soldi che arrivano alla Sta. La Corte dei conti ha appurato che al comune di Roma arrivano solo gli spiccioli. E la guardia di finanza ha indagato sulla proprietà delle miriadi di società alle quali la Sta ha fatto confluire circa il 90 per cento dei soldi incassati nei parchimetri. Spesso, insomma, le leggende tastano il polso della metropoli. L'idea di questa rubrica è nata raccogliendo un'altra "leggenda" che circola negli ultimi mesi tra i frequentatori dei centri sociali romani: Romina Power è una frequentatrice abituale del centro sociale Intifada, al Tiburtino. Una leggenda che rivela il timore inconscio di "svendere" al peggior pop [alla cantante di "Felicità e del "Ballo del qua-qua"!!!] il patrimonio culturale underground. Ma con una rapida verifica abbiamo constatato che, questa, è una leggenda metropolitana finta: Romina Power va veramente all'Intifada a ballare. Peccato.